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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 63

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63. Consulum designatorum alter Flaminius, cui eae legiones quae Placentiae hibernabant sorte evenerant, edictum et litteras ad consulem misit ut is exercitus idibus Martiis Arimini adesset in castris. Hic in provincia consulatum inire consilium erat memori veterum certaminum cum patribus, quae tribunus plebis et quae postea consul prius de consulatu qui abrogabatur, dein de triumpho habuerat, invisus etiam patribus ob novam legem, quam Q. Claudius tribunus plebis adversus senatum atque uno patrum adiuvante C. Flaminio tulerat, ne quis senator cuive senator pater fuisset maritimam navem, quae plus quam trecentarum amphorarum esset, haberet. Id satis habitum ad fructus ex agris vectandos; quaestus omnis patribus indecorus visus. Res per summam contentionem acta invidiam apud nobilitatem suasori legis Flaminio, favorem apud plebem alterumque inde consulatum peperit. Ob haec ratus auspiciis ementiendis Latinarumque feriarum mora et consularibus aliis impedimentis retenturos se in urbe, simulato itinere privatus clam in provinciam abiit. Ea res ubi palam facta est, novam insuper iram infestis iam ante patribus movit: non cum senatu modo sed iam cum dis immortalibus C. Flaminium bellum gerere. Consulem ante inauspicato factum revocantibus ex ipsa acie dis atque hominibus non parvisse; nunc conscientia spretorum et Capitolium et sollemnem votorum nuncupationem fugisse, ne die initi magistratus Iovis optimi maximi templum adiret, ne senatum invisus ipse et sibi uni invisum videret consuleretque, ne Latinas indiceret Iovique Latiari sollemne sacrum in monte faceret, ne auspicato profectus in Capitolium ad vota nuncupanda, paludatus inde cum lictoribus in provinciam iret. Lixae modo sine insignibus, sine lictoribus profectum clam, furtim, haud aliter quam si exsilii causa solum vertisset. Magis pro maiestate videlicet imperii Arimini quam Romae magistratum initurum et in deversorio hospitali quam apud penates suos praetextam sumpturum. Revocandum universi retrahendumque censuerunt et cogendum omnibus prius praesentem in deos hominesque fungi officiis quam ad exercitum et in provinciam iret. In eam legationem -- legatos enim mitti placuit -- Q. Terentius et M. Antistius profecti nihilo magis eum moverunt quam priore consulatu litterae moverant ab senatu missae. Paucos post dies magistratum iniit, immolantique ei vitulus iam ictus e manibus sacrificantium sese cum proripuisset, multos circumstantes cruore respersit; fuga procul etiam maior apud ignaros quid trepidaretur et concursatio fuit. Id a plerisque in omen magni terroris acceptum. Legionibus inde duabus a Sempronio prioris anni consule, duabus a C. Atilio praetore acceptis Etruriam per Appennini tramites exercitus duci est coeptus.


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IL voce CONSOLE nostri FLAMINIO

Flaminio,
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Questo,
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Pochi
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