Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 6

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Xxi - 6

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6. Cum Saguntinis bellum nondum erat; ceterum iam belli causa certamina cum finitimis serebantur, maxime Turdetanis. Quibus cum adesset idem qui litis erat sator, nec certamen iuris sed vim quaeri appareret, legati a Saguntinis Romam missi auxilium ad bellum iam haud dubie imminens orantes. Consules tunc Romae erant P. Cornelius Scipio et Ti. Sempronius Longus. Qui cum legatis in senatum introductis de re publica rettulissent placuissetque mitti legatos in Hispaniam ad res sociorum inspiciendas, quibus si videretur digna causa, et Hannibali denuntiarent ut ab Saguntinis, sociis populi Romani, abstineret et Carthaginem in Africam traicerent ac sociorum populi Romani querimonias deferrent -- hac legatione decreta necdum missa, omnium spe celerius Saguntum oppugnari allatum est. Tunc relata de integro res ad senatum est; alii provincias consulibus Hispaniam atque Africam decernentes terra marique rem gerendam censebant, alii totum in Hispaniam Hannibalemque intenderant bellum; erant qui non temere movendam rem tantam exspectandosque ex Hispania legatos censerent. Haec sententia, quae tutissima videbatur, vicit; legatique eo maturius missi, P. Valerius Flaccus et Q. Baebius Tamphilus, Saguntum ad Hannibalem atque inde Carthaginem si non absisteretur bello ad ducem ipsum in poenam foederis rupti deposcendum.


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CONSULTAZIONI che delle IN divisa Elvezi ROMA

Con
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