Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Vii - 4

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Vii - 4

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4. Neque eo minus principio insequentis anni, Q. Servilio Ahala L. Genucio consulibus, dies Manlio dicitur a M. Pomponio tribuno plebis. Acerbitas in dilectu, non damno modo civium sed etiam laceratione corporum lata, partim virgis caesis qui ad nomina non respondissent, partim in vincula ductis, invisa erat, et ante omnia invisum ipsum ingenium atrox cognomenque Imperiosi, grave liberae civitati, ab ostentatione saevitiae adscitum quam non magis in alienis quam in proximis ac sanguine ipse suo exerceret. Criminique ei tribunus inter cetera dabat quod filium iuvenem nullius probri compertum, extorrem urbe, domo, penatibus, foro, luce, congressu aequalium prohibitum, in opus servile, prope in carcerem atque in ergastulum dederit, ubi summo loco natus dictatorius iuvenis cotidiana miseria disceret vere imperioso patre se natum esse. At quam ob noxam? Quia infacundior sit et lingua impromptus; quod naturae damnum utrum nutriendum patri, si quicquam in eo humani esset, an castigandum ac vexatione insigne faciendum fuisse? Ne mutas quidem bestias minus alere ac fovere si quid ex progenie sua parum prosperum sit; at hercule L. Manlium malum malo augere filii et tarditatem ingenii insuper premere et, si quid in eo exiguum naturalis vigoris sit, id exstinguere vita agresti et rustico cultu inter pecudes habendo.


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