Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 7

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 7

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7. Dum ea Romani parant consultantque, iam Saguntum summa vi oppugnabatur. Civitas ea longe opulentissima ultra Hiberum fuit, sita passus mille ferme a mari. Oriundi a Zacyntho insula dicuntur mixtique etiam ab Ardea Rutulorum quidam generis; ceterum in tantas brevi creverant opes seu maritimis seu terrestribus fructibus seu multitudinis incremento seu disciplinae sanctitate qua fidem socialem usque ad perniciem suam coluerunt. Hannibal infesto exercitu ingressus fines, pervastatis passim agris urbem tripertito adgreditur. Angulus muri erat in planiorem patentioremque quam cetera circa vallem vergens; adversus eum vineas agere instituit per quas aries moenibus admoveri posset. Sed ut locus procul muro satis aequus agendis vineis fuit, ita haudquaquam prospere, postquam ad effectum operis ventum est, coeptis succedebat. Et turris ingens imminebat et murus, ut in suspecto loco, supra ceterae modum altitudinis emunitus erat, et iuventus delecta ubi plurimum periculi ac timoris ostendebatur ibi vi maiore obsistebant. Ac primo missilibus summovere hostem nec quicquam satis tutum munientibus pati; deinde iam non pro moenibus modo atque turri tela micare, sed ad erumpendum etiam in stationes operaque hostium animus erat; quibus tumultuariis certaminibus haud ferme plures Saguntini cadebant quam Poeni. Ut vero Hannibal ipse, dum murum incautius subit, adversum femur tragula graviter ictus cecidit, tanta circa fuga ac trepidatio fuit ut non multum abesset quin opera ac vineae desererentur.


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Penetrato
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Annibale
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