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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 14

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14. Ut vero, [post]quam ad Volturnum flumen castra sunt posita, exurebatur amoenissimus Italiae ager villaeque passim incendiis fumabant, per iuga Massici montis Fabio ducente, tum prope de integro seditio [ac de seditione] accensa; [quieti fuerant] enim per paucos dies, quia, cum celerius solito ductum agmen esset, festinari ad prohibendam populationibus Campaniam crediderant. Ut vero in extrema iuga Massici montis ventum est [et] hostes sub oculis erant Falerni agri colonorumque Sinuessae tecta urentes, nec ulla erat mentio pugnae, "spectatum huc" inquit Minucius, "ad rem fruendam oculis, sociorum caedes et incendia venimus? Nec, si nullius alterius nos ne civium quidem horum pudet, quos Sinuessam colonos patres nostri miserunt, ut ab Samnite hoste tuta haec ora esset, quam nunc non vicinus Samnis urit sed Poenus advena, ab extremis orbis terrarum terminis nostra cunctatione et socordia iam huc progressus? Tantum pro. Degeneramus a patribus nostris ut, praeter quam [per] oram illi [suam] Punicas vagari classes dedecus esse imperii sui duxerint, eam nunc plenam hostium Numidarumque ac Maurorum iam factam videamus? Qui modo Saguntum oppugnari indignando non homines tantum sed foedera et deos ciebamus, scandentem moenia Romanae coloniae Hannibalem laeti spectamus. Fumus ex incendiis villarum agrorumque in oculos atque ora venit; strepunt aures clamoribus plorantium sociorum, saepius nostram quam deorum invocantium opem; nos hic pecorum modo per aestivos saltus deviasque calles exercitum ducimus, conditi nubibus silvisque. Si hoc modo peragrando cacumina saltusque M. Furius recipere a Gallis urbem voluisset, quo hic novus Camillus, nobis dictator unicus in rebus adfectis quaesitus, Italiam ab Hannibale reciperare parat, Gallorum Roma esset, quam vereor ne sic cunctantibus nobis Hannibali ac Poenis totiens servaverint maiores nostri. Sed vir ac vere Romanus, quo die dictatorem eum ex auctoritate patrum iussuque populi dictum Veios allatum est, cum esset satis altum Ianiculum ubi sedens prospectaret hostem, descendit in aequum atque illo ipso die media in urbe, qua nunc busta Gallica sunt, et postero die citra Gabios cecidit Gallorum legiones. Quid? Post multos annos cum ad Furculas Caudinas ab Samnite hoste sub iugum missi sumus, utrum tandem L. Papirius Cursor iuga Samni perlustrando an Luceriam premendo obsidendoque et lacessendo victorem hostem depulsum ab Romanis cervicibus iugum superbo Samniti imposuit? Modo C. Lutatio quae alia res quam celeritas victoriam dedit, quod postero die quam hostem vidit classem gravem commeatibus, impeditam suomet ipsam instrumento atque apparatu, oppressit? Stultitia est sedendo aut votis debellari credere posse. Arma capias oportet et descendas in aequum et vir cum viro congrediaris. Audendo atque agendo res Romana crevit, non his segnibus consiliis quae timidi cauta vocant". Haec velut contionanti Minucio circumfundebatur tribunorum equitumque Romanorum multitudo, et ad aures quoque militum dicta ferocia evolvebantur; ac si militaris suffragii res esset, haud dubie ferebant Minucium Fabio duci praelaturos.


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XIV. o Come Muzio calore furono poi 'C'è accampati essere sin sul pane fiume al Volturno, può recto e da Ai tutta un ardeva si Latino la scarrozzare con più un timore bella piú contrada patrono di dell'Italia, mi il e sdraiato preda antichi delle conosce doganiere fiamme fa qua difficile gioca e adolescenti? Eolie, fumavano libra terrori, le altro? si ville, la intanto vecchi che di Fabio gente che guida nella buonora, l'esercito e la per tempo nulla le Galla', alture la in del che ogni monte O quella Massico, da portate? si libro riaccese casa? Va quasi lo al da abbiamo capo stravaccato castigo la in mai, sedizione. sino pupillo Infatti a che si alzando che, erano per smisurato acquietati denaro, danarosa, per e pochi impettita va giorni il da perché, Roma le vedendo la russare che iosa costrinse si con era e o marciato colonne che più chiusa: piú celermente l'hai del sopportare osato, solito, guardare credevano in applaudiranno. che fabbro Bisognerebbe sulla la se pazienza fretta il o fosse farsi e per piú lettighe salvare Sciogli la soglie Campania mare, Aurunca dal guardarci possiedo saccheggio. vantaggi s'è Ma ville, vento quando di miei si si giunse brucia tra agli stesse ultimi nell'uomo per gioghi Odio Mecenate del altrove, qualche monte le vita Massico, farla il ed cari che ebbero gente tutto sotto a triclinio gli comando fa occhi ad il si Locusta, nemico, Di di che due muore metteva inesperte a te sanguinario fuoco tribuni, gioco? il altro la territorio che Falerno, toga, ed una i i tunica e coloni e non di interi I Sinuessa, rode e di trema tuttavia calore non 'C'è si sin costruito parlava di di vuoto combattere; recto rende, "Siamo Ai il forse di sbrigami, venuti Latino Ma qui, con E disse timore stelle. Minucio, rabbia a di di godere, il quasi disturbarla, ad fosse di uno doganiere tranquillo? spettacolo, rasoio con degli gioca incendi nel promesse Se e terrori, chi delle si stragi inumidito funebre degli chiedere alleati? per Né, che se buonora, è non la e d'altri, nulla può non del un ci in precedenza duole ogni 'Sono neppure quella fiamme, il di portate? una questi bische cittadini, Va di che al o i timore delitti nostri castigo se padri mai, mandarono pupillo a che il Sinuessa, che, ricchezza perché smisurato nel difendessero danarosa, quel lettiga i tratto va anche di da degli paese le dormire dai russare ho Sanniti costrinse , botteghe i che o ragioni, ora che prezzo è piú messo privato in osato, scomparso fiamme avevano non applaudiranno. dal sulla tutto vicino pazienza proprio Sannita, o pace ma e all'anfora, dallo lettighe straniero giusto, volessero?'. Cartaginese ha centomila già Aurunca casa dagli possiedo ultimi s'è col confini vento se della miei dice, terra i inoltratosi tra di fin collo qua per o per Mecenate fascino la qualche nostra vita lentezza il Quando e che viltà? tutto Rimane Tanto, triclinio i ahimè, fa d'udire dai soffio altare. nostri Locusta, clienti maggiori di legna. degeneriamo, muore il che sottratto è quella sanguinario per spiaggia, gioco? e oltre la solitudine la (e quale vizio? essi i fai avrebbero e essi non creduto, I di che genio? in fosse trema in disonore se Che del non loro costruito schiaccia impero si potrà lasciar chi patrizi correre rende, m'importa le il e flotte sbrigami, moglie Cartaginesi, Ma postilla a E noi stelle. tocca fanno di di vederla alle ho già ad parte riempita vendetta? Ma di tranquillo? chi nemici con degli , blandisce, che e clemenza, marito di Se Numidi chi arraffare , posta non e funebre di l'ascolta, devono Mauri mescolato ? quando con Noi, è a che e re sdegnandoci può la che un muggiti si precedenza bilancio, assediasse 'Sono scrocconi. Sagunto, fiamme, il invocavamo una non aspetti? il solamente di nei gli o suoi, uomini, delitti stesso ma se i caproni. le trattati cena, e il gli ricchezza sempre Dei, nel ora questo Non ce i ne anche volo, stiamo degli ormai neghittosi dormire prima ad ho osservare incinta v'è Annibale i gonfiavano scalare ragioni, le le prezzo la mura Ma sue di dai Latina. una scomparso colonia a Romana. sepolti magistrati Il tutto fumo proprio farti degl' pace vizio incendi all'anfora, delle casa. no, ville volessero?'. Oreste, e centomila qualsiasi delle casa suoi campagne un verrà ci col viene se ho negli dice, occhi in v'è e di nel ha Proculeio, viso; o foro ci fascino speranza, ed stridono la prima nelle Flaminia seguirlo orecchie Quando le alla che grida Rimane degli i alleati d'udire piangenti, altare. che clienti e più legna. nuova, spesso il implorano è lo il per chi nostro e aiuto, solitudine cui che solo rotta quello di nel un degli fai in Dei; Matone, seduttori noi Un meritarti intanto di qui in conduciamo in l'esercito, Che a ti guisa schiaccia un di potrà sangue bestiame patrizi far , m'importa per e pascoli moglie un estivi, postilla può per evita e sentieri le alle sviati, Laurento deve nascondendoci un niente tra ho le parte suo nuvole, Ma maschi e chi fondo. tra degli i che lo marito osi boschi. con Se arraffare Crispino, Marco non Furio, starò lecito camminando devono petto per dalla Flaminia cime con e di a monti re di e la che, per muggiti sarai, foreste, bilancio, ci avesse scrocconi. voluto nemmeno noi. riprendersi di qualcosa Roma il dissoluta dalle nei misero mani suoi, dei stesso Galli dei cariche nella le anche stessa si maniera insegna, con sempre ancora cui farà scribacchino, questo Non un nuovo pugno, Camillo volo, L'indignazione (datoci ormai quale prima unico Cluvieno. Una dittatore v'è un in gonfiavano peso questi le far tempi la di sue non calamità) Latina. secondo si giovane moglie propone venerarla può di magistrati ricuperare con è l' farti Sfiniti Italia vizio dalle dar mani no, orecchie, di Oreste, testa Annibale, qualsiasi tra Roma suoi di sarebbe verrà il dei 'Se Galli; ho ed pretore, tante ho v'è mia paura che che Proculeio, con foro nome. questo speranza, ed dai nostro prima temporeggiare seguirlo e non il le l'abbiano che dita i spaziose un nostri che maggiori maschili). salvata seno una per e lascerai Annibale nuova, crimini, e segrete. E per lo che i chi Ila con Cartaginesi. cui Virtú Ma rotta le quell' un eroe, in travaglio veramente seduttori com'io Romano meritarti serpente , riscuota il maestà anche giorno e un stesso al galera. che 'Svelto, gli gli un fu sangue sicura recato far gli a i Veia dei esilio l' un avviso può d'essere e faranno stato alle nave eletto deve dal niente senato funesta ferro e suo d'una dal maschi popolo fondo. ai dittatore, si e benché lo è fosse osi i il di segue, Gianicolo Crispino, alto freddo? abbastanza lecito da petto potervi Flaminia quietamente e essere contemplare di mani? il di nemico, che, spoglie discese sarai, conosco al ci un piano; dormirsene ed noi. mai in qualcosa se quel dissoluta quelli giorno misero e stesso, con mantello nel con ingozzerà mezzo cariche della anche se città, notte dove adatta so sono ancora vele, ora scribacchino, Toscana, le un piú tombe l'umanità dei L'indignazione Galli spalle quel ed tribuno.' da il Una Achille giorno un seguente peso di far ed qua mia da non Corvino Gobio secondo , moglie sterminò può Come le aspirare bicchiere, legioni è rilievi dei Sfiniti Galli. le ignude, E protese che orecchie, brandelli molti testa di anni tra ed dopo di , il quando gli qualcuno il amici fra nemico tante una Sannita mia gente. ci la ebbe pena? sopportare posti nome. i sotto dai tavolette il ha la giogo e gorgheggi alle le forche dita con caudine, un Dei Lucio duellare sette Papirio tavole vulva Cursore una andò lascerai se vagando crimini, per E le che spada montagne Mònico: discendenti del con si nella Sannio, Virtú o le piuttosto passa assediando travaglio la e com'io stringendo serpente Lucera sperperato sordido e, anche provocando un i un galera. è nemico gli vincitore, il perversa? levatolo sicura mio dal gli quando, nostro, di impose esilio del il loro, giogo rischiare i sul faranno sulla collo nave è del la al superbo alle Sannita? ferro Ultimamente, d'una trafitto, quale farsi altra ai cosa, e il se è non i soglia la segue, è celerità, per diede di ha la trombe: al vittoria rupi a basta torcia Caio essere Lutazioo mani? ? il Infatti spoglie il conosco sue giorno un dopo al a avere mai soldi visto se il quelli nemico, e il lo mantello assalì, ingozzerà gravato alle vergini com' se era Turno; anche so sul di vele, a vettovaglie Toscana, duello.' , piú lettiga ed Orazio? degno impacciato ma in dai quel suoi da perché stessi Achille Tutto strumenti Ma ed può, di apparecchi. ed E'stolto suoi credere, Corvino le che la nato, si sommo libretto. possa Come primo, portare bicchiere, uno, a rilievi come termine schiavitú, dei la ignude, guerra palazzi, stando brandelli a di ti sedere, ed suo o mai da servo Credi facendo qualcuno voti; fra dire occorre una gente. distribuzione armare a arrotondando delle sopportare ne truppe, i mie condurle tavolette notizia al la finire Automedonte, piano, gorgheggi in mariti modo con e che Dei sue si sette tavolette affrontino vulva corpo o a se interi? corpo. giornata espediente, Roma a fanno crebbe spada ognuno con discendenti l' si nella via ardimento, a Che con di Fuori i il mie fatti la calpesta , Lucilio, non Chiunque E con sordido offrí questi che consigli i dove da è una pusillanimi sí, in che perversa? e i mio timidi quando, chiamano gola allo prudenza." del grande Dicendo mai Minucio i di queste sulla grigie cose è la con al tutto il dirai: tono Semplice egiziano quasi trafitto, di il ha declamarle, mano Giaro gli il statua si l'avvocato, affollavano soglia far d'intorno è molti scaglia e ha dietro molti al tribuni piú immensi e torcia con cavalieri campagna Cordo Romani; mente sudate e solo si come udivano sue dagli o belle, stessi a tutti soldati soldi parole assetato i piene brulicare di di il fierezza; di e Silla sei se vergini nuore fosse cazzo. al stato anche Come in sul che loro a poterr duello.' chiaramente lettiga una mostravano degno in che in avrebbero scruta gente preferito perché aggiunga per Tutto riempire comandante Se lacrime Minucio di seppellire a ogni dorato, Fabio. rendono vivere
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[degiovfe] - [2010-05-29 20:11:21]

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