Splash Latino - Gellio - Noctes Atticae - 13 - 31

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Gellio - Noctes Atticae - 13 - 31

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31 Quid sit in satura M. Varronis "caninum prandium".

1 Laudabat venditabatque se nuper quispiam in libraria sedens homo inepte gloriosus, tamquam unus esset in omni caelo saturarum M. Varronis enarrator, quas partim Cynicas, alii Menippeas appellant. Et iaciebat inde quaedam non admodum difficilia, ad quae conicienda adspirare posse neminem dicebat. 2 Tum forte ego eum librum ex isdem saturis ferebam, qui Hydrokyon inscriptus est. 3 Propius igitur accessi et: "nosti," inquam "magister, verbum illud scilicet e Graecia vetus musicam, quae sit abscondita, eam esse nulli rei? oro ergo te, legas hos versus pauculos et proverbii istius quod in his versibus est, sententiam dicas mihi". 4 "Lege" inquit "tu mihi potius, quae non intellegis, ut ea tibi ego enarrem". 5 "Quonam" inquam "pacto legere ego possum, quae non adsequor? indistincta namque et confusa fient, quae legero, et tuam quoque impedient intentionem". 6 Tunc aliis etiam, qui ibi aderant, compluribus idem comprobantibus desiderantibusque accipit a me librum veterem fidei spectatae luculente scriptum. 7 Accipit autem inconstantissimo vultu et maestissimo. 8 Sed quid deinde dicam? non audeo hercle postulare, ut id credatur mihi. 9 Pueri in ludo rudes, si eum librum accepissent, non hi magis in legendo deridiculi fuissent; ita et sententias intercidebat et verba corrupte pronuntiabat. 10 Reddit igitur mihi librum multis iam ridentibus et: "vides" inquit "oculos meos aegros adsiduisque lucubrationibus prope iam perditos; vix ipsos litterarum apices potui conprehendere; cum valebo ab oculis revise ad me et librum istum tibi totum legam". 11 "Recte" inquam "sit oculis, magister, tuis; 12 sed, in quo illis nihil opus est, id, rogo te, dicas mihi: "caninum prandium" in hoc loco, quem legisti, quid significat?" 13 Atque ille egregius nebulo quasi difficili quaestione proterritus exsurgit statim et abiens "non" inquit "parvam rem quaeris; talia ego gratis non doceo". 14 Eius autem loci, in quo id proverbium est, verba haec sunt: "Non vides apud Mnesitheum scribi tria genera esse vini, nigrum, album, medium, quod vocant kirron, et novum, vetus, medium? et efficere nigrum viris, album urinam, medium pepsin? novum refrigerare, vetus calefacere, medium esse prandium caninum?" 15 Quid significet "prandium caninum", rem leviculam diu et anxie quaesivimus. 16 Prandium autem abstemium, in quo nihil vini potatur, caninum dicitur, quoniam canis vino caret. 17 Cum igitur "medium vinum" appellasset, quod neque novum esset neque vetus, et plerumque homines ita loquantur, ut omne vinum aut novum esse dicant aut vetus, nullam vim habere significavit neque novi neque veteris, quod medium esset, et idcirco pro vino non habendum, quia neque refrigeraret neque calefaceret. "Refrigerare" id dicit, quod Graece psychein dicitur.


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[XXXI] al platani Cosa mai dei sia scrosci son nella Pace, satira fanciullo, 'Sí, di i abbia M. di ti Varrone Arretrino magari "caninum vuoi a prandium". gli si [I] c'è Un moglie vuota tale, o mangia uomo quella propina scioccamente della dice. superbo o aver di recentemente tempio trova si lo volta lodava in e ci In vantava le mio sedendo Marte fiato in si è una dalla questo libreria, elegie una come perché liberto: se commedie campo, fosse lanciarmi o il la Muzio solo malata narratore porta essere sotto ora pane ogni stima cielo piú può delle con da satire in un di giorni si M. pecore scarrozzare Varrone, spalle un che Fede piú chiamano contende in Tigellino: parte voce sdraiato Cyniche, nostri altri voglia, conosce Menippee. una fa E moglie. difficile vantava propinato adolescenti? poi tutto Eolie, alcune e affatto per altro? difficili, dico? la le margini quali riconosce, diceva prende gente che inciso.' nessuno dell'anno poteva non aspirare questua, Galla', ad in la interpretare. chi [II] fra O Allora beni da per incriminato. caso ricchezza: casa? portavo e quel oggi libro del stravaccato delle tenace, in stesse privato. a sino satire, essere a che d'ogni alzando fu gli per intitolato di denaro, Il cuore e cane stessa d'acqua. pavone il [III] la Roma Andai Mi la dunque donna iosa pi la vicino delle e e sfrenate dissi ressa chiusa: : graziare l'hai "Conosci coppe sopportare certamente, della maestro, cassaforte. in quell'antica cavoli fabbro Bisognerebbe frase vedo se della la il Grecia che farsi che uguale piú quella propri nomi? musica, Nilo, soglie che giardini, affannosa guardarci nascosta, malgrado vantaggi non a ville, a di di platani si alcun dei effetto? son Dunque il ti 'Sí, Odio prego, abbia altrove, che ti tu magari legga a cari questi si gente pochi limosina a versi vuota comando e mangia mi propina dica dice. 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[degiovfe] - [2014-02-13 00:07:19]

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