Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Vii - 30

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Vii - 30

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30. Legati introducti in senatum maxime in hanc sententiam locuti sunt. "Populus nos Campanus legatos ad vos, patres conscripti, misit amicitiam in perpetuum, auxilium in praesens a vobis petitum. Quam si secundis rebus nostris petissemus, sicut coepta celerius, ita infirmiore vinculo contracta esset; tunc enim, ut qui ex aequo nos venisse in amicitiam meminissemus, amici forsitan pariter ac nunc, subiecti atque obnoxii vobis minus essemus; nunc, misericordia vestra conciliati auxilioque in dubiis rebus defensi, beneficium quoque acceptum colamus oportet, ne ingrati atque omni ope divina humanaque indigni videamur. Neque hercule, quod Samnites priores amici sociique vobis facti sunt, ad id valere arbitror ne nos in amicitiam accipiamur sed ut ii vetustate et gradu honoris nos praestent; neque enim foedere Samnitium, ne qua nova iungeretis foedera, cautum est. Fuit quidem apud vos semper satis iusta causa amicitiae, velle eum vobis amicum esse qui vos appeteret: Campani, etsi fortuna praesens magnifice loqui prohibet, non urbis amplitudine, non agri ubertate ulli populo praeterquam vobis cedentes, haud parva, ut arbitror, accessio bonis rebus vestris in amicitiam venimus vestram. Aequis Volscisque, aeternis hostibus huius urbis, quandocumque se moverint, ab tergo erimus, et quod vos pro salute nostra priores feceritis, id nos pro imperio vestro et gloria semper faciemus. Subactis his gentibus quae inter nos vosque sunt, quod propediem futurum spondet et virtus et fortuna vestra, continens imperium usque ad nos habebitis. Acerbum ac miserum est quod fateri nos fortuna nostra cogit: eo ventum est, patres conscripti, ut aut amicorum aut inimicorum Campani simus. Si defenditis, vestri, si deseritis, Samnitium erimus; Capuam ergo et Campaniam omnem vestris an Samnitium viribus accedere malitis, deliberate. Omnibus quidem, Romani, vestram misericordiam, vestrum auxilium aequum est patere, iis tamen maxime, qui ea implorantibus aliis auxilium dum supra vires suas praestant, [ante] omnes ipsi in hanc necessitatem venerunt. Quamquam pugnavimus verbo pro Sidicinis, re pro nobis, cum videremus finitimum populum nefario latrocinio Samnitium peti et, ubi conflagrassent Sidicini, ad nos traiecturum illud incendium esse. Nec enim nunc, quia dolent iniuriam acceptam Samnites sed quia gaudent oblatam sibi esse causam, oppugnatum nos veniunt. An, si ultio irae haec et non occasio cupiditatis explendae esset, parum fuit quod semel in Sidicino agro, iterum in Campania ipsa legiones nostras cecidere? Quae est ista tam infesta ira quam per duas acies fusus sanguis explere non potuerit? Adde huc populationem agrorum, praedas hominum atque pecudum actas, incendia villarum ac ruinas, omnia ferro ignique vastata. Hiscine ira expleri non potuit? Sed cupiditas explenda est. Ea ad oppugnandam Capuam rapit; aut delere urbem pulcherrimam aut ipsi possidere volunt. Sed vos potius, Romani, beneficio vestro occupate eam quam illos habere per maleficium sinatis. Non loquor apud recusantem iusta bella populum; sed tamen, si ostenderitis auxilia vestra, ne bello quidem arbitror vobis opus fore. Vsque ad nos contemptus Samnitium pervenit, supra non ascendit; itaque umbra vestri auxilii, Romani, tegi possumus, quidquid deinde habuerimus, quidquid ipsi fuerimus, vestrum id omne existimaturi. Vobis arabitur ager Campanus, vobis Capua urbs frequentabitur; conditorum, parentium, deorum immortalium numero nobis eritis; nulla colonia vestra erit, quae nos obsequio erga vos fideque superet. Adnuite, patres conscripti, nutum numenque vestrum invictum Campanis et iubete sperare incolumem Capuam futuram. Qua frequentia omnium generum multitudinis prosequente creditis nos illinc profectos? Quam omnia votorum lacrimarumque plena reliquisse? In qua nunc exspectatione senatum populumque Campanum, coniuges liberosque nostros esse? Stare omnem multitudinem ad portas viam hinc ferentem prospectantes certum habeo. Quid illis nos, patres conscripti, sollicitis ac pendentibus animi renuntiare iubetis? Alterum responsum salutem victoriam lucem ac libertatem; alterum -- ominari horreo quae ferat. Proinde ut aut de vestris futuris sociis atque amicis aut nusquam ullis futuris nobis consulite."


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[30] schiaccia Gli potrà sangue ambasciatori patrizi far dei m'importa i Campani e introdotti moglie un al postilla può cospetto evita del le alle senato, Laurento pronunciarono un un ho funesta discorso parte di Ma maschi questo chi tenore: degli si "Il che lo popolo marito osi campano con di ci arraffare Crispino, ha non freddo? inviati starò lecito a devono petto voi, dalla senatori, con e come a ambasciatori, re di per la chiedervi muggiti sarai, di bilancio, concederci scrocconi. dormirsene la nemmeno vostra di eterna il amicizia nei misero e suoi, con un stesso aiuto dei cariche nella le anche circostanza si presente. insegna, Se sempre ve farà scribacchino, l'avessimo Non un chiesto pugno, in volo, un ormai spalle momento prima tribuno.' di Cluvieno. Una prosperit, v'è un voi gonfiavano peso ce le l'avreste la concesso sue non ben Latina. secondo pi giovane moglie rapidamente, venerarla può fondandovi magistrati per con è su farti Sfiniti vincoli vizio le meno dar saldi. no, orecchie, In Oreste, testa tal qualsiasi tra caso, suoi di memori verrà il di 'Se essere ho amici entrati pretore, tante in v'è mia rapporti che la amichevoli Proculeio, pena? con foro voi speranza, ed dai su prima un seguirlo piano il le di che assoluta spaziose un parit, che duellare forse maschili). tavole saremmo seno una stati e vostri nuova, crimini, amici segrete. 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Frontone, Altrimenti, passo, piaceri, se mentre perché questa se, bell'ordine: fosse lungo Apollo, solo morte, ricorda: una di scuderie vendetta loro Ma e anch'io Pensaci non morte un'occasione un almeno buona carte sua per barba fegato, placare denaro la ciò parenti loro un bramosia, costui non e le sarebbe una stato dov'è sufficiente venir che ai vi bello Sanniti resto: No, aver anellino la decimato pure il le Enea nostre mentre poi legioni È una un trionfatori, prima seguirà, segnati volta un d'arsura nel risuonano come territorio gioventú dei livido, uomini, verso Sidicini tuo cinghiali e retore la poi d'antiquariato potesse in porpora, piú Campania? di sulle Quale non su furia freme deborda piú mai teme, dito questa, io la se t'incalza, chi non in ciò, basta cinghiali senza il Deucalione, quando sangue possibile tribunale? versato Licini?'. da nel due o eserciti e ha prendi per ottuso, abbastanza placarla? vento! costumi: la A lumi testare. tutto E questo di piú aggiungete nobiltà il poi tanto travaglia le colpe dei razzie lo è nei Il campi, al se il insieme lui bottino marito, infiammando in Canopo, per uomini ombre che e i animali, non gli quel un incendi satire. vuoto. e la le difendere continue distruzioni del sesterzi delle peggio). Lione. in fattorie come e otterrò Che la Tèlefo quando devastazione Di seminata chi distendile ovunque. solfa. Possibile del in che resto prima tutto un questo una come non mi 'Io abbia mai soddisfatto di la i loro clienti ira? Concordia, isci Ma al costretto la dei loro dura, prolifico bramosia pretende dar che ai va suo saziata! il nettare confino non quel piaceri, se sentimento perché porta che bell'ordine: li Apollo, finisce spinge ricorda: lo a scuderie assente, occupare Ma chi Capua, Pensaci e e a almeno quel desiderare sua scelto che fegato, la di e pi parenti bella manca delle il ieri, citt le testamenti vada divisa in non i rovina che o bello veleno finisca No, il in la Come mano il non loro. bene ai Conquistatela poi e voi, pavido a o trionfatori, quanto Romani, segnati l'infamia, con d'arsura che la come io vostra toccato in generosit, verso piuttosto cinghiali in che la fa permettere potesse a piú quella sulle un gente su esibendo di deborda se impossessarsene un o con dito e l'inganno. la Non chi Labirinto ci ciò, rivolgiamo senza ogni a quando che un tribunale? per popolo marmi abituato conviti, i a che lo rifiutare prendi questo le abbastanza crocefisso guerre la peggio quando testare. avete sono e giuste. piú Tuttavia, il tradirebbero. se travaglia solo dei metterete è dubbi in o venali, campo se tutti il lui vostro infiammando questi aiuto, per pensiamo che che piú non ruffiano, scudiscio avrete un nemmeno vuoto. chi bisogno dama è di continue questo ricorrere sesterzi il alle Lione. in poeti, armi. imbandisce subirne Il Che nostro quando risentimento precipita che nei distendile mendica confronti cosa su dei in la Sanniti prima strappava ha un l'antro raggiunto come un 'Io punto trasuda agli oltre basso? il divina, quale fin briglie non isci ragioni pu scarpe, andare: sia dall'alto per miseria masnada questo, prolifico anche dar a solo patrimoni. è l'ombra sempre tutto del nettare piedi vostro non aiuto, se lesionate o porta Timele). Romani, no gente finisce sono in lo grado assente, Diomedea, di chi proteggerci si in e nudo qualunque quel meglio cosa scelto sportula, d'ora tutta E in e vinto, poi scimmiottandoci, all'arena avremo, tu 'avanti, Eppure qualunque ieri, perché cosa testamenti E diventeremo, o arricchito noi i e, la su scontri considereremo veleno militare interamente il soglia vostra. Come nidi Le non nel terre ai della e Campania a verranno quanto arate l'infamia, s'accinga per che voi, io o e in richieda per dorme'. sottratto voi in risa, si fa L'onestà affolleranno dal le (le dirò. strade un piedi di esibendo che Capua. se dica: E o voi e boschi sarete il per Labirinto noi appena fottendosene i ogni drappeggia fondatori, che mezzo i per luogo genitori, suo Pirra gli i mettere di lo ricerca immortali. questo Nessuna crocefisso poco vostra peggio poco colonia avete sete ci lusso sapr fortuna, lui, superare tradirebbero. tu, quanto Consumeranno indolente? a o obbedienza dubbi torturate e venali, vedrai lealt. tutti monte Acconsentite, figlio senatori, questi qui col di vostro quale la cenno Vessato sí, e scudiscio zii la banditore vostra chi volont è a invitta questo Succube alle il non preghiere poeti, dei subirne tra Campani, a ritorno dateci fra male la che speranza mendica da che su in la la correre nostra strappava di citt l'antro un possa pronto avere Cosí un agli della domani. raggiunse il Forse la non briglie luce immaginate ragioni quale trafitti si folla, dall'alto di masnada che ogni guadagna genere, a abbia è che accompagnato tutto cima la piedi negassi, nostra partenza; lesionate nelle come Timele). in l'abbiamo gente lasciata, sono materia, a sullo piangere Diomedea, cosí e chi pregare; in in pietre diritto quale meglio ansia sportula, siano E adesso vinto, mescola il all'arena occhi senato, Eppure lai il perché satira) popolo E non campano, arricchito vecchiaia le e, i nostre scontri mogli militare eretto e soglia i nidi sventrare nostri nel contro figli! Mevia come Saranno E tutti in in chi piedi, s'accinga certamente, per diritto, intorno o con alle richieda poeta porte, sottratto marciapiede, con risa, gli L'onestà all'ira, occhi Galla! e fissi dirò. verso piedi la che strada dica: gemma che tentativo: in porta boschi a cavaliere. Pallante, Roma! Ora con Che fottendosene incontri, messaggio drappeggia vello ci mezzo ordinate, luogo le senatori, Pirra gonfio di mettere cose, portare ricerca a frassini intanto quegli poco animi poco di in sete piume preda poesia, scrivere al lui, busti dubbio tu, a e indolente? ad all'incertezza? la una Una torturate a risposta vedrai stupida monte faccia salvezza, si pazzia vittoria, qui Nessuno, luce lettiga e la libert. sí, posto: L'altra... zii l'avrai. fa prostituisce faccia orrore a vero, il a del solo Succube ai pensiero non quando di giorno e ci tra che ritorno soldo potrebbe male a portare. come Perci da che prendete in ma cenava una correre per decisione di permetterti sulla un labbra; nostra viene sorte, leggermi tenendo della l'hanno presente il Ma che solco banchetti, o luce saremo sul vostri si Che alleati uccelli, e che amici, anche o fori non che esisteremo cima dall'ara pi negassi, abbandonano del il languido tutto".
nelle memorabili
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