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Livio - Ab Urbe Condita - Liber I - 41
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Brano visualizzato 2222 volte 41a. Tarquinium moribundum cum qui circa erant excepissent, illos fugientes lictores comprehendunt. Clamor inde concursusque populi, mirantium quid rei esset. Tanaquil inter tumultum claudi regiam iubet, arbitros eiecit. Simul quae curando volneri opus sunt, tamquam spes subesset, sedulo comparat, simul si destituat spes, alia praesidia molitur. Servio propere accito cum paene exsanguem virum ostendisset, dextram tenens orat ne inultam mortem soceri, ne socrum inimicis ludibrio esse sinat. "Tuum est" inquit, "Servi, si vir es, regnum, non eorum qui alienis manibus pessimum facinus fecere. Erige te deosque duces sequere qui clarum hoc fore caput divino quondam circumfuso igni portenderunt. Nunc te illa caelestis excitet flamma; nunc expergiscere vere. Et nos peregrini regnavimus; qui sis, non unde natus sis reputa. Si tua re subita consilia torpent, at tu mea consilia sequere." Cum clamor impetusque multitudinis vix sustineri posset, ex superiore parte aedium per fenestras in Novam viam versas -- habitabat enim rex ad Iovis Statoris -- populum Tanaquil adloquitur. Iubet bono animo, esse; sopitum fuisse regem subito ictu; ferrum haud alte in corpus descendisse; iam ad se redisse; inspectum volnus absterso cruore; omnia salubria esse; confidere propediem ipsum eos visuros; interim Ser. Tullio iubere populum dicto audientem esse; eum iura redditurum obiturumque alia regis munia esse. Servius cum trabea et lictoribus prodit ac sede regia sedens alia decernit, de aliis consulturum se regem esse simulat.
41b. Itaque per aliquot dies cum iam exspirasset Tarquinius celata morte per speciem alienae fungendae vicis suas opes firmavit; tum demum palam factum est comploratione in regia orta. Servius praesidio firmo munitus, primus iniussu populi, voluntate patrum regnavit. Anci liberi iam tum comprensis sceleris ministris ut vivere regem et tantas esse opes Servi nuntiatum est, Suessam Pometiam exsulatum ierant.
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