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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 36

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36. Ventum deinde ad multo angustiorem rupem atque ita rectis saxis ut aegre expeditus miles temptabundus manibusque retinens virgulta ac stirpes circa eminentes demittere sese posset. Natura locus iam ante praeceps recenti lapsu terrae in pedum mille admodum altitudinem abruptus erat. Ibi cum velut ad finem viae equites constitissent, miranti Hannibali quae res moraretur agmen nuntiatur rupem inviam esse. Digressus deinde ipse ad locum visendum. Haud dubia res visa quin per invia circa nec trita antea, quamvis longo ambitu, circumduceret agmen. Ea vero via insuperabilis fuit; nam cum super veterem nivem intactam nova modicae altitudinis esset, molli nec praealtae facile pedes ingredientium insistebant; ut vero tot hominum iumentorumque incessu dilapsa est, per nudam infra glaciem fluentemque tabem liquescentis nivis ingrediebantur. Taetra ibi luctatio erat, [ut a lubrica] glacie non recipiente vestigium et in prono citius pedes fallente, ut, seu manibus in adsurgendo seu genu se adiuvissent, ipsis adminiculis prolapsis iterum corruerent; nec stirpes circa radicesve ad quas pede aut manu quisquam eniti posset erant; ita in levi tantum glacie tabidaque nive volutabantur. Iumenta secabant interdum etiam infimam ingredientia nivem et prolapsa iactandis gravius in conitendo ungulis penitus perfringebant, ut pleraque velut pedica capta haererent in dura et alta concreta glacie.


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Nilo, soglie
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[xelyx] - [2006-08-30 22:44:20]

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