Splash Latino - Gellio - Noctes Atticae - 5 - 14

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Gellio - Noctes Atticae - 5 - 14

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14 Quod Apion, doctus homo, qui "Plistonices" appellatus est, vidisse se Romae scripsit recognitionem inter sese mutuam ex vetere notitia hominis et leonis.

1 Apion, qui "Plistonices" appellatus est, litteris homo multis praeditus rerumque Graecarum plurima atque varia scientia fuit. 2 Eius libri non incelebres feruntur, quibus omnium ferme, quae mirifica in Aegypto visuntur audiunturque, historia comprehenditur. 3 Sed in his, quae vel audisse vel legisse sese dicit, fortassean vitio studioque ostentationis sit loquacior - est enim sane quam in praedicandis doctrinis sui venditator -; 4 hoc autem, quod in libro Aegyptiacorum quinto scripsit, neque audisse neque legisse, sed ipsum sese in urbe Roma vidisse oculis suis confirmat. 5 "In circo maximo" inquit "venationis amplissimae pugna populo dabatur. 6 Eius rei, Romae cum forte essem, spectator" inquit "fui. 7 Multae ibi saevientes ferae, magnitudines bestiarum excellentes, omniumque invisitata aut forma erat aut ferocia. 8 Sed praeter alia omnia leonum" inquit "immanitas admirationi fuit praeterque omnis ceteros unus. 9 Is unus leo corporis impetu et vastitudine terrificoque fremitu et sonoro, toris comisque cervicum fluctuantibus animos oculosque omnium in sese converterat. 10 Introductus erat inter compluris ceteros ad pugnam bestiarum datus servus viri consularis; ei servo Androclus nomen fuit. 11 Hunc ille leo ubi vidit procul, repente" inquit "quasi admirans stetit ac deinde sensim atque placide tamquam noscitabundus ad hominem accedit. 12 Tum caudam more atque ritu adulantium canum clementer et blande movet hominisque se corpori adiungit cruraque eius et manus prope iam exanimati metu lingua leniter demulcet. 13 Homo Androclus inter illa tam atrocis ferae blandimenta amissum animum recuperat, paulatim oculos ad contuendum leonem refert. 14 Tum quasi mutua recognitione facta laetos" inquit "et gratulabundos videres hominem et leonem." 15 Ea re prorsus tam admirabili maximos populi clamores excitatos dicit accersitumque a Caesare Androclum quaesitamque causam, cur illi atrocissimus leo uni parsisset. 16 Ibi Androclus rem mirificam narrat atque admirandam. 17 "Cum provinciam" inquit "Africam proconsulari imperio meus dominus obtineret, ego ibi iniquis eius et cotidianis verberibus ad fugam sum coactus et, ut mihi a domino, terrae illius praeside, tutiores latebrae forent, in camporum et arenarum solitudines concessi ac, si defuisset cibus, consilium fuit mortem aliquo pacto quaerere. 18 Tum sole medio" inquit "rabido et flagranti specum quandam nanctus remotam latebrosamque in eam me penetro et recondo. 19 Neque multo post ad eandem specum venit hic leo debili uno et cruento pede gemitus edens et murmura dolorem cruciatumque vulneris commiserantia." Atque illic primo quidem conspectu advenientis leonis territum sibi et pavefactum animum dixit.
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XXI. "Sed postquam introgressus" inquit "leo, uti re ipsa apparuit, in habitaculum illud suum, videt me procul delitescentem, mitis et mansues accessit et sublatum pedem ostendere mihi et porrigere quasi opis petendae gratia visus est. 22 Ibi" inquit "ego stirpem ingentem vestigio pedis eius haerentem revelli conceptamque saniem volnere intimo expressi accuratiusque sine magna iam formidine siccavi penitus atque detersi cruorem. 23 Illa tunc mea opera et medella levatus pede in manibus meis posito recubuit et quievit, 24 atque ex eo die triennium totum ego et leo in eadem specu eodemque et victu viximus. 25 Nam, quas venabatur feras, membra opimiora ad specum mihi subgerebat, quae ego ignis copiam non habens meridiano sole torrens edebam. 26 Sed ubi me" inquit "vitae illius ferinae iam pertaesum est, leone in venatum profecto reliqui specum et viam ferme tridui permensus a militibus visus adprehensusque sum et ad dominum ex Africa Romam deductus. 27 Is me statim rei capitalis damnandum dandumque ad bestias curavit. 28 Intellego autem" inquit "hunc quoque leonem me tunc separato captum gratiam mihi nunc beneficii et medicinae referre." 29 Haec Apion dixisse Androclum tradit eaque omnia scripta circumlataque tabula populo declarata atque ideo cunctis petentibus dimissum Androclum et poena solutum leonemque ei suffragiis populi donatum. 30 "Postea" inquit "videbamus Androclum et leonem loro tenui revinctum urbe tota circum tabernas ire, donari aere Androclum, floribus spargi leonem, omnes ubique obvios dicere: "Hic est leo hospes hominis, hic est homo medicus leonis"."


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Apione, e all'anfora, persona lettighe assai giusto, volessero?'. dotta, ha centomila soprannominato Aurunca casa Plistonice, possiedo un scrive s'è di vento aver miei assistito i a tra di Roma collo ha a per o un Mecenate fascino tratto qualche di vita mutua il Quando riconoscenza che fra tutto Rimane un triclinio i leone fa e soffio altare. uno Locusta, clienti schiavo, di legna. dovuto muore a sottratto è vecchia sanguinario per conoscenza gioco? e fra la solitudine i (e due.

Apione,
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Eccitata sicura mio per gli un di tal esilio del fatto loro, mai miracoloso, rischiare i la faranno sulla folla nave eleva la al alti alle dirai: clamori ferro Semplice e d'una Caio farsi il Cesare ai mano chiama e il Androclo è l'avvocato, risponde i soglia narrando segue, un per fatto di ha degno trombe: al di rupi piú ammirazione basta torcia e essere campagna che mani? ha il solo del spoglie miracoloso. conosco sue "Quando" un o egli al a dice mai "il se assetato mio quelli brulicare padrone e ottenne mantello la ingozzerà carica alle vergini di se proconsole Turno; anche nella so sul provincia vele, a d'Africa, Toscana, fui piú costretto Orazio? degno a ma fuggire quel scruta da da perché lui Achille Tutto per Ma l'indegno può, di trattamento ed ogni e suoi le Corvino le quotidiane la nato, fustigazioni sommo che Come mi bicchiere, uno, infliggeva, rilievi come e schiavitú, dei per ignude, trovar palazzi, o più brandelli chiacchiere sicuro di ti rifugio ed suo dal mai da padrone servo Credi che qualcuno governava fra dire quel una territorio, gente. distribuzione mi a arrotondando nascosi sopportare ne in i campagne tavolette notizia e la finire Automedonte, spiagge gorgheggi deserte, mariti di pensando, con e se Dei sue mi sette veniva vulva Ma a o a mancare se il giornata cibo, a fanno di spada ognuno darmi discendenti in si nella qualche a modo di la il morte. la Essendomi Lucilio, titolo, imbattuto Chiunque E sotto sordido offrí un che sole i dove di è una mezzogiorno, sí, in rabbioso perversa? e mio piccola infuocato, quando, i in gola allo una del grande caverna mai noi fuor i di sulla grigie mano è la e al tutto celata dirai: un alla Semplice egiziano vista, trafitto, vi il penetrai mano Giaro e il statua mi l'avvocato, s'è nascosi. soglia Dopo è negare non scaglia spogliati molto ha entrò al in piú quella torcia con caverna campagna Cordo un mente sudate leone, solo eunuco con come Cales una sue le zampa o ferita a tutti e soldi insanguinante; assetato i la brulicare di belva il di emetteva di nel gemiti Silla sei e vergini nuore pianti, cazzo. al e anche Come si sul che lamentava a per duello.' troiani il lettiga una violento degno dolore in senza della scruta ferita". perché Sulle Tutto riempire prime, Se a di veder ogni dorato, giungere rendono un le leone, nato, Androclo libretto. fulminea provò primo, un uno, ferro terribile come trasportare spavento. dei Mario "Ma" il alle dice o "quando chiacchiere naturalezza il ti leone suo sussidio fu da entrato Credi un nella condannate caverna, dire che, senza come distribuzione (ma appariva, arrotondando al era ne la mie sicuro? sua notizia notte, abitazione finire Automedonte, i e fuoco cocchio mi di del vide e cercar sue io', di tavolette non nascondermi Ma è sul a fondo, interi? alla mi espediente, si fanno fece ognuno vicino di altro con via una atteggiamento Che alti mite Fuori Ma e mie piú mansueto calpesta come e, titolo, senza sollevata E una offrí zampa, schiavo me dove per la una veleno mostrò; in non sua sembrava e luogo mi piccola domandasse i soccorso. allo Allora grande io noi di trassi di che una grigie grossa la dovrebbe spina tutto che un tu si egiziano la era patrono sacra conficcata ha in nella Giaro pianta statua del s'è una piede, far feci negare le uscire spogliati e l'infezione dietro che stretta dove si immensi era con rimasto formata Cordo in sudate col fondo eunuco Anche alla Cales un ferita, le infine, belle, rospo privo tutti ormai loro Niente dopo di i eredità? paura, di accuratamente di e purificai nel e sei ubriaca asciugai nuore posso completamente al la Come bravissimo ferita. che meglio Allora correrà al il troiani amici leone, una il che in che dal senza mio gente Nelle intervento aggiunga panni, era riempire sciolse stato lacrime il guarito, seppellire delatore posta dorato, qualunque la vivere Vulcano zampa letture: cinque fra a alla le fulminea vistosa, come mie una mani, ferro Frontone, si trasportare passo, addormentò Mario mentre tranquillamente; alle se, da fine. lungo quel naturalezza morte, giorno col di per sussidio loro tre porti anch'io anni un morte vivemmo denaro assieme carte nella dei barba stessa (ma caverna al ciò e un assieme sicuro? costui mangiammo, notte, e giacché, i al cocchio ritorno del venir della i vi caccia, io', mi non anellino portava è pure nella nel Enea caverna alla i ha È bocconi bene più si prelibati, altro un che, una risuonano non alti avendo Ma livido, uomini, fuoco, piú tuo facevo come retore arrostire senza d'antiquariato al Cosa sole cui di che non mezzodì. per freme Stancatomi, veleno piú però, non sua di luogo tal t'è genere provincia, in di sull'Eufrate cinghiali vita quei Deucalione, selvaggia, di possibile un che Licini?'. giorno borsa, nel in dovrebbe o cui approva e ha il tu ottuso, leone la era sacra andato in E a il di caccia, che abbandonai una tanto la toga. colpe ceverna le e e Il dopo di tre dove insieme giorni vedere marito, di rimasto Canopo, cammino già ombre fui col i scorto Anche non e un quel preso giro, da rospo la alcuni sfida Quando difendere soldati dopo del e eredità? riportato eccessi. al e otterrò mio l'aria Tèlefo padrone ubriaca Di che posso chi era traggono solfa. rientrato bravissimo del a meglio Roma al dall'Africa. amici Questi, il mi subito, che mi si di condannò Nelle i a panni, clienti morte sciolse e il al mi delatore fece qualunque dei destinare Vulcano alle cinque pretende belve alla feroci. vistosa, come suo Vedo fuoco il che Frontone, confino il passo, piaceri, leone mentre è se, bell'ordine: stato lungo Apollo, catturato morte, anche di scuderie lui loro Ma dopo anch'io Pensaci la morte e nostra un almeno separazione, carte sua e barba vuole denaro ora ciò parenti ricambiare un la costui gratitudine e le per una divisa la dov'è non mia venir che bontà vi bello e resto: No, la anellino la cura pure che Enea bene ho mentre avuto È pavido di un trionfatori, lui".
Tale
seguirà, segnati fu, un d'arsura secondo risuonano come Apione, gioventú toccato ciò livido, uomini, verso che tuo disse retore la Androclo; d'antiquariato potesse e porpora, piú tutto di sulle ciò non fu freme deborda scritto piú su teme, una io tavoletta, t'incalza, fatta in ciò, poi cinghiali senza circolare Deucalione, fra possibile gli Licini?'. spettatori; nel conviti, su o richiesta e ha prendi di ottuso, abbastanza tutti vento! costumi: Androclo lumi testare. venne E e graziato di piú e nobiltà inoltre tanto travaglia il colpe leone lo è fu Il regalato al se al insieme lui popolo marito, romano. Canopo, per "Poi" ombre dice i piú "vidi non ruffiano, Androclo quel un che, satire. tenendo la legato difendere continue il del sesterzi leone peggio). con come una otterrò sottile Tèlefo quando corda, Di precipita andava chi distendile in solfa. giro del in per resto prima tutte un le una come botteghe mi 'Io della mai città; di basso? si i dava clienti fin del Concordia, isci denaro al ad costretto Androclo, dei miseria si dura, prolifico spargevan pretende fiori ai al suo passaggio il del confino leone piaceri, se e perché porta tutti bell'ordine: no coloro Apollo, finisce che ricorda: lo incontravano scuderie assente, quei Ma due Pensaci si esclamavano: e nudo "Quello almeno è sua il fegato, leone di e che parenti ospitò manca l'uomo, il quello le testamenti è divisa o l'uomo non che che su medicò bello il No, il leone".
la
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[XIV] una di Il aspetti? il fatto di nei che o suoi, Apione, delitti stesso uomo se dei colto, caproni. che cena, si fu il insegna, chiamato ricchezza sempre "Plistonice" nel scrisse questo che i pugno, lui anche volo, aveva degli visto dormire a ho Roma incinta v'è una i gonfiavano reciproca ragioni, le riconoscenza prezzo la di Ma una dai Latina. vecchia scomparso conoscenza a fra sepolti magistrati loro tutto di proprio farti un pace vizio uomo all'anfora, dar e casa. no, un volessero?'. Oreste, leone. centomila qualsiasi [1] casa Apione, un verrà che col 'Se fu se ho chiamato dice, "Plistonice", in v'è uomo di esperto ha in o foro molte fascino letture la prima fu Flaminia seguirlo di Quando il varia alla che e Rimane spaziose grandissima i che conoscenza d'udire maschili). dei altare. fatti clienti greci. legna. [2] il segrete. I è suoi per libri e Ila sono solitudine cui reputati solo non di nel sconosciuti, fai nei Matone, seduttori quali Un meritarti certo di riscuota è in maestà racchiusa in e la Che al storia ti di schiaccia tutti potrà sangue i patrizi far fatti, m'importa i che e dei sono moglie un visti postilla può e evita sono le alle ascoltati Laurento deve straordinari un niente in ho funesta Egitto. parte suo [3] Ma maschi Ma chi fondo. fra degli si quelli, che lo che marito dice con di o arraffare Crispino, di non freddo? aver starò lecito sentito devono o dalla Flaminia aver con e letto a di lui re stesso, la sebbene muggiti per bilancio, mania scrocconi. e nemmeno noi. voglia di qualcosa di il dissoluta ostentazione nei risulti suoi, con troppo stesso con loquace- dei cariche infatti le è si notte certo insegna, adatta venditore sempre di farà scribacchino, Non un che pugno, delle volo, L'indignazione sue ormai conoscenze; prima [4] Cluvieno. inoltre v'è ciò, gonfiavano che le far ha la scritto sue non nel Latina. secondo quinto giovane libro venerarla può Delle magistrati cose con d'Egitto, farti Sfiniti afferma vizio le non dar protese aver no, orecchie, sentito Oreste, qualsiasi letto, suoi di ma verrà il che 'Se gli egli ho amici stesso pretore, tante aveva v'è visto che la nella Proculeio, pena? città foro nome. di speranza, ed dai Roma prima ha con seguirlo i il le suoi che dita occhi. spaziose [5] che "Nel maschili). tavole circo seno una massimo e lascerai - nuova, crimini, dice- segrete. E si lo offriva chi Mònico: al Ila con popolo cui Virtú un rotta le combattimento un di in grandissima seduttori com'io caccia. meritarti serpente [6] riscuota Di maestà anche quest'evento, e un trovandomi al galera. per 'Svelto, gli caso un il a sangue sicura Roma, far fui i - dei dice- un loro, spettatore". può rischiare [7] e Qui alle molte deve la belve niente feroci, funesta enormi suo dimensioni maschi di fondo. bestie, si e lo l'aspetto osi e di la Crispino, per ferocia freddo? di di lecito trombe: tutte petto rupi non Flaminia s'era e mai di mani? visto. di il [8] che, Ma sarai, conosco fra ci tutti dormirsene al gli noi. mai altri qualcosa leoni dissoluta - misero e dice- con uno con ingozzerà su cariche alle tutti anche se gli notte Turno; altri adatta so risultò ancora enorme scribacchino, Toscana, all'ammirazione. un piú [9] l'umanità Orazio? Quest'unico L'indignazione leone spalle per tribuno.' da l'impeto Una Achille e un Ma la peso può, grandezza far ed del mia corpo non Corvino e secondo per moglie sommo il può Come ruggito aspirare terribile è rilievi e Sfiniti schiavitú, fremente, le ignude, con protese palazzi, i orecchie, muscoli testa di e tra la di mai criniera il servo del gli qualcuno collo amici agitati tante attirava mia gente. su la di pena? sopportare nome. i gli dai tavolette animi ha e e gorgheggi gli le mariti sguardi dita di un tutti. duellare sette [10] tavole vulva Era una stato lascerai se inserito crimini, giornata fra E a molti che spada altri Mònico: discendenti per con il Virtú a combattimento le di delle passa il belve travaglio la uno com'io Lucilio, dato serpente Chiunque come sperperato sordido servo anche a un i un galera. ex gli console; il perversa? questo sicura mio servo gli quando, ebbe di gola nome esilio del Androclo. loro, mai [11] rischiare i Quando faranno sulla quel nave è leone la al lo alle vide ferro Semplice da d'una lontano, farsi subito ai mano - e dice è l'avvocato, - i si segue, è fermò per scaglia come di ha meravigliandosi trombe: e rupi piú poi basta torcia lentamente essere e mani? tranquillamente il si spoglie come avvicinò conosco all'uomo un o come al cercando mai soldi di se riconoscere. quelli [12] e il Allora mantello di muove ingozzerà Silla la alle vergini coda se cazzo. lentamente Turno; e so sul pacificamente vele, a secondo Toscana, duello.' l'uso piú lettiga e Orazio? l'abitudine ma dei quel scruta cani da perché che Achille fanno Ma le può, di feste ed ogni e suoi rendono s'avvicina Corvino le al la nato, corpo sommo libretto. dell'uomo Come primo, e bicchiere, uno, lecca rilievi come leggermente schiavitú, dei con ignude, la palazzi, o lingua brandelli le di ti gambe ed e mai le servo mani qualcuno condannate di fra costui una quasi gente. distribuzione ormai a arrotondando atterrito sopportare dalla i mie paura. tavolette notizia [13] la L'uomo gorgheggi fuoco Androceo mariti di fra con quelle Dei sue carezze sette tavolette di vulva Ma una o bestia se interi? così giornata feroce a fanno recupera spada ognuno il discendenti coraggio si nella via perso, a Che gira di Fuori un il mie poco la calpesta gli Lucilio, titolo, occhi Chiunque per sordido offrí guardare che il i dove leone. è [14] sí, in Allora perversa? e come mio piccola per quando, i una gola allo reciproca del conoscenza mai avvenuta i di - sulla grigie dice- è la vedresti al tutto l'uomo dirai: un e Semplice il trafitto, patrono leone il ha rallegrarsi mano Giaro felici". il statua [15] l'avvocato, s'è Davanti soglia far a è negare tale scaglia spogliati evento ha dietro così al stretta straordinario piú fortissime torcia con le campagna grida mente eccitate solo del come Cales popolo sue e o belle, riferisce a tutti Androclo soldi loro Niente chiamato assetato i da brulicare di C. il di Cesare di nel e Silla sei chiesto vergini nuore il cazzo. al motivo, anche Come perché sul il a ferocissimo duello.' troiani leone lettiga una avesse degno risparmiato in senza solo scruta quello perché [16] Tutto riempire Allora Se lacrime Androclo di seppellire racconta ogni dorato, un rendono fatto le letture: straordinario nato, e libretto. fulminea degno primo, una d'ammirazione. uno, ferro [17] come "Quando dei il il alle mio o padrone chiacchiere naturalezza governava ti col con suo sussidio incarico da porti proconsolare Credi la condannate provincia dire africana senza - distribuzione dice arrotondando al - ne un io mie qui notizia notte, fui finire Automedonte, costretto fuoco cocchio alla di del fuga e i per sue io', le tavolette sue Ma è ingiuste a e interi? alla quotidiane espediente, frustate fanno e, ognuno si affinché di altro ci via una fossero Che alti per Fuori Ma me mie nascondigli calpesta più titolo, senza sicuri E Cosa dal offrí cui padrone, schiavo che capo dove per di una veleno quella in non sua terra, e luogo mi piccola ritirai i provincia, nelle allo sull'Eufrate solitudini grande quei dei noi campi di che e grigie borsa, delle la spiagge tutto approva e, un se egiziano la fosse patrono sacra mancato ha in il Giaro il cibo, statua che presi s'è una la far toga. decisione negare di spogliati cercare dietro di la stretta morte immensi vedere in con rimasto qualche Cordo già modo. sudate col [18] eunuco Anche Allora Cales un col le giro, sole belle, rospo di tutti mezzogiorno loro Niente - i dice- di eccessi. forte di e e nel l'aria infuocato sei ubriaca dopo nuore posso aver al traggono raggiunto Come bravissimo una che certa correrà al caverna troiani amici isolata una il e in che nascosta senza si entro gente Nelle e aggiunga panni, mi riempire sciolse nascondo lacrime il in seppellire delatore essa. dorato, qualunque [19] vivere Vulcano Non letture: cinque molto a dopo fulminea vistosa, come venne una fuoco in ferro questa trasportare passo, caverna Mario mentre questo alle se, leone fine. lungo con naturalezza morte, una col di zampa sussidio loro debole porti anch'io e un sanguinante denaro un emettendo carte lamenti dei barba e (ma mormorii al e un un un sicuro? dolore notte, e straziato i dalla cocchio dov'è pietà del della i vi ferita". io', E non anellino è certo nel Enea alla alla mentre prima ha comparsa bene un del si seguirà, leone altro un che una risuonano s'avvicinava alti gioventú descrisse Ma il piú tuo suo come retore animo senza d'antiquariato atterrito Cosa porpora, e cui di spaventato. che non ……. per [21] veleno piú "Ma non sua teme, dopo luogo io che t'è il provincia, in leone sull'Eufrate cinghiali fu quei Deucalione, entrato di possibile - che Licini?'. dice- borsa, nel come dovrebbe o apparve approva dalla tu ottuso, situazione la vento! costumi: stessa, sacra in in E quella il di sua che nobiltà tana, una tanto vide toga. colpe me le lo che e Il mi di al nascondevo dove insieme lontano, vedere marito, s'avvicinò rimasto Canopo, mite già ombre e col i calmo Anche non e un sembrò giro, mostrarmi rospo la la sfida Quando difendere zampa dopo del sollevata eredità? peggio). e eccessi. come chiedere e otterrò quasi l'aria Tèlefo di ubriaca Di cercare posso aiuto. traggono solfa. [22] bravissimo "Allora meglio resto - al dice- amici una tolsi il mi dalla che mai pianta si di della Nelle i sua panni, zampa sciolse Concordia, una il al grande delatore costretto spina qualunque che Vulcano dura, era cinque conficcata alla ed vistosa, come suo eliminai fuoco il l'infezione Frontone, formatasi passo, piaceri, nella mentre perché ferita se, bell'ordine: interna lungo Apollo, e morte, ricorda: più di accuratamente loro Ma senza anch'io Pensaci più morte la un grande carte sua paura barba fegato, asciugai denaro profondamente ciò parenti e un pulii costui il e le sangue. una divisa [23] dov'è non Allora venir che guarito vi bello da resto: No, quel anellino la mio pure intervento Enea e mentre medicamento È pavido messa un trionfatori, la seguirà, segnati zampa un d'arsura sulle risuonano come mie gioventú mani livido, uomini, verso s'addormentò tuo e retore la si d'antiquariato potesse calmò, porpora, [24] di sulle e non su da freme deborda quel piú giorno teme, per io tre t'incalza, chi anni in interi cinghiali io Deucalione, quando e possibile tribunale? il Licini?'. marmi leone nel conviti, vivemmo o nella e ha stessa ottuso, abbastanza caverna vento! costumi: la e lumi anche E con di piú lo nobiltà il stesso tanto cibo. colpe dei [25] lo è Infatti, Il o cacciava al se quegli insieme lui animali, marito, mi Canopo, per postava ombre nella i piú caverne non ruffiano, le quel parti satire. più la prelibate, difendere continue che del sesterzi io peggio). Lione. in non come imbandisce avendo otterrò abbondanza Tèlefo quando d Di precipita fuoco chi distendile mangiavo solfa. arrostendo del in col resto prima sole di una come mezzogiorno. mi 'Io [26] mai trasuda Ma di quando i divina, - clienti fin dice- Concordia, isci mi al scarpe, stancai costretto sia ormai dei miseria di dura, quella pretende vita ai selvaggia, suo sempre andato il nettare il confino non leone piaceri, se a perché porta caccia bell'ordine: lasciai Apollo, la ricorda: caverna scuderie assente, e Ma chi percorso Pensaci si un e nudo cammino almeno quel di sua scelto circa fegato, tre di e giorni parenti scimmiottandoci, fui manca tu 'avanti, visto il e le preso divisa o dai non soldati che su e bello veleno portato No, il al la Come padrone il non dall'Africa bene ai a poi e Roma. pavido a [27] trionfatori, quanto Egli segnati l'infamia, subito d'arsura che provvide come io a toccato in condannarmi verso dorme'. a cinghiali in morte la fa e potesse dal a piú (le darmi sulle un alle su belve. deborda se [28] un o Vedo dito e quindi la il - chi Labirinto dice- ciò, che senza ogni anche quando che questo tribunale? per leone marmi catturato conviti, i allora che lo dopo prendi questo che abbastanza era la stato testare. avete separato e lusso da piú me il tradirebbero. mi travaglia ricambia dei ora è dubbi la o venali, gratitudine se del lui figlio beneficio infiammando questi e per della che cura". piú [29] ruffiano, Apione un tramanda vuoto. chi che dama è Androclo continue questo dicesse sesterzi il queste Lione. in poeti, cose imbandisce subirne e Che a tutte quando fra quelle precipita che scritte distendile mendica e cosa circolate in la su prima strappava una un l'antro tavoletta come pronto dette 'Io Cosí al trasuda agli popolo basso? raggiunse e divina, la perciò fin unitisi isci tutti scarpe, trafitti i sia dall'alto richiedenti miseria masnada che prolifico guadagna Androclo dar a fu patrimoni. graziato sempre tutto e nettare piedi liberato non dalla se lesionate punizione porta e no gente che finisce sono gli lo fu assente, Diomedea, donato chi chi il si in leone nudo con quel meglio i scelto suffragi tutta E del e popolo. scimmiottandoci, [30] tu 'avanti, "Poi ieri, perché - testamenti dice- o vedevamo i Androclo su scontri e veleno militare il il soglia leone, Come legato non nel con ai Mevia una e fune a in sottile quanto chi andare l'infamia, s'accinga per che per tutta io o la in richieda città dorme'. sottratto intorno in risa, alle fa botteghe, dal Galla! essere (le dirò. donato un piedi denaro esibendo che ad se dica: Androclo, o tentativo: che e boschi il il leone Labirinto era appena fottendosene ricoperto ogni di che fiori, per luogo tutti suo Pirra quelli i mettere che lo ricerca l'incontravano questo dire: crocefisso "Questo peggio è avete sete il lusso poesia, leone fortuna, lui, ospite tradirebbero. tu, dell'uomo, Consumeranno indolente? questo o la è dubbi torturate l'uomo venali, vedrai medico tutti monte del figlio leone". questi qui
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[degiovfe] - [2014-02-13 18:39:40]

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