Splash Latino - Giustino - Historiarum Philippicarum T Pompeii Trogi Libri Xliv - Liber Ii - 11

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Giustino - Historiarum Philippicarum T Pompeii Trogi Libri Xliv - Liber Ii - 11

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[XI] Cuius introitus in Graeciam quam terribilis, tam turpis ac foedus discessus fuit. Namque cum Leonida, rex Spartanorum, cum IV milibus militum angustias Thermopylarum occupasset, Xerxes contenptu paucitatis eos pugnam capessere iubet, quorum cognati Marathonia pugna interfecti fuerant. Qui dum ulcisci suos quaerunt, principium cladis fuere; succedente dein inutili turba maior caedes editur. Triduo ibi cum dolore et indignatione Persarum dimicatum. Quarta die cum nuntiatum esset Leonidae a XX milibus hostium summum cacumen teneri, tum hortatur socios, recedant et se ad meliora patriae tempora reservent, sibi cum Spartanis fortunam experiendam; plura patriae quam vitae debere, ceteros ad praesidia Graeciae servandos. Audito regis imperio discessere ceteri, soli Lacedaemonii remanserunt. Initio huius belli sciscitantibus Delphis oracula responsum fuerat, aut regi Spartanorum aut urbi cadendum. Et idcirco rex Leonidas, cum in bellum proficisceretur, ita suos firmaverat, ut ire se parato ad moriendum animo scirent angustiasque propterea occupaverat, ut cum paucis aut maiore gloria vinceret aut minore damno rei publicae caderet. Dimissis igitur sociis hortatur Spartanos, meminerint qualitercumque proeliatis cadendum esse; caverent, ne fortius mansisse quam dimicasse videantur; nec exspectandum, ut ab hoste circumvenirentur, sed dum nox occasionem daret, securis et laetis superveniendum; nusquam victores honestius quam in castris hostium perituros. Nihil erat difficile persuadere persuasis mori: statim arma capiunt et sescenti viri castra quingentorum milium inrumpunt statimque regis praetorium petunt, aut cum illo aut, si ipsi oppressi essent, in ipsius potissimum sede morituri. Tumultus totis castris oritur. Spartani, postquam regem non inveniunt, per omnia castra victores vagantur; caedunt sternuntque omnia, ut qui sciunt se pugnare non spe victoriae, sed in mortis ultionem. Proelium a principiio noctis in maiorem partem diei tractum. Ad postremum non victi, sed vincendo fatigati inter ingentes stratorum hostium catervas occiderunt. Xerxes duobus vulneribus terrestri proelio acceptis experiri maris fortunam statuit.


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[mastra] - [2013-11-23 21:06:45]

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