Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Vii - 19

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Vii - 19

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19. Duo bella eo anno prospere gesta: cum Tarquiniensibus Tiburtibusque ad deditionem pugnatum. Sassula ex his urbs capta; ceteraque oppida eandem fortunam habuissent, ni universa gens positis armis in fidem consulis venisset. Triumphatum de Tiburtibus; alioquin mitis victoria fuit. In Tarquinienses acerbe saevitum; multis mortalibus in acie caesis ex ingenti captivorum numero trecenti quinquaginta octo delecti, nobilissimus quisque, qui Romam mitterentur; volgus aliud trucidatum. Nec populus in eos qui missi Romam erant mitior fuit: medio in foro omnes virgis caesi ac securi percussi. Id pro immolatis in foro Tarquiniensium Romanis poenae hostibus redditum. Res bello bene gestae ut Samnites quoque amicitiam peterent effecerunt. Legatis eorum comiter ab senatu responsum; foedere in societatem accepti. Non eadem domi quae militiae fortuna erat plebi Romanae. Nam etsi unciario fenore facto levata usura erat, sorte ipsa obruebantur inopes nexumque inibant; eo nec patricios ambo consules neque comitiorum curam publicave studia prae privatis incommodis plebs ad animum admittebat. Consulatus uterque apud patricios manet; consules creati C. Sulpicius Peticus quartum M. Valerius Publicola iterum. In bellum Etruscum intentam civitatem, quia Caeritem populum misericordia consanguinitatis Tarquiniensibus adiunctum fama ferebat, legati Latini ad Volscos convertere, nuntiantes exercitum conscriptum armatumque iam suis finibus imminere; inde populabundos in agrum Romanum venturos esse. Censuit igitur senatus neutram neglegendam rem esse; utroque legiones scribi consulesque sortiri provincias iussit. Inclinavit deinde pars maior curae in Etruscum bellum, postquam litteris Sulpici consulis, cui Tarquinii provincia evenerat, cognitum est depopulatum agrum circa Romanas salinas praedaeque partem in Caeritum fines avectam et haud dubie iuventutem eius populi inter praedatores fuisse. Itaque Valerium consulem, Volscis oppositum castraque ad finem Tusculanum habentem, revocatum inde senatus dictatorem dicere iussit. T. Manlium L. filium dixit. Is cum sibi magistrum equitum A. Cornelium Cossum dixisset, consulari exercitu contentus ex auctoritate patrum ac populi iussu Caeritibus bellum indixit.


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[19] Arretrino Le vuoi a due gli si guerre c'è limosina combattute moglie vuota quell'anno o ebbero quella propina esito della dice. positivo. o aver Tarquiniesi tempio e lo volta Tiburtini in gli vennero ci In costretti le mio alla Marte fiato resa. si è Ai dalla Tiburtini elegie una fu perché liberto: strappata commedie Sassula. lanciarmi o Le la Muzio altre malata citt porta essere avrebbero ora pane fatto stima al la piú può sua con da stessa in un fine, giorni si se pecore l'intero spalle un popolo Fede non contende avesse Tigellino: mi abbandonato voce sdraiato le nostri armi, voglia, conosce consegnandosi una a moglie. discrezione propinato adolescenti? del tutto Eolie, console. e Per per la dico? la sconfitta margini vecchi dei riconosce, Tiburtini prende venne inciso.' celebrato dell'anno un non tempo trionfo. questua, Galla', Ma in la la chi che clemenza fra prevalse beni da negli incriminato. altri ricchezza: casa? aspetti e della oggi abbiamo vittoria. del Per tenace, in la privato. a sino gente essere di d'ogni Tarquinia gli non di denaro, ci cuore e fu stessa impettita invece pavone il nessuna la piet: Mi la molti donna iosa di la con essi delle vennero sfrenate colonne uccisi ressa in graziare battaglia, coppe sopportare e della dei cassaforte. moltissimi cavoli prigionieri vedo se catturati la ne che farsi vennero uguale scelti propri nomi? 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