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Curzio Rufo - Historiarum Alexandri Magni - Liber X - 3

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III. Quis crederet saevam paulo ante contionem obtorpuisse subito metu, et cum ad supplicium videret trahi nihilo ausos graviora quam ceteros? Sive nominis, quod gentes, quae sunt sub regibus, inter deos colunt, sive propria ipsius veneratio, sive fiducia tanta vi exercentis imperium conterruit eos: singulare certe ediderunt patientiae exemplum, adeoque non sunt accensi supplicio commilitonum, cum sub noctem interfectos esse cognossent, ut nihil omiserint quod singuli magis oboedienter et pie facerent. Nam, cum postero die prohibiti aditu venissent Asiaticis modo militibus admissis, lugubrem totis castris edidere clamorem, denuntiantes protinus sese morituros, si rex perseveraret irasci. At ille pervicacis ad omnia, quae agitasset, animi peregrinorum militum contionem advocari iubet, Macedonibus intra castra cohibitis. Et cum frequentes coissent, adhibito interprete talem orationem habuit:

"Cum ex Europa traicerem in Asiam multas nobiles gentes, magnam vim hominum imperio meo me additurum esse sperabam. Nec deceptus sum quod de his credidi famae. Sed ad illa hoc quoque accessit, quod video fortes viros erga reges suos pietatis invictae. Luxu omnia fluere credideram et nimia felicitate mergi in voluptates. At, hercules, munia militiae hoc animorum corporumque robore aeque inpigre toleratis; et cum fortes viri sitis, non fortitudinem magis quam fidem colitis. Hoc ego non nunc primum profiteor, sed olim scio. Itaque et dilectum e vobis iuniorum habui, et vos meorum militum corpori inmiscui. Idem habitus, eadem arma sunt vobis. Obsequium vero et patientia imperii longe praestantior est quam ceteris. Ergo ipse Oxyartis Persae filiam mecum in matrimonio iunxi non dedignatus ex captiva liberos tollere. Mox deinde cum stirpem generis mei latius propagare cuperem, uxorem Darei filiam duxi, proximisque amicorum auctor fui ex captivis generandi liberos, ut hoc sacro foedere omne discrimen victi et victoris excluderem. Proinde genitos esse vos mihi, non ascitos milites credite. Asiae et Europae unum atque idem regnum est. Macedonum vobis arma do. Inveteravi peregrinam novitatem; et cives mei estis et milites. Omnia eundem ducunt colorem. Nec Persis Macedonum morem adumbrare, nec Macedonibus Persas imitari indecorum. Eiusdem iuris esse debent qui sub eodem rege victuri sunt.". ...


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