Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 43

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 43

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43. Cum sic aliquot spectatis paribus adfectos dimisisset, contione inde advocata ita apud eos locutus fertur. "Si, quem animum in alienae sortis exemplo paulo ante habuistis, eundem mox in aestimanda fortuna vestra habueritis, vicimus, milites; neque enim spectaculum modo illud sed quaedam veluti imago vestrae condicionis erat. Ac nescio an maiora vincula maioresque necessitates vobis quam captivis vestris fortuna circumdederit. Dextra laevaque duo maria claudunt nullam ne ad effugium quidem navem habentes; circa Padus amnis, maior [Padus] ac violentior Rhodano, ab tergo Alpes urgent, vix integris vobis ac vigentibus transitae. Hic vincendum aut moriendum, milites, est, ubi primum hosti occurristis. Et eadem fortuna, quae necessitatem pugnandi imposuit, praemia vobis ea victoribus proponit quibus ampliora homines ne ab dis quidem immortalibus optare solent. Si Siciliam tantum ac Sardiniam parentibus nostris ereptas nostra virtute reciperaturi essemus, satis tamen ampla pretia essent: quidquid Romani tot triumphis partum congestumque possident, id omne vestrum cum ipsis dominis futurum est; in hanc tam opimam mercedem, agite dum, dis bene iuvantibus arma capite. Satis adhuc in vastis Lusitaniae Celtiberiaeque montibus pecora consectando nullum emolumentum tot laborum periculorumque vestrorum vidistis; tempus est iam opulenta vos ac ditia stipendia facere et magna operae pretia mereri, tantum itineris per tot montes fluminaque et tot armatas gentes emensos. Hic vobis terminum laborum fortuna dedit; hic dignam mercedem emeritis stipendiis dabit. Nec, quam magni nominis bellum est, tam difficilem existimaritis victoriam fore; saepe et contemptus hostis cruentum certamen edidit et incliti populi regesque perlevi momento victi sunt. Nam dempto hoc uno fulgore nominis Romani, quid est cur illi vobis comparandi sint? Ut viginti annorum militiam vestram cum illa virtute, cum illa fortuna taceam, ab Herculis columnis, ab Oceano terminisque ultimis terrarum per tot ferocissimos Hispaniae et Galliae populos vincentes huc pervenistis; pugnabitis cum exercitu tirone, hac ipsa aestate caeso, victo, circumsesso a Gallis, ignoto adhuc duci suo ignorantique ducem. An me in praetorio patris, clarissimi imperatoris, prope natum, certe eductum, domitorem Hispaniae Galliaeque, victorem eundem non Alpinarum modo gentium sed ipsarum, quod multo maius est, Alpium, cum semenstri hoc conferam duce, desertore exercitus sui? Cui si quis demptis signis Poenos Romanosque hodie ostendat, ignoraturum certum habeo utrius exercitus sit consul. Non ego illud parvi aestimo, milites, quod nemo est vestrum cuius non ante oculos ipse saepe militare aliquod ediderim facinus, cui non idem ego virtutis spectator ac testis notata temporibus locisque referre sua possim decora. Cum laudatis a me miliens donatisque, alumnus prius omnium vestrum quam imperator, procedam in aciem adversus ignotos inter se ignorantesque.


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ARRINGA il DI 'Sí, Odio ANNIBALE

Dopo
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del grande
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