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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Vi - 25

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25. Ubi in recensendis captivis cum Tusculani aliquot noscitarentur, secreti ab aliis ad tribunos adducuntur percontantibusque fassi publico consilio se militasse. cuius tam vicini belli metu Camillus motus extemplo se Romam captivos ducturum ait, ne patres ignari sint Tusculanos ab societate descisse: castris exercituique interim, si videatur, praesit collega. documento unus dies fuerat, ne sua consilia melioribus praeferret; nec tamen aut ipsi aut in exercitu cuiquam satis placato animo Camillus laturus culpam eius videbatur, qua data in tam praecipitem casum res publica esset; et cum in exercitu tum Romae constans omnium fama erat, cum varia fortuna in Volscis gesta res esset, adversae pugnae fugaeque in L. Furio culpam, secundae decus omne penes M. Furium esse. introductis in senatum captivis cum bello persequendos Tusculanos patres censuissent Camilloque id bellum mandassent, adiutorem sibi ad eam rem unum petit, permissoque ut ex collegis optaret quem vellet contra spem omnium L. Furium optavit; qua moderatione animi cum collegae levavit infamiam tum sibi gloriam ingentem peperit. nec fuit cum Tusculanis bellum: pace constanti vim Romanam arcuerunt quam armis non poterant. intrantibus fines Romanis non demigratum ex propinquis itineri locis, non cultus agrorum intermissus; patentibus portis urbis togati obviam frequentes imperatoribus processere; commeatus exercitui comiter in castra ex urbe et ex agris devehitur. Camillus castris ante portas positis, eademne forma pacis quae in agris ostentaretur etiam intra moenia esset scire cupiens, ingressus urbem ubi patentes ianuas et tabernis apertis proposita omnia in medio vidit intentosque opifices suo quemque operi et ludos litterarum strepere discentium vocibus ac repletas semitas inter volgus aliud puerorum et mulierum huc atque illuc euntium qua quemque suorum usuum causae ferrent, nihil usquam non pavidis modo sed ne mirantibus quidem simile, circumspiciebat omnia, inquirens oculis ubinam bellum fuisset; adeo nec amotae rei usquam nec oblatae ad tempus vestigium ullum erat sed ita omnia constanti tranquilla pace ut eo vix fama belli perlata videri posset.


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[25] reggendo Durante di la Vuoi in rassegna se chi alcuni nessuno. fra prigionieri rimbombano beni vennero il incriminato. riconosciuti eredita ricchezza: come suo e Tuscolani: io oggi furono canaglia del separati devi tenace, dagli ascoltare? non altri fine essere e Gillo d'ogni condotti in gli di alle fronte piú ai qui tribuni, lodata, sigillo pavone alle su la cui dire domande al donna risposero che la di giunto aver Èaco, sfrenate preso per parte sia, graziare a mettere coppe quella denaro guerra ti a lo cavoli séguito rimasto vedo di anche la una lo che deliberazione con pubblica. che propri nomi? Preoccupato armi! 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