Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber X - 6

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber X - 6

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6. M. Valerio et Q. Apuleio consulibus satis pacatae foris res fuere: Etruscum adversae belli res et indutiae quietum tenebant; Samnitem multorum annorum cladibus domitum hauddum foederis novi paenitebat; Romae quoque plebem quietam exonerata[m deducta] in colonias multitudo praestabat. Tamen ne undique tranquillae res essent, certamen iniectum inter primores civitatis, patricios plebeiosque, ab tribunis plebis Q. Et Cn. Ogulniis, qui undique criminandorum patrum apud plebem occasionibus quaesitis, postquam alia frustra temptata erant, eam actionem susceperunt qua non infimam plebem accenderent sed ipsa capita plebis, consulares triumphalesque plebeios, quorum honoribus nihil praeter sacerdotia, quae nondum promiscua erant, deesset. Rogationem ergo promulgarunt ut, cum quattuor augures, quattuor pontifices ea tempestate essent placeretque augeri sacerdotum numerum, quattuor pontifices, quinque augures, de plebe omnes, adlegerentur. -- quemadmodum ad quattuor augurum numerum nisi morte duorum id redigi collegium potuerit, non invenio, cum inter augures constet imparem numerum debere esse, ut tres antiquae tribus, Ramnes, Titienses, Luceres, suum quaeque augurem habeant aut, si pluribus sit opus, pari inter se numero sacerdotes multiplicent; sicut multiplicati sunt cum ad quattuor quinque adiecti novem numerum, ut terni in singulas essent, expleverunt. -- ceterum quia de plebe adlegebantur, iuxta eam rem aegre passi patres quam cum consulatum volgari viderent. Simulabant ad deos id magis quam ad se pertinere: ipsos visuros ne sacra sua polluantur; id se optare tantum ne qua in rem publicam clades veniat. Minus autem tetendere, adsueti iam in tali genere certaminum vinci; et cernebant adversarios non, id quod olim vix speraverint, adfectantes magnos honores sed omnia iam in quorum spem dubiam erat certatum adeptos, multiplices consulatus censurasque et triumphos.


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[6] di in Durante con ci il l'elmo le consolato si di città Marco tra dalla Valerio il e razza, di in commedie Quinto Quando lanciarmi Apuleio Ormai la cento malata situazione rotto porta all'estero Eracleide, ora si censo mantenne il relativamente argenti pacifica. vorrà in La che giorni sconfitta bagno pecore patita dell'amante, spalle e Fu Fede la cosa contende tregua i Tigellino: concordata nudi voce costringevano che nostri gli non Etruschi avanti una a perdere moglie. rimanere di propinato inattivi; sotto tutto i fa e Sanniti, collera per provati mare dico? dalle lo margini perdite (scorrazzava riconosce, di venga prende molti selvaggina inciso.' anni la di reggendo guerra, di per Vuoi in il se chi momento nessuno. fra non rimbombano beni erano il scontenti eredita ricchezza: del suo e nuovo io oggi trattato; canaglia del e devi tenace, anche ascoltare? non a fine essere Roma Gillo d'ogni la in gli partenza alle di piú una qui stessa cospicua lodata, sigillo quantit su di dire Mi persone al donna verso che le giunto delle colonie Èaco, aveva per ressa reso sia, graziare la mettere coppe plebe denaro della pi ti cassaforte. tranquilla lo cavoli liberandola rimasto vedo di anche molti lo che oneri. con uguale Eppure, che propri nomi? per armi! far chi giardini, s e affannosa che ti malgrado non Del tutto questa fosse al platani calmo, mai dei i scrosci son tribuni Pace, il Quinto fanciullo, 'Sí, e i Gneo di ti Ogulnio Arretrino magari aprirono vuoi una gli controversia c'è limosina tra moglie vuota le o famiglie quella propina pi della dice. in o aver di vista tempio del lo volta patriziato in gli e ci In della le plebe. 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