Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 18

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 18

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18. His ita comparatis, ut omnia iusta ante bellum fierent, legatos maiores natu, Q. Fabium M. Livium L. Aemilium C. Licinium Q. Baebium in Africam mittunt ad percontandos Carthaginienses publicone consilio Hannibal Saguntum oppugnasset, et si id quod facturi videbantur faterentur ac defenderent publico consilio factum, ut indicerent populo Carthaginiensi bellum. Romani postquam Carthaginem venerunt, cum senatus datus esset et Q. Fabius nihil ultra quam unum quod mandatum erat percontatus esset, tum ex Carthaginiensibus unus: "Praeceps vestra, Romani, et prior legatio fuit, cum Hannibalem tamquam suo consilio Saguntum oppugnantem deposcebatis; ceterum haec legatio verbis adhuc lenior est, re asperior. Tunc enim Hannibal et insimulabatur et deposcebatur; nunc ab nobis et confessio culpae exprimitur et ut a confessis res extemplo repetuntur. Ego autem non privato publicone consilio Saguntum oppugnatum sit quaerendum censeam sed utrum iure an iniuria; nostra enim haec quaestio atque animadversio in civem nostrum est quid nostro aut suo fecerit arbitrio: vobiscum una disceptatio est licueritne per foedus fieri. Itaque quoniam discerni placet quid publico consilio, quid sua sponte imperatores faciant, nobis vobiscum foedus est a C. Lutatio consule ictum in quo, cum caveretur utrorumque sociis, nihil de Saguntinis -- necdum enim erant socii vestri -- cautum est. At enim eo foedere quod cum Hasdrubale ictum est Saguntini excipiuntur. Adversus quod ego nihil dicturus sum nisi quod a vobis didici. Vos enim, quod C. Lutatius consul primo nobiscum foedus icit, quia neque auctoritate patrum nec populi iussu ictum erat, negastis vos eo teneri; itaque aliud de integro foedus publico consilio ictum est. Si vos non tenent foedera vestra nisi ex auctoritate aut iussu vestro icta, ne nos quidem Hasdrubalis foedus quod nobis insciis icit obligare potuit. Proinde omittite Sagunti atque Hiberi mentionem facere et quod diu parturit animus vester aliquando pariat." Tum Romanus sinu ex toga facto, "hic" inquit, "vobis bellum et pacem portamus; utrum placet sumite." Sub hanc vocem haud minus ferociter, daret utrum vellet, succlamatum est; et cum is iterum sinu effuso bellum dare dixisset, accipere se omnes responderunt et quibus acciperent animis iisdem se gesturos.


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