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Giustino - Historiarum Philippicarum T Pompeii Trogi Libri Xliv - Liber Vi - 8

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VIII. Post paucos deinde dies Epaminonda decedit, cum quo vires quoque rei publicae ceciderunt. Nam sicuti telo si primam aciem praefregeris, reliquo ferro vim nocendi sustuleris, sic illo, velut mucrone teli, adlato duce Thebanorum rei quoque publicae vires hebetatae sunt, ut non tam illum amisisse quam cum illo interisse omnes viderentur. Nam neque hunc ante ducem ullum memorabile bellum gessere, nec postea virtutibus, sed cladibus insignes fuere, ut manifestum sit patriae gloriam et natam et extinctam cum eo fuisse. Fuit autem incertum, vir melior an dux esset. Nam et imperium non sibi semper, sed patriae quaesivit, et pecuniae adeo parcus fuit, ut sumptus funeri defuerit. Gloriae quoque non cupidior quam pecuniae; quippe recusanti omnia imperia ingesta sunt, honoresque ita gessit, ut ornatum non accipere, sed dare ipsi dignitati videretur. Iam litterarum studium, iam philosophiae doctrina tanta, ut mirabile videretur, unde tam insignis militiae scientia homini inter litteras nato. Neque ab hoc vitae proposito mortis ratio dissensit. Nam ut relatus in castra semianimis vocem spiritumque collegit, id unum a circumstantibus requisivit, num cadenti sibi scutum ademisset hostis. Quod ut servatum audivit adlatumque veluti laborum gloriaeque socium osculatus est, iterum quaesivit, utri vicissent. Ut audivit Thebanos, bene habere se rem dixit atque ita velut gratulabundus patriae exspiravit.


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[dictatorperpetuus] - [2009-02-13 14:25:52]

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