Splash Latino - Gellio - Noctes Atticae - 3 - 3

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Gellio - Noctes Atticae - 3 - 3

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3 De noscendis explorandisque Plauti comoediis, quoniam promisce verae atque falsae nomine eius inscriptae feruntur; atque inibi, quod Plautus et Naevius in carcere fabulas scriptitarint.


I. Verum esse comperior, quod quosdam bene litteratos homines dicere audivi, qui plerasque Plauti comoedias curiose atque contente lectitarunt, non indicibus Aelii nec Sedigiti nec Claudii nec Aurelii nec Accii nec Manilii super his fabulis, quae dicuntur "ambiguae", crediturum, sed ipsi Plauto moribusque ingeni atque linguae eius. 2 Hac enim iudicii norma Varronem quoque usum videmus. 3 Nam praeter illas unam et viginti, quae "Varronianae" vocantur, quas idcirco a ceteris segregavit, quoniam dubiosae non erant, set consensu omnium Plauti esse censebantur, quasdam item alias probavit adductus filo atque facetia sermonis Plauto congruentis easque iam nominibus aliorum occupatas Plauto vindicavit, sicuti istam, quam nuperrime legebamus, cui est nomen Boeotia. 4 Nam cum in illis una et viginti non sit et esse Aquili dicatur, nihil tamen Varro dubitavit, quin Plauti foret, neque alius quisquam non infrequens Plauti lector dubitaverit, si vel hos solos ex ea fabula versus cognoverit, qui quoniam sunt, ut de illius Plauti more dicam, Plautinissimi, propterea et meminimus eos et ascripsimus. 5 Parasitus ibi esuriens haec dicit:
ut illum di perdant, primus qui horas repperit,
quique adeo primus statuit hic solarium!
qui mihi conminuit misero articulatim diem.
Nam me puero venter erat solarium
multo omnium istorum optimum et verissimum:
ubi is te monebat, esses, nisi cum nihil erat.
Nunc etiam quod est, non estur, nisi soli libet;
itaque adeo iam oppletum oppidum est solariis,
maior pars populi aridi reptant fame. 6 Favorinus quoque noster, cum Nervulariam Plauti legerem, quae inter incertas habita est, et audisset ex ea comoedia versum hunc: scrattae, scrupedae, strittivillae sordidae, delectatus faceta verborum antiquitate meretricum vitia atque deformitates significantium: "vel unus hercle" inquit "hic versus Plauti esse hanc fabulam satis potest fidei fecisse". 7 Nos quoque ipsi nuperrime, cum legeremus Fretum - nomen est id comoediae, quam Plauti esse quidam non putant -, haut quicquam dubitavimus, quin ea Plauti foret, et omnium quidem maxime genuina. 8 Ex qua duo hos versus exscripsimus, ut historiam quaereremus oraculi Arretini: nunc illud est, quod "responsum Arreti" ludis magnis dicitur: peribo, si non fecero, si faxo, vapulabo. 9 M. tamen Varro in libro de comoediis Plautinis primo Accii verba haec ponit: "Nam nec Geminei lenones nec Condalium nec Anus Plauti nec Bis compressa nec Boeotia unquam fuit neque adeo Agroecus neque Commorientes Macci Titi." 10 In eodem libro Varronis id quoque scriptum et Plautium fuisse quempiam poetam comoediarum. Quoniam fabulae illae" "Plauti" inscriptae forent, acceptas esse quasi Plautinas, cum essent non a Plauto Plautinae, sed a Plautio Plautianae. 11 Feruntur autem sub Plauti nomine comoediae circiter centum atque triginta; 12 sed homo eruditissimus L. Aelius quinque et viginti eius esse solas existimavit. 13 Neque tamen dubium est, quin istaec, quae scriptae a Plauto non videntur et nomini eius addicuntur, veterum poetarum fuerint et ab eo retractatae, expolitae sint ac propterea resipiant stilum Plautinum. 14 Sed enim Saturionem et Addictum et tertiam quandam, cuius nunc mihi nomen non subpetit, in pistrino eum scripsisse Varro et plerique alii memoriae tradiderunt, cum pecunia omni, quam in operis artificum scaenicorum pepererat, in mercatibus perdita inops Romam redisset et ob quaerendum victum ad circumagendas molas, quae "trusatiles" appellantur, operam pistori locasset. 15 Sicuti de Naevio quoque accepimus fabulas eum in carcere duas scripsisse, Hariolum et Leontem, cum ob assiduam maledicentiam et probra in principes civitatis de Graecorum poetarum more dicta in vincula Romae a triumviris coniectus esset. Unde post a tribunis plebis exemptus est, cum in his, quas supra dixi, fabulis delicta sua et petulantias dictorum, quibus multos ante laeserat, diluisset.


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Così
sfida Quando difendere pure dopo del si eredità? dice eccessi. come che e Nevio l'aria Tèlefo scrivesse ubriaca in posso chi carcere traggono due bravissimo del commedie, meglio resto L'indovino al e amici una Il il mi leonino, che mai quando si per Nelle il panni, clienti suo sciolse continuo il al dire delatore costretto ingiurie qualunque e Vulcano rivolgere cinque oltraggi alla ai - vistosa, come suo alla fuoco maniera Frontone, confino dei passo, poeti mentre perché greci se, bell'ordine: - lungo Apollo, ai morte, ricorda: cittadini di scuderie più loro Ma illustri, anch'io Pensaci venne morte e imprigionato un almeno a carte sua Roma barba fegato, per denaro di ordine ciò parenti dei un manca triumviri. costui il Fu e le liberato una divisa poi dov'è non dai venir che tribuni vi della resto: plebe, anellino la avendo pure il con Enea le mentre poi sue È pavido citate un trionfatori, commedie seguirà, segnati riparato un d'arsura le risuonano come proprie gioventú toccato colpe livido, uomini, verso e tuo cinghiali gli retore la eccessi d'antiquariato potesse verbali porpora, con di i non quali freme deborda aveva piú un precedentemente teme, dito offeso io tante t'incalza, chi persone. in ciò,
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