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Fedro - Fabularum Phaedri - Liber Quartus - De Leone Regnante

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Tacere tormentum, poenast loqui.

Cum se ferarum regem fecisset leo,
et aequitatis vellet famam consequi,
a pristina deflexit consuetudine,
atque inter illas tenui contentus cibo
sancta incorrupta iura reddebat fide.
Postquam labare coepit paenitentia,

et mutare non posset naturam,
coepit aliquos ducere in secretum et fallacia
quaerere si ei os puteret. Illos qui dicebant
"putet," et qui dicebant "non putet," omnes
tamen laniabat, ita ut saturaretur sanguine.
Cum multis hoc fecisset, postea simium
interrogabat si putorem haberet in ore.
Ille quasi cinnamomum dixit fragrare et
quasi deorum altaria. Leo erubuit laudatorem,
sed, ut deciperet, mutavit fidem et quaesivit
fraudem, atque languere se simulabat.
Continuo venerunt medici; qui, ut venas
consideraverunt pulsum sanum ut viderunt,
suaserunt ei sumere cibum aliquem qui
levis esset et tolleret fastidium pro digestione,
ut regibus omnia licent. "Ignota est" inquit
"mihi caro simii; vellem illam probare.
" Ut est locutus, statim necatur beniloquus
simius, ut eius carnem cito escam sumeret.
Una enim est poena loquentis et non loquentis.


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