Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Iii - 49

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Iii - 49

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49. Concitatur multitudo partim atrocitate sceleris, partim spe per occasionem repetendae libertatis. Appius nunc vocari Icilium, nunc retractantem arripi, postremo, cum locus adeundi apparitoribus non daretur, ipse cum agmine patriciorum iuvenum per turbam vadens, in vincula duci iubet. Iam circa Icilium non solum multitudo sed duces quoque multitudinis erant, L. Valerius et M. Horatius, qui repulso lictore, si iure ageret, vindicare se a privato Icilium aiebant; si vim adferre conaretur, ibi quoque haud impares fore. Hinc atrox rixa oritur. Valerium Horatiumque lictor decemviri invadit: franguntur a multitudine fasces. In contionem Appius escendit: sequuntur Horatius Valeriusque. Eos contio audit: decemviro obstrepitur. Iam pro imperio Valerius discedere a privato lictores iubebat, cum fractis animis Appius, vitae metuens, in domum se propinquam foro insciis adversariis capite obvoluto recipit. Sp. Oppius, ut auxilio collegae esset, in forum ex altera parte inrumpit. Videt imperium vi victum. Agitatus deinde consiliis ad quae ex omni parte adsentiendo multis auctoribus trepidaverat, senatum postremo vocari iussit. Ea res, quod magnae parti patrum displicere acta decemvirorum videbantur, spe per senatum finiendae potestatis eius multitudinem sedavit. Senatus nec plebem inritandam censuit et multo magis providendum ne quid Vergini adventus in exercitu motus faceret.


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da Ai
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