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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 27

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27. Minucius vero cum iam ante vix tolerabilis fuisset rebus secundis ac favore volgi, tum utique immodice immodesteque non Hannibale magis victo ab se quam Q. Fabio gloriari: illum in rebus asperis unicum ducem ac parem quaesitum Hannibali, maiorem minori, dictatorem magistro equitum, quod nulla memoria habeat annalium, iussu populi aequatum in eadem civitate, in qua magistri equitum virgas ac secures dictatoris tremere atque horrere soliti sint; tantum suam felicitatem virtutemque enituisse. ergo secuturum se fortunam suam, si dictator in cunctatione ac segnitie deorum hominumque iudicio damnata perstaret. Itaque quo die primum congressus est cum Q. Fabio, statuendum omnium primum ait esse quemadmodum imperio aequato utantur: se optimum ducere aut diebus alternis aut, si maiora intervalla placerent, partitis temporibus alterius summum ius imperiumque esse, ut par hosti non solum consilio sed viribus etiam esset, si quam occasionem rei gerendae habuisset. Q. Fabio haudquaquam id placere: omnia fortunam eam habitura quamcumque temeritas collegae habuisset; sibi communicatum cum alio, non ademptum imperium esse; itaque se nunquam volentem parte, qua posset, rerum consilio gerendarum cessurum, nec se tempora aut dies imperii cum eo, exercitum divisurum suisque consiliis, quoniam omnia non liceret, quae posset servaturum. Ita obtinuit ut legiones, sicut consulibus mos esset, inter [se] dividerent. Prima et quarta Minucio, secunda et tertia Fabio evenerunt. Item equites pari numero sociumque et Latini nominis auxilia diviserunt. Castris quoque separari magister equitum voluit.


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XXVII. 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[degiovfe] - [2010-06-01 19:05:27]

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