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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 56

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56. Trepidantesque et prope iam in suos consternatos e media acie in extremam ad sinistrum cornu adversus Gallos auxiliares agi iussit Hannibal. Ibi extemplo haud dubiam fecere fugam; novus quoque terror additus Romanis ut fusa auxilia sua viderunt. Itaque cum iam in orbem pugnarent, decem milia ferme hominum -- cum alia evadere nequissent -- media Afrorum acie quae Gallicis auxiliis firmata erat, cum ingenti caede hostium perrupere et, cum neque in castra reditus esset flumine interclusus neque prae imbri satis decernere possent qua suis opem ferrent, Placentiam recto itinere perrexere. Plures deinde in omnes partes eruptiones factae; et qui flumen petiere, aut gurgitibus absumpti sunt aut inter cunctationem ingrediendi ab hostibus oppressi. Qui passim per agros fuga sparsi erant vestigia cedentis sequentes agminis Placentiam contendere; aliis timor hostium audaciam ingrediendi flumen fecit, transgressique in castra pervenerunt. Imber nive mixtus et intoleranda vis frigoris et homines multos et iumenta et elephantos prope omnes absumpsit. Finis insequendi hostis Poenis flumen Trebia fuit, et ita torpentes gelu in castra rediere ut vix laetitiam victoriae sentirent. Itaque nocte insequenti, cum praesidium castrorum et quod reliquum [ex fuga semermium] ex magna parte militum erat ratibus Trebiam traicerent, aut nihil sensere obstrepente pluvia aut, quia iam moveri nequibant prae lassitudine ac volneribus, sentire sese dissimularunt, quietisque Poenis tacito agmine ab Scipione consule exercitus Placentiam est perductus, inde Pado traiectus Cremonam, ne duorum exercituum hibernis una colonia premeretur.


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[leona] - [2008-04-19 01:26:59]

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