Splash Latino - Gellio - Noctes Atticae - 11 - 10

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Gellio - Noctes Atticae - 11 - 10

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10 Quod C. Gracchus in oratione sua historiam supra scriptam Demadi rhetori, non Demostheni, adtribuit; verbaque ipsius C. Gracchi relata.

1 Quod in capite superiore a Critolao scriptum esse diximus super Demosthene, id C. Gracchus in oratione, qua legent Aufeiam dissuasit, in Demaden contulit verbis hisce: 2 "Nam vos, Quirites, si velitis sapientia atque virtute uti, etsi quaeritis, neminem nostrum invenietis sine pretio huc prodire. Omnes nos, qui verba facimus, aliquid petimus, neque ullius rei causa quisquam ad vos prodit, nisi ut aliquid auferat. 3 Ego ipse, qui aput vos verba facio, uti vectigalia vestra augeatis, quo facilius vestra commoda et rempublicam administrare possitis, non gratis prodeo; verum peto a vobis non pecuniam, sed bonam existimationem atque honorem. 4 Qui prodeunt dissuasuri, ne hanc legem accipiatis, petunt non honorem a vobis, verum a Nicomede pecuniam; qui suadent, ut accipiatis, hi quoque petunt non a vobis bonam existimationem, verum a Mithridate rei familiari suae pretium et praemium; qui autem ex eodem loco atque ordine tacent, hi vel acerrimi sunt; nam ab omnibus pretium accipiunt et omnis fallunt. 5 Vos, cum putatis eos ab his rebus remotos esse, inpertitis bonam existimationem; 6 legationes autem a regibus, cum putant eos sua causa reticere, sumptus atque pecunias maximas praebent, item uti in terra Graecia, quo in tempore tragoedus gloriae sibi ducebat talentum magnum ob unam fabulam datum esse, homo eloquentissimus civitatis suae Demades ei respondisse dicitur: "Mirum tibi videtur, si tu loquendo talentum quaesisti? ego, ut tacerem, decem talenta a rege accepi". Item nunc isti pretia maxima ob tacendum accipiunt".


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[degiovfe] - [2014-02-12 20:50:19]

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