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Giustino - Historiarum Philippicarum T Pompeii Trogi Libri Xliv - Liber Iii - 5

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V. Interea Messenii, cum virtute non possent, per insidias expugnantur. Dein cum per annos octoginta gravia servitutis verbera, plerumque et vincula ceteraque captae civitatis mala perpessi essent, post longam poenarum patientiam bellum restaurant. Lacedaemonii quoque eo conspiratius ad arma concurrunt, quod adversus servos dimicaturi videbantur. Itaque cum hinc iniuria, inde indignitas animos acueret, Lacedaemonii de belli eventu oraculo Delphis consulto iubentur ducem belli ab Atheniensibus petere. Porro Athenienses, cum responsum cognovissent, in contemptum Spartanorum Tyrtaeum, poetam claudo pede, misere, qui tribus proeliis fusus eo usque desperationis Spartanos adduxit, ut servos suos ad supplementum exercitus manumitterent hisque interfectorum matrimonia pollicerentur, ut non numero tantum amissorum civium, sede et dignitati succederent. Sed reges Lacedaemoniorum, ne contra fortunam pugnando maiora detrimenta civitati infunderent, reducere exercitum voluerunt, ni intervenisset Tyrtaeus, qui conposita carmina exercitui pro contione recitavit, in quibus hortamenta virtutis, damnorum solacia, belli consilia conscripserat. Itaque tantum ardorem militibus iniecit, ut non de salute, sed de sepultura solliciti tesseras insculptis suis et patrum nominibus dextro bracchio deligarent, ut, si omnes adversum proelium consumpsissent et temporis spatio confusa corporum liniamenta essent, ex indicio titulorum tradi sepulturae possent. Cum sic animatum reges exercitum viderent, curant rem hostibus nuntiare; Messeniis autem non timorem res, sed aemulationem mutuam dedit. Itaque tantis animis concursum est, ut raro umquam cruentius proelium fuerit. Ad postremum tamen victoria Lacedaemoniorum fuit.

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[degiovfe] - [2010-01-24 17:11:58]

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