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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 46

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46. Apud Romanos haudquaquam tanta alacritas erat, super cetera recentibus etiam territos prodigiis; nam et lupus intraverat castra laniatisque obviis ipse intactus evaserat, [et] examen apum in arbore praetorio imminente consederat. Quibus procuratis Scipio cum equitatu iaculatoribusque expeditis profectus ad castra hostium exque propinquo copias, quantae et cuius generis essent, speculandas obvius fit Hannibali et ipsi cum equitibus ad exploranda circa loca progresso. Neutri alteros primo cernebant; densior deinde incessu tot hominum [et] equorum oriens pulvis signum propinquantium hostium fuit. Consistit utrumque agmen et ad proelium sese expediebant. Scipio iaculatores et Gallos equites in fronte locat, Romanos sociorumque quod roboris fuit in subsidiis; Hannibal frenatos equites in medium accipit, cornua Numidis firmat. Vixdum clamore sublato iaculatores fugerunt inter subsidia ac secundam aciem. Inde equitum certamen erat aliquamdiu anceps; dein quia turbabant equos pedites intermixti, multis labentibus ex equis aut desilientibus ubi suos premi circumventos vidissent, iam magna ex parte ad pedes pugna abierat, donec Numidae qui in cornibus erant circumvecti paulum ab tergo se ostenderunt. Is pavor perculit Romanos, auxitque pavorem consulis volnus periculumque intercursu tum primum pubescentis filii propulsatum. Hic erit iuvenis penes quem perfecti huiusce belli laus est, Africanus ob egregiam victoriam de Hannibale Poenisque appellatus. Fuga tamen effusa iaculatorum maxime fuit quos primos Numidae invaserunt; alius confertus equitatus consulem in medium acceptum, non armis modo sed etiam corporibus suis protegens, in castra nusquam trepide neque effuse cedendo reduxit. Servati consulis decus Coelius ad servum natione Ligurem delegat; malim equidem de filio verum esse, quod et plures tradidere auctores et fama obtinuit.


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[leona] - [2008-04-18 22:39:05]

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