Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 22

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 22

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22. Neque Hispaniam neglegendam ratus, atque id eo minus quod haud ignarus erat circumitam ab Romanis eam legatis ad sollicitandos principum animos, Hasdrubali fratri, viro impigro, eam provinciam destinat firmatque eum Africis maxime praesidiis, peditum Afrorum undecim milibus octingentis quinquaginta, Liguribus trecentis, Baliaribus [quingentis]. Ad haec peditum auxilia additi equites Libyphoenices, mixtum Punicum Afris genus, quadringenti [quinquaginta] et Numidae Maurique accolae Oceani ad mille octingenti et parva Ilergetum manus ex Hispania, ducenti equites, et, ne quod terrestris deesset auxilii genus, elephanti viginti unus. Classis praeterea data tuendae maritimae orae, quia qua parte belli vicerant ea tum quoque rem gesturos Romanos credi poterat, quinquaginta quinqueremes, quadriremes duae, triremes quinque; sed aptae instructaeque remigio triginta et duae quinqueremes erant et triremes quinque. Ab Gadibus Carthaginem ad hiberna exercitus rediit; atque inde profectus praeter Onussam urbem ad Hiberum maritima ora ducit. Ibi fama est in quiete visum ab eo iuvenem divina specie qui se ab Iove diceret ducem in Italiam Hannibali missum; proinde sequeretur neque usquam a se deflecteret oculos. Pavidum primo, nusquam circumspicientem aut respicientem, secutum; deinde cura ingenii humani cum, quidnam id esset quod respicere vetitus esset, agitaret animo, temperare oculis nequivisse; tum vidisse post sese serpentem mira magnitudine cum ingenti arborum ac virgultorum strage ferri ac post insequi cum fragore caeli nimbum. Tum quae moles ea quidve prodigii esset quaerentem, audisse vastitatem Italiae esse; pergeret porro ire nec ultra inquireret sineretque fata in occulto esse.


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