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Giustino - Historiarum Philippicarum T Pompeii Trogi Libri Xliv - Liber Ii - 12

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[XII] Sed Atheniensium dux Themistocles cum animadvertisset Ionas, propter quos bellum Persarum susceperunt, in auxilium regis classe venisse, sollicitare eos in partes suas statuit, et cum conloquendi copiam non haberet, quo applicituri erant, symbolos proponi et saxis proscribi curat: "Quae vos, Iones, dementia tenet? Quod facinus agitatis? Bellum inferre olim conditoribus vestris, nuper etiam vindicibus cogitatis? An ideo moenia vestra condidimus, ut essent qui nostra delerent? Quid si non haec et Dario prius et nunc Xerxi belli causa nobiscum foret, quod vos in haec castra vestra ex ista obsidione transitis? Aut si hoc parum tutum est, at vos commisso proelio ite cessim, inhibite remis et a bello discedite". Ante navalis proelii congressionem miserat Xerxes IV milia armatorum Delphos ad templum Apollinis diripiendum, prorsus quasi non cum Graecis tantum, sed et cum diis inmortalibus bellumm gereret; quae manus tota imbribus et fulminibus deleta est, ut intellegeret, quam nullae essent hominum adversum deos vires. Post haec Thespiades et Plataeas et Athenas vacuas hominibus incendit, et quoniam ferro in homines non poterat, in aedificia igne grassatur. Namque Athenienses post pugnam Marathoniam praemonente Themistocle, victoriam illam de Persis non finem, sed causam maioris belli fore, CC naves fabricaverunt. Adventante igitur Xerxe consulentibus Delphis oraculum responsum fuerat, salutem muris ligneis tuerentur. Themistocles navium praesidium demonstratum ratus persuadet omnibus, patriam municipes esse, non moenia, civitatemque non in aedificiis, sed in civibus positam; melius itaque salutem navibus quam urbi commissuros; huius sententiae etiam deum auctorem esse. Probato consilio coniuges liberosque cum pretiosissimis rebus abditis insulis relicta urbe demandant; ipsi naves armati conscendunt. Exemplum Atheniensium et aliae urbes imitatae. Itaque cum adunata omnis sociorum classis et intenta in bellum navale esset angustiasque Salaminii freti, ne circumveniri a multitudine posset, occupassent, dissensio inter civitatum principes oritur. Qui cum deserto bello ad sua tuenda dilabi vellent, timens Themistocles, ne discessu sociorum vires minuerentur, per servum fidum Xerxi nuntiat, uno in loco eum contractam Graeciam capere facillime posse. Quodsi civitates, quae iam abire vellent, dissipentur, maiore labore ei singulas consectandas. Hoc dolo inpellit regem signum pugnae dare. Graeci quoque adventu hostium occupati proelium conlatis viribus capessunt. Interea rex velut spectator pugnae cum parte navium in litore remanet. Artemisia autem, regina Halicarnasi, quae in auxilium Xerxi venerat, inter primos duces bellum acerrime ciebat, quippe ut in viro muliebrem timorem, ita in muliere virilem audaciam cerneres. Cum anceps proelium esset, Iones iiuxta praeceptum Themistoclis pugnae se paulatim subtrahere coeperunt; quorum defectio animos ceterorum fregit. Itaque circumspicientes fugam pelluntur Persae et mox proelio victi in fugam vertuntur. In qua trepidatione multae captae naves, multae mersae; plures tamen non minus saevitiam regis, quam hostem timentes domum dilabuntur.


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[mastra] - [2013-11-30 20:41:12]

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