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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 6

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6. Tres ferme horas pugnatum est et ubique atrociter; circa consulem tamen acrior infestiorque pugna est. Eum et robora virorum sequebantur et ipse, quacumque in parte premi ac laborare senserat suos, impigre ferebat opem, insignemque armis et hostes summa vi petebant et tuebantur cives, donec Insuber eques -- Ducario nomen erat -- facie quoque noscitans consulem, "[En]" inquit "hic est" popularibus suis, "qui legiones nostras cecidit agrosque et urbem est depopulatus; iam ego hanc victimam manibus peremptorum foede civium dabo". Subditisque calcaribus equo per confertissimam hostium turbam impetum facit obtruncatoque prius armigero, qui se infesto venienti obviam obiecerat, consulem lancea transfixit; spoliare cupientem triarii obiectis scutis arcuere. Magnae partis fuga inde primum coepit; et iam nec lacus nec montes pavori obstabant; per omnia arta praeruptaque velut caeci evadunt, armaque et viri super alium alii praecipitantur. Pars magna, ubi locus fugae deest, per prima vada paludis in aquam progressi, quoad capitibus [umeris] exstare possunt, sese immergunt; fuere quos inconsultus pavor nando etiam capessere fugam impulerit; quae ubi immensa ac sine spe erat, aut deficientibus animis hauriebantur gurgitibus aut nequiquam fessi vada retro aegerrime repetebant atque ibi ab ingressis aquam hostium equitibus passim trucidabantur. Sex milia ferme primi agminis per adversos hostes eruptione impigre facta, ignari omnium quae post se agerentur, ex saltu evasere et, cum in tumulo quodam constitissent, clamorem modo ac sonum armorum audientes, quae fortuna pugnae esset neque scire nec perspicere prae caligine poterant. Inclinata denique re, cum incalescente sole dispulsa nebula aperuisset diem, tum liquida iam luce montes campique perditas res stratamque ostendere foede Romanam aciem. Itaque ne in conspectos procul immitteretur eques, sublatis raptim signis quam citatissimo poterant agmine sese abripuerunt. Postero die cum super cetera extrema fames etiam instaret, fidem dante Maharbale, qui cum omnibus equestribus copiis nocte consecutus erat, si arma tradidissent, abire cum singulis vestimentis passurum, sese dediderunt; quae Punica religione servata fides ab Hannibale est atque in vincula omnes coniecti.


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