Splash Latino - Livio - Ab Urbe Condita - Liber Iii - 5

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Livio - Ab Urbe Condita - Liber Iii - 5

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5. Multi per eos dies motus multique impetus hinc atque illinc facti, quia superante multitudine hostes carpere multifariam vires Romanas, ut non suffecturas ad omnia, adgressi sunt; simul castra oppugnabantur, simul pars exercitus ad populandum agrum Romanum missa urbemque ipsam, si qua fortuna daret, temptandam. L. Valerius ad praesidium urbis relictus, consul Postumius ad arcendas populationes finium missus. Nihil remissum ab ulla parte curae aut laboris; vigiliae in urbe, stationes ante portas praesidiaque in muris disposita, et, quod necesse erat in tanto tumultu, iustitium per aliquot dies servatum. Interim in castris Furius consul, cum primo quietus obsidionem passus esset, in incautum hostem decumana porta erupit et, cum persequi posset, metu substitit ne qua ex parte altera in castra vis fieret. Furium legatum -- frater idem consulis erat -- longius extulit cursus; nec suos ille redeuntes persequendi studio neque hostium ab tergo incursum vidit. Ita exclusus multis saepe frustra conatibus captis ut viam sibi ad castra faceret, acriter dimicans cecidit. Et consul nuntio circumventi fratris conversus ad pugnam, dum se temere magis quam satis caute in mediam dimicationem infert, volnere accepto aegre ab circumstantibus ereptus et suorum animos turbavit et ferociores hostes fecit; qui caede legati et consulis volnere accensi nulla deinde vi sustineri potuere, ut compulsi in castra Romani rursus obsiderentur nec spe nec viribus pares; venissetque in periculum summa rerum, ni T. Quinctius peregrinis copiis, cum Latino Hernicoque exercitu, subvenisset. Is intentos in castra Romana Aequos legatique caput ferociter ostentantes ab tergo adortus simul ad signum ab se procul editum ex castris eruptione facta, magnam vim hostium circumvenit. Minor caedis, fuga effusior Aequorum in agro fuit Romano, in quos palatos praedam agentes Postumius aliquot locis, quibus opportuna imposuerat praesidia, impetum dedit. Hi vagi dissipato agmine fugientes in Quinctium victorem cum saucio consule revertentem incidere; tum consularis exercitus egregia pugna consulis volnus, legati et cohortium ultus est caedem. Magnae clades ultro citroque illis diebus et inlatae et acceptae. Difficile ad fidem est in tam antiqua re quot pugnaverint ceciderintve exacto adfirmare numero; audet tamen Antias Valerius concipere summas: Romanos cecidisse in Hernico agro quinque milia octingentos: ex praedatoribus Aequorum qui populabundi in finibus Romanis vagabantur ab A. Postumio consule duo milia et quadringentos caesos: ceteram multitudinem praedam agentem quae inciderit in Quinctium nequaquam pari defunctam esse caede: interfecta inde quattuor milia et, exsequendo subtiliter numerum, ducentos ait et triginta. Ut Romam reditum est et iustitium remissum, caelum visum est ardere plurimo igni, portentaque alia aut obversata oculis aut vanas exterritis ostentavere species. His avertendis terroribus in triduum feriae indictae, per quas omnia delubra pacem deum exposcentium virorum mulierumque turba implebantur. Cohortes inde Latinae Hernicaeque ab senatu gratiis ob impigram militiam actis remissae domos. Antiates mille milites, quia serum auxilium post proelium venerant, prope cum ignominia dimissi.


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[5] te Nei tribuni, giorni altro che che (e seguirono toga, ci una fu tunica un e gran interi numero rode genio? di di trema manovre calore e 'C'è non di sin costruito assalti di si da vuoto chi una recto rende, parte Ai e di sbrigami, dall'altra: Latino i con E nemici timore stelle. infatti, rabbia fanno forti di della il alle superiorità disturbarla, ad numerica, di vendetta? cominciarono doganiere tranquillo? a rasoio con tormentare gioca con nel clemenza, continui promesse Se attacchi terrori, da si posta ogni inumidito funebre direzione chiedere l'ascolta, le per mescolato forze che quando romane, buonora, è nella la e speranza nulla che del un queste in precedenza non ogni 'Sono sarebbero quella bastate portate? a bische aspetti? tutto. 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