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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxii - 3

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3. Multis hominibus iumentisque foede amissis cum tandem e paludibus emersisset, ubi primum in sicco potuit, castra locat, certumque per praemissos exploratores habuit exercitum Romanum circa Arreti moenia esse. Consulis deinde consilia atque animum et situm regionum itineraque et copias ad commeatus expediendos et cetera quae cognosse in rem erat summa omnia cum cura inquirendo exsequebatur. Regio erat in primis Italiae fertilis, Etrusci campi, qui Faesulas inter Arretiumque iacent, frumenti ac pecoris et omnium copia rerum opulenti; consul ferox ab consulatu priore et non modo legum aut patrum maiestatis sed ne deorum quidem satis metuens; hanc insitam ingenio eius temeritatem fortuna prospero civilibus bellicisque rebus successu aluerat. Itaque satis apparebat nec deos nec homines consulentem ferociter omnia ac praepropere acturum; quoque pronior esset in vitia sua, agitare eum atque inritare Poenus parat, et laeva relicto hoste Faesulas praeteriens medio Etruriae agro praedatum profectus, quantam maximam vastitatem potest caedibus incendiisque consuli procul ostendit. Flaminius, qui ne quieto quidem hoste ipse quieturus erat, tum vero, postquam res sociorum ante oculos prope suos ferri agique vidit, suum id dedecus ratus per mediam iam Italiam vagari Poenum atque obsistente nullo ad ipsa Romana moenia ire oppugnanda, ceteris omnibus in consilio salutaria magis quam speciosa suadentibus: collegam exspectandum, ut coniunctis exercitibus communi animo consilioque rem gererent, interim equitatu auxiliisque levium armorum ab effusa praedandi licentia hostem cohibendum, -- iratus se ex consilio proripuit, signumque simul itineris pugnaeque cum [iussisset pronuntiari] "immo Arreti ante moenia sedeamus" inquit, "hic enim patria et penates sunt. Hannibal emissus e manibus perpopuletur Italiam vastandoque et urendo omnia ad Romana moenia perveniat, nec ante nos hinc moverimus quam, sicut olim Camillum ab Veiis, C. Flaminium ab Arretio patres acciverint". Haec simul increpans cum ocius signa convelli iuberet et ipse in equum insiluisset, equus repente corruit consulemque lapsum super caput effudit. Territis omnibus qui circa erant velut foedo omine incipiendae rei, insuper nuntiatur signum omni vi moliente signifero convelli nequire. Conversus ad nuntium "num litteras quoque" inquit "ab senatu adfers quae me rem gerere vetant? Abi, nuntia, effodiant signum, si ad convellendum manus prae metu obtorpuerit". Incedere inde agmen coepit primoribus, superquam quod dissenserant ab consilio, territis etiam duplici prodigio, milite in volgus laeto ferocia ducis, cum spem magis ipsam quam causam spei intueretur.


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[leona] - [2008-04-19 14:59:36]

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