Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Iii - 23

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Iii - 23

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23. Dum ad Antium haec geruntur, interim Aequi robore iuventutis praemisso arcem Tusculanam improviso nocte capiunt, reliquo exercitu haud procul moenibus Tusculi considunt ut distenderent hostium copias. Haec celeriter Romam, ab Roma in castra Antium perlata movent Romanos haud secus quam si Capitolium captum nuntiaretur; adeo et recens erat Tusculanorum meritum et similitudo ipsa periculi reposcere datum auxilium videbatur. Fabius omissis omnibus praedam ex castris raptim Antium convehit; ibi modico praesidio relicto, citatum agmen Tusculum rapit. Nihil praeter arma et quod cocti ad manum fuit cibi ferre militi licuit; commeatum ab Roma consul Cornelius subvehit. Aliquot menses Tusculi bellatum. Parte exercitus consul castra Aequorum oppugnabat; partem Tusculanis dederat ad arcem reciperandam. Vi nunquam eo subiri potuit: fames postremo inde detraxit hostem. Qua postquam ventum ad extremum est, inermes nudique omnes sub iugum ab Tusculanis missi. Hos ignominiosa fuga domum se recipientes Romanus consul in Algido consecutus ad unum omnes occidit. Victor ad Columen -- id loco nomen est -- exercitu reducto castra locat. Et alter consul, postquam moenibus iam Romanis pulso hoste periculum esse desierat, et ipse ab Roma profectus. Ita bifariam consules ingressi hostium fines ingenti certamine hinc Volscos, hinc Aequos populantur. Eodem anno descisse Antiates apud plerosque auctores invenio; L. Cornelium consulem id bellum gessisse oppidumque cepisse. Certum adfirmare, quia nulla apud vetustiores scriptores eius rei mentio est, non ausim.


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