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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 22

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22. Hoc statu rerum in Hispania P. Scipio in provinciam venit, prorogato post consulatum imperio ab senatu missus, cum triginta longis navibus et octo milibus militum magnoque commeatu advecto. Ea classis ingens agmine onerariarum procul visa cum magna laetitia civium sociorumque portum Tarraconis ex alto tenuit. Ibi milite exposito profectus Scipio fratri se coniungit, ac deinde communi animo consilioque gerebant bellum. occupatis igitur Carthaginiensibus Celtiberico bello haud cunctanter Hiberum transgrediuntur nec ullo viso hostes Saguntum pergunt ire, quod ibi obsides totius Hispaniae traditos ab Hannibale fama erat modico in arce custodiri praesidio. Id unum pignus inclinatos ad Romanam societatem omnium Hispaniae populorum animos morabatur, ne sanguine liberum suorum culpa defectionis lueretur. Eo vinculo Hispaniam vir unus sollerti magis quam fideli consilio exsolvit. Abelux erat Sagunti nobilis Hispanus, fidus ante Poenis; tum, qualia plerumque sunt barbarorum ingenia, cum fortuna mutaverat fidem. Ceterum transfugam sine magnae rei proditione venientem ad hostes nihil aliud quam unum vile atque infame corpus esse ratus, id agebat ut quam maximum emolumentum novis sociis esset. circumspectis igitur omnibus quae fortuna potestatis eius poterat facere, obsidibus potissimum tradendis animum adiecit, eam unam rem maxime ratus conciliaturam Romanis principum Hispaniae amicitiam. Sed cum iniussu Bostaris praefecti satis sciret nihil obsidum custodes facturos esse, Bostarem ipsum arte adgreditur. Castra extra urbem in ipso litore habebat Bostar ut aditum ea parte intercluderet Romanis. Ibi eum in secretum abductum, velut ignorantem, monet quo statu sit res: metum continuisse ad eam diem Hispanorum animos, quia procul Romani abessent; nunc cis Hiberum castra Romana esse, arcem tutam perfugiumque novas volentibus res; itaque quos metus non teneat beneficio et gratia devinciendos esse. miranti Bostari percontantique quodnam id subitum tantae rei donum posset esse, "obsides" inquit, "in civitates remitte. Id et privatim parentibus, quorum maximum nomen in civitatibus est suis, et publice populis gratum erit. Volt sibi quisque credi et habita fides ipsam plerumque obligat fidem. ministerium restituendorum domos obsidum mihimet deposco ipse, ut opera quoque impensa consilium adiuvem meum et rei suapte natura gratae quantam insuper gratiam possim adiciam". Homini non ad cetera Punica ingenia callido ut persuasit, nocte clam progressus ad hostium stationes, conventis quibusdam auxiliaribus Hispanis et ab his ad Scipionem perductus, quid adferret expromit et fide accepta dataque ac loco et tempore constituto ad obsides tradendos Saguntum redit. Diem insequentem absumpsit cum Bostare mandatis ad rem agendam accipiendis. Dimissus, cum se nocte iturum ut custodias hostium falleret constituisset, ad compositam cum iis horam excitatis custodibus puerorum profectus, veluti ignarus in praeparatas sua fraude insidias ducit. In castra Romana perducti; cetera omnia de reddendis obsidibus, sicut cum Bostare constitutum erat, acta per eundem ordinem quo si Carthaginiensium nomine sic ageretur. maior aliquanto Romanorum gratia fuit in re pari quam quanta futura Carthaginiensium fuerat. Illos enim graves [superbos] In rebus secundis expertos fortuna et timor mitigasse videri poterat: Romanus primo adventu, incognitus ante, ab re clementi liberalique initium fecerat et Abelux, vir prudens, haud frustra videbatur socios mutasse. Itaque ingenti consensu defectionem omnes spectare; armaque extemplo mota forent, ni hiemps, quae Romanos quoque et Carthaginienses concedere in tecta coegit, intervenisset.

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[degiovfe] - [2010-05-31 19:05:52]

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