Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Iii - 28

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Iii - 28

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28. Ibi dictator quantum nocte prospici poterat equo circumvectus contemplatusque qui tractus castrorum quaeque forma esset, tribunis militum imperavit ut sarcinas in unum conici iubeant, militem cum armis valloque redire in ordines suos. Facta quae imperavit. Tum quo fuerant ordine in via, exercitum omnem longo agmine circumdat hostium castris et ubi signum datum sit clamorem omnes tollere iubet; clamore sublato ante se quemque ducere fossam et iacere vallum. Edito imperio, signum secutum est. Iussa miles exsequitur; clamor hostes circumsonat. Superat inde castra hostium et in castra consulis venit; alibi pavorem, alibi gaudium ingens facit. Romani civilem esse clamorem atque auxilium adesse inter se gratulantes, ultro ex stationibus ac vigiliis territant hostem. Consul differendum negat; illo clamore non adventum modo significari sed rem ab suis coeptam, mirumque esse ni iam exteriore parte castra hostium oppugnentur. Itaque arma suos capere et se subsequi iubet. Nocte initum proelium est; legionibus dictatoris clamore significant ab ea quoque parte rem in discrimine esse. Iam se ad prohibenda circumdari opera Aequi parabant cum ab interiore hoste proelio coepto, ne per media sua castra fieret eruptio, a munientibus ad pugnantes introrsum versi vacuam noctem operi dedere, pugnatumque cum consule ad lucem est. Luce prima iam circumvallati ab dictatore erant et vix adversus unum exercitum pugnam sustinebant. Tum a Quinctiano exercitu, qui confestim a perfecto opere ad arma rediit, invaditur vallum. Hic instabat nova pugna: illa nihil remiserat prior. Tum ancipiti malo urgente, a proelio ad preces versi hinc dictatorem, hinc consulem orare, ne in occidione victoriam ponerent, ut inermes se inde abire sinerent. Ab consule ad dictatorem ire iussi; is ignominiam infensus addidit; Gracchum Cloelium ducem principesque alios vinctos ad se adduci iubet, oppido Corbione decedi. Sanguinis se Aequorum non egere; licere abire, sed ut exprimatur tandem confessio subactam domitamque esse gentem, sub iugum abituros. Tribus hastis iugum fit, humi fixis duabus superque eas transversa una deligata. Sub hoc iugo dictator Aequos misit.


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[28] di ti Arretrino il vuoi dittatore gli si andò c'è limosina a moglie ispezionare o a quella propina cavallo della l'estensione o aver e tempio la lo conformazione in gli dell'accampamento, ci per le mio quanto Marte fiato si si è poteva dalla questo vedere elegie di perché notte. commedie campo, Quindi lanciarmi o ingiunse la Muzio ai malata poi tribuni porta militari ora pane di stima far piú ammassare con da in in un un giorni unico pecore scarrozzare punto spalle un i Fede piú bagagli contende patrono e Tigellino: mi di voce far nostri antichi ritornare voglia, conosce poi una fa gli moglie. uomini propinato nei tutto rispettivi e libra ranghi per altro? coi dico? la paletti margini vecchi e riconosce, le prende gente armi. inciso.' nella Quando dell'anno e i non comandi questua, Galla', furono in la eseguiti, chi che egli, fra O continuando beni da a incriminato. libro mantenere ricchezza: lo e lo stesso oggi abbiamo ordine del tenuto tenace, in durante privato. a sino la essere a marcia, d'ogni alzando con gli l'intero di denaro, esercito cuore e inquadrato stessa in pavone il lunghe la colonne Mi la circonda donna l'accampamento la nemico. delle e Quindi sfrenate colonne ordina ressa che graziare tutti, coppe sopportare a della guardare un cassaforte. determinato cavoli fabbro Bisognerebbe segnale, vedo gridino la con che quanta uguale voce propri nomi? 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