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Gellio - Noctes Atticae - 19 - 2

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1 Quinque sunt hominum sensus, quos Graeci aistheseis appellant, per quos voluptas animo aut corpori quaeri videatur: gustus, tactus, odoratus, visus, auditus. Ex his omnibus quae inmodice voluptas capitur, ea turpis atque inproba existimatur. 2 Sed enim quae nimia ex gustu atque tactu est, ea voluptas, sicuti sapientes viri censuerunt, omnium rerum foedissima est, eosque maxime, qui duabus istis beluinis voluptatibus sese dediderunt, gravissimi vitii vocabulis Graeci appellant vel akrateis vel akolastous: nos eos vel "incontinentes" dicimus vel "intemperantes"; akolastous enim si interpretari coactius velis, nimis id verbum insolens erit. 3 Istae autem voluptates duae gustus atque tactus, id est libidines in cibos atque in Venerem prodigae, solae sunt hominibus communes cum beluis et idcirco in pecudum ferorumque animalium numero habetur, quisquis est his ferinis voluptatibus praevinctus; 4 ceterae ex tribus aliis sensibus proficiscentes hominum esse tantum propriae videntur. 5 Verba super hac re Aristotelis philosophi adscripsi, ut vel auctoritas clari atque incluti viri tam infamibus nos voluptatibus deterreret: Dia ti hoi kata ten tes haphes e geuseos hedonen gignomenen, an hyperballosin, akrateis legontai? hoi te gar peri ta aphrodisia akolastoi toioutoi, hoi te peri tas tes trophes apolauseis; ton de kata ten trophen ap'enion men en tei glottoi to hedy, ap'enion de en toi laryngi, dio kai Philoxenos geranou larynga eucheto echein. E dia to tas apo touton gignomenas hedonas koinas einai hemin kai tois allois zoiois? hate ouson koinon atimotatai eisi kai malista e monai eponeidistoi, hos ton hypo touton hettomenon psegomen kai akrate kai akolaston legomen dia to hypo ton cheiriston hedonen hettasthai. Ouson de ton aistheseon pente ta alla zoia apo ton dyo monon ton proeiremenon hedetai, kata de tas allas e holos ouch hedetai e kata symbebekos touto paschei. 6 Quis igitur habens aliquid humani pudoris voluptatibus istis duabus coeundi atque comedendi, quae sunt homini cum sue atque asino communes, gaudeat? 7 Socrates quidem dicebat multos homines propterea velle vivere, ut ederent et biberent, se bibere atque esse, ut viveret. 8 Hippocrates autem, divina vir scientia, de coitu venerio ita existimabat partem esse quandam morbi taeterrimi, quem nostri comitialem dixerunt; namque ipsius verba haec traduntur: ten synousian einai mikran epilepsian.


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1
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[degiovfe] - [2018-03-23 11:46:23]

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