Inserisci le prime parole del testo latino di cui cerchi la traduzione.

Username
Password
Registrati Dimenticata la password?
 Auto-Login
 
Livio - Ab Urbe Condita - Liber I - 11

Brano visualizzato 7327 volte
11. Dum ea ibi Romani gerunt, Antemnatium exercitus per occasionem ac solitudinem hostiliter in fines Romanos incursionem facit. Raptim et ad hos Romana legio ducta palatos in agris oppressit. Fusi igitur primo impetu et clamore hostes, oppidum captum; duplicique victoria ovantem Romulum Hersilia coniunx precibus raptarum fatigata orat ut parentibus earum det veniam et in civitatem accipiat: ita rem coalescere concordia posse. Facile impetratum. Inde contra Crustuminos profectus bellum inferentes. Ibi minus etiam quod alienis cladibus ceciderant animi certaminis fuit. Utroque coloniae missae: plures inventi qui propter ubertatem terrae in Crustuminum nomina darent. Et Romam inde frequenter migratum est, a parentibus maxime ac propinquis raptarum.
Novissimum ab Sabinis bellum ortum multoque id maximum fuit; nihil enim per iram aut cupiditatem actum est, nec ostenderunt bellum prius quam intulerunt. Consilio etiam additus dolus. Sp. Tarpeius Romanae praeerat arci. Huius filiam virginem auro corrumpit Tatius ut armatos in arcem accipiat; aquam forte ea tum sacris extra moenia petitum ierat. Accepti obrutam armis necavere, seu ut vi capta potius arx videretur seu prodendi exempli causa ne quid usquam fidum proditori esset. Additur fabula, quod volgo Sabini aureas armillas magni ponderis brachio laevo gemmatosque magna specie anulos habuerint, pepigisse eam quod in sinistris manibus haberent; eo scuta illi pro aureis donis congesta. Sunt qui eam ex pacto tradendi quod in sinistris manibus esset derecto arma petisse dicant et fraude visam agere sua ipsam peremptam mercede.


Oggi hai visualizzato 3 brani. Ti ricordiamo che hai ancora a disposizione la visualizzazione di 2 brani

[11] Mentre i Romani si stavano occupando di queste cose, gli Antemnati, cogliendo al volo l'occasione offerta dalla loro assenza, compiono un'incursione armata nel nostro territorio. Ma le truppe romane, spinte a marce forzate anche in quella direzione, piombano loro addosso trovandoli sparpagliati nei campi. Fu così che bastò il primo urto accompagnato dall'urlo di guerra per sbaragliarli e conquistarne la città. Mentre Romolo era nel pieno dell'ovazione per il doppio trionfo, la moglie Ersilia, cedendo alle preghiere incessanti delle donne rapite, lo prega di perdonarne i genitori e di ammetterli all'interno della città (la cui potenza sarebbe così aumentata proprio grazie alla concordia interna). Egli acconsente facilmente. Quindi marcia contro i Crustumini che erano in procinto di attaccare. Ma la loro resistenza durò ancora meno di quella degli alleati: di fronte a disfatte del genere, non era rimasto troppo coraggio. In entrambi i paesi sottomessi furono inviati coloni. La maggior parte di essi, però, si iscrissero per Crustumino a causa della fertilità della terra. Dall'altra parte, invece, molte persone, soprattutto genitori e parenti delle donne rapite, vennero a stabilirsi a Roma. L'ultimo attacco Roma lo subì dai Sabini, e questa fu di gran lunga la più importante tra le guerre combattute fino a quel punto. Essi, infatti, non agirono sotto l'impulso del risentimento e dell'ambizione, né si lasciarono andare a dimostrazioni militari prima di dare il via alla guerra. Unirono la fraudolenza al sangue freddo. Spurio Tarpeio comandava la cittadella romana. Sua figlia, vergine vestale, viene corrotta con dell'oro da Tazio e costretta a fare entrare un drappello di armati nella fortezza. In quel preciso momento la ragazza era andata oltre le mura ad attingere acqua per i culti rituali. Dopo averla catturata, la schiacciarono sotto il peso delle loro armi e la uccisero, sia per dare l'idea che la cittadella era stata conquistata più con la forza che con qualsiasi altro mezzo, sia per fornire un esempio in modo che più nessun delatore potesse contare sulla parola data. La leggenda riguardante questi fatti vuole che, siccome i Sabini di solito portavano al braccio sinistro braccialetti d'oro massiccio e giravano con anelli tempestati di gemme di rara bellezza, la ragazza avesse pattuito come prezzo del suo tradimento ciò che essi portavano al braccio sinistro; e che al posto dell'oro promesso fosse rimasta schiacciata dal peso dei loro scudi. Alcuni sostengono che, avendo lei chiesto di scegliere come ricompensa quello che essi portavano al braccio sinistro, optò espressamente per gli scudi e che i Sabini, credendo li volesse tradire, l'uccisero proprio col compenso che aveva richiesto.
Tratto da Splash Latino - http://www.latin.it/autore/livio/ab_urbe_condita/!01!liber_i/11.lat


Mentre i Romani attendono a quell'impresa, l'esercito degli Antemnati, approfittando dell'abbandono dei luoghi, compie un'irruzione nel loro territorio. Romolo anche contro costoro conduce l'esercito romano e li distrugge mente sono dispersi nelle campagne. A sbaragliare il nemico bastarono il primo assalto e l'urlo di battaglia: anche lo loro città cadde. Ersilia, moglie di Romolo, indotta dalle suppliche delle altre donne rapite, pregò il marito esultante per la duplice vittoria, di perdonare i genitori e di accoglierli come nuovi cittadini. Così lo stato avrebbe potuto metter più solide radici grazie alla concordia di intenti. Ersilia non trovò difficoltà ad essere esaudita. Romolo poi si mise in marcia contro i Crustumini che, a loro volta, erano scesi in guerra ma il conflitto con loro durò anche meno degli altri perché le sconfitte altrui avevano minato la fiducia. In entrambe le città furono mandate colonie; si trovò maggior numero di persone che diedero il nome per andare nel Crustumino poiché quelle terre erano particolarmente fertili. Roma fu, in seguito, sempre più spesso meta di immigrazioni soprattutto da parte di genitori e parenti delle donne rapite. Un'ultima guerra venne dai Sabini e fu di gran lunga la più difficile. I Sabini infatti non erano mossi in alcun modo da ira o da ingordigia di bottino e soprattutto non fecero trapelare nulla della loro volontà di guerra prima di essere pronti in armi. A questa accorta strategia si aggiunse poi l'inganno. Comandava il presidio della rocca romana Spurio Tarpeio di cui Tazio corruppe la figlia, vergine vestale, con dell'oro perché facesse entrare degli armati nella cittadella. Lei intanto si era allontanata per cercare fuori delle mura dell'acqua che doveva servire per una cerimonia. I soldati, una volta entrati, la uccisero seppellendola sotto le armi forse per far sembrare che la presa della rocca era dovuta ad un atto di forza, forse per dimostrare in modo esemplare che nessuna lealtà è dovuta ad un traditore. La leggenda aggiunge anche un altro particolare. La vergine aveva pattuito come ricompensa ciò che i Sabini reggevano con la sinistra: essi infatti portavano normalmente dei bracciali d'oro di grande peso sul braccio sinistro e anelli adorni di gemme e molto belli. Dunque i Sabini la ricoprirono con i loro scudi invece che con doni aurei. Qualcuno sostiene che essa, pattuendo che le consegnassero ciò che reggevano con la sinistra, volesse davvero avere gli scudi e i Sabini l'avrebbero uccisa con la sua stessa ricompensa, rendendosi conto dell'inganno.
Tratto da Splash Latino - http://www.latin.it/autore/livio/ab_urbe_condita/!01!liber_i/11.lat


Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!