Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 58

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 58

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58. Haud longi inde temporis, dum intolerabilia frigora erant, quies militi data est; et ad prima ac dubia signa veris profectus ex hibernis in Etruriam ducit, eam quoque gentem, sicut Gallos Liguresque, aut vi aut voluntate adiuncturus. Transeuntem Appenninum adeo atrox adorta tempestas est, ut Alpium prope foeditatem superaverit. Vento mixtus imber cum ferretur in ipsa ora, primo, quia aut arma omittenda erant aut contra enitentes vertice intorti adfligebantur, constitere; dein, cum iam spiritum includeret nec reciprocare animam sineret, aversi a vento parumper consedere. Tum vero ingenti sono caelum strepere et inter horrendos fragores micare ignes; capti auribus et oculis metu omnes torpere; tandem effuso imbre, cum eo magis accensa vis venti esset, ipso illo quo deprensi erant loco castra ponere necessarium visum est. Id vero laboris velut de integro initium fuit; nam nec explicare quicquam nec statuere poterant nec quod statutum esset manebat omnia perscindente vento et rapiente. Et mox aqua levata vento cum super gelida montium iuga concreta esset, tantum nivosae grandinis deiecit ut omnibus omissis procumberent homines tegminibus suis magis obruti quam tecti; tantaque vis frigoris insecuta est ut ex illa miserabili hominum iumentorumque strage cum se quisque attollere ac levare vellet, diu nequiret, quia torpentibus rigore nervis vix flectere artus poterant. Deinde, ut tandem agitando sese movere ac recipere animos et raris locis ignis fieri est coeptus, ad alienam opem quisque inops tendere. Biduum eo loco velut obsessi mansere; multi homines, multa iumenta, elephanti quoque ex iis qui proelio ad Trebiam facto superfuerant septem absumpti.


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ANNIBALE fiume Galli, SUGLI il Vittoria, APPENNINI

Fu
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