Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Iii - 64

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Iii - 64

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64. Haec victoria tribunorum plebisque prope in haud salubrem luxuriam vertit, conspiratione inter tribunos facta ut iidem tribuni reficerentur, et, quo sua minus cupiditas emineret, consulibus quoque continuarent magistratum. Consensum patrum causabantur, quo per contumeliam consulum iura plebis labefactata essent. Quid futurum nondum firmatis legibus, si novos tribunos per factionis suae consules adorti essent? Non enim semper Valerios Horatiosque consules fore, qui libertati plebis suas opes postferrent. Forte quadam utili ad tempus, ut comitiis praeesset potissimum M. Duillio sorte evenit, viro prudenti et ex continuatione magistratus invidiam imminentem cernenti. Qui cum ex veteribus tribunis negaret se ullius rationem habiturum, pugnarentque collegae ut liberas tribus in suffragium mitteret aut concederet sortem comitiorum collegis, habituris e lege potius comitia quam ex voluntate patrum, iniecta contentione Duillius consules ad subsellia accitos cum interrogasset quid de comitiis consularibus in animo haberent, respondissentque se novos consules creaturos, auctores populares sententiae haud popularis nactus in contionem cum iis processit. Ubi cum consules producti ad populum interrogatique, si eos populus Romanus, memor libertatis per illos receptae domi, memor militiae rerum gestarum, consules iterum faceret, quidnam facturi essent, nihil sententiae suae mutassent, conlaudatis consulibus quod perseverarent ad ultimum dissimiles decemvirorum esse, comitia habuit; et quinque tribunis plebi creatis cum prae studiis aperte petentium novem tribunorum alii candidati tribus non explerent, concilium dimisit nec deinde comitiorum causa habuit. Satisfactum legi aiebat, quae numero nusquam praefinito tribuni modo ut relinquerentur sanciret et ab iis qui creati essent cooptari collegas iuberet; recitabatque rogationis carmen in quo sic erat: 'Si tribunos plebei decem rogabo, si qui vos minus hodie decem tribunos plebei feceritis, tum ut ii quos hi sibi collegas cooptassint legitimi eadem lege tribuni plebei sint ut illi quos hodie tribunos plebei feceritis.' Duillius cum ad ultimum perseverasset negando quindecim tribunos plebei rem publicam habere posse, victa collegarum cupiditate pariter patribus plebeique acceptus magistratu abiit.


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