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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 59

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59. Degressus Appennino retro ad Placentiam castra movit et ad decem milia progressus consedit. Postero die duodecim milia peditum, quinque equitum adversus hostem ducit; nec Sempronius consul -- iam enim redierat ab Roma -- detractavit certamen. Atque eo die tria milia passuum inter bina castra fuere; postero die ingentibus animis vario eventu pugnatum est. Primo concursu adeo res Romana superior fuit ut non acie vincerent solum sed pulsos hostes in castra persequerentur, mox castra quoque oppugnarent. Hannibal paucis propugnatoribus in vallo portisque positis, ceteros confertos in media castra recepit intentosque signum ad erumpendum exspectare iubet. Iam nona ferme diei hora erat, cum Romanus nequiquam fatigato milite, postquam nulla spes erat potiundi castris, signum receptui dedit. Quod ubi Hannibal accepit laxatamque pugnam et recessum a castris vidit, extemplo equitibus dextra laevaque emissis in hostem ipse cum peditum robore mediis castris erupit. Pugna raro magis ulla saeva aut utriusque partis pernicie clarior fuisset, si extendi eam dies in longum spatium sivisset; nox accensum ingentibus animis proelium diremit. Itaque acrior concursus fuit quam caedes et, sicut aequata ferme pugna erat, ita clade pari discessum est. Ab neutra parte sescentis plus peditibus et dimidium eius equitum cecidit; sed maior Romanis quam pro numero iactura fuit, quia equestris ordinis aliquot et tribuni militum quinque et praefecti sociorum tres sunt interfecti. Secundum eam pugnam Hannibal in Ligures, Sempronius Lucam concessit. Venienti in Ligures Hannibali per insidias intercepti duo quaestores Romani, C. Fulvius et L. Lucretius, cum duobus tribunis militum et quinque equestris ordinis, senatorum ferme liberis, quo magis ratam fore cum iis pacem societatemque crederet, traduntur.


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BATTAGLIA La cento INDECISA che rotto PRESSO verso Eracleide, PIACENZA

Tornato
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Era
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Dopo
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