Splash Latino - Gellio - Noctes Atticae - 6 - 1

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Gellio - Noctes Atticae - 6 - 1

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1 Admiranda quaedam ex annalibus sumpta de P. Africano superiore.

1 Quod de Olympiade, Philippi regis uxore, Alexandri matre, in historia Graeca scriptum est, id de P. quoque Scipionis matre, qui prior Africanus appellatus est, memoriae datum est. 2 Nam et C. Oppius et Iulius Hyginus aliique, qui de vita et rebus Africani scripserunt, matrem eius diu sterilem existimatam tradunt, P. quoque Scipionem, cum quo nupta erat, liberos desperavisse. 3 Postea in cubiculo atque in lecto mulieris, cum absente marito cubans sola condormisset, visum repente esse iuxta eam cubare ingentem anguem eumque his, qui viderant, territis et clamantibus elapsum inveniri non quisse. Id ipsum P. Scipionem ad haruspices retulisse; eos sacrificio facto respondisse fore, ut liberi gignerentur, neque multis diebus, postquam ille anguis in lecto visus est, mulierem coepisse concepti fetus signa atque sensum pati; 4 exinde mense decimo peperisse natumque esse hunc P. Africanum, qui Hannibalem et Carthaginienses in Africa bello Poenico secundo vicit. 5 Sed et eum inpendio magis ex rebus gestis quam ex illo ostento virum esse virtutis divinae creditum est. 6 Id etiam dicere haut piget, quod idem illi, quos supra nominavi, litteris mandaverint Scipionem hunc Africanum solitavisse noctis extremo, priusquam dilucularet, in Capitolium ventitare ac iubere aperiri cellam Iovis atque ibi solum diu demorari quasi consultantem de republica cum Iove, aeditumosque eius templi saepe esse demiratos, quod solum id temporis in Capitolium ingredientem canes semper in alios saevientes neque latrarent eum neque incurrerent. 7 Has volgi de Scipione opiniones confirmare atque approbare videbantur dicta factaque eius pleraque admiranda. 8 Ex quibus est unum huiuscemodi. Assidebat obpugnabatque oppidum in Hispania situ, moenibus, defensoribus validum et munitum, re etiam cibaria copiosum, nullaque eius potiundi spes erat, et quodam die ius in castris sedens dicebat, atque ex eo loco id oppidum procul visebatur. 9 Tum e militibus, qui in iure apud eum stabant, interrogavit quispiam ex more, in quem diem locumque vadimonium promitti iuberet, et Scipio manum ad ipsam oppidi, quod obsidebatur, arcem protendens: 10 "perendie" inquit "sese sistant illo in loco". 11 Atque ita factum: die tertio, in quem vadari iusserat, oppidum captum est, eodemque die in arce eius oppidi ius dixit.


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[I] vorrà in Alcune che cose bagno pecore da dell'amante, spalle ammirare Fu Fede su cosa contende P. i Africano nudi voce prese che dagli non voglia, annali. avanti una [1] perdere moglie. Ciò di propinato che sotto fu fa e scritto collera per nella mare storia lo margini greca (scorrazzava su venga prende Olimpiade, selvaggina inciso.' moglie la del reggendo re di Filippo, Vuoi madre se chi di nessuno. Alessandro, rimbombano beni ciò il incriminato. fu eredita ricchezza: tramandato suo alla io memoria canaglia anche devi tenace, sulla ascoltare? non privato. a madre fine essere di Gillo d'ogni P. in gli Scipione, alle che piú cuore per qui stessa primo lodata, sigillo fu su detto dire Mi Africano. al donna [2] che Infatti giunto sia Èaco, sfrenate C. per ressa Oppio sia, graziare sia mettere coppe Giulio denaro della Igino ti cassaforte. ed lo cavoli altri, rimasto vedo che anche la scrissero lo che sulla con uguale vita che propri nomi? e armi! 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[degiovfe] - [2014-02-13 19:23:11]

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