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Curzio Rufo - Historiarum Alexandri Magni - Liber Vii - 10

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X. Sogdiana regio maiore ex parte deserta est. Octingenta fere stadia in latitudinem vastae solitudines tenent. Ingens spatium rectae regionis est, per quam amnis,—Polytimetum vocant incolae,—fertur. Torrentem eum ripae in tenuem alveum cogunt; deinde caverna accipit et sub terram rapit. Cursus absconditi indicium est aquae meantis sonus, cum ipsum solum, sub quo tantus amnis fluit, ne modico quidem resudet humore.

Ex captivis Sogdianorum ad regem XXX nobilissimi corporum robore eximio perducti erant. Qui ut per interpretem cognoverunt iussu regis ipsos ad supplicium trahi, carmen laetantium modo canere, tripudiisque et lasciviori corporis motu gaudium quoddam animi ostentare coeperunt. Admiratus est rex tanta magnitudine animi oppetere mortem, revocari eos iussit, causam tam effusae laetitiae, cum supplicium ante oculos haberent, requirens. Illi, si ab alio occiderentur, tristes morituros fuisse respondent; nunc a tanto rege, victore omnium gentium, maioribus suis redditos honestam mortem, quam fortes viri voto quoque expeterent, carminibus sui moris laetitiaque celebrare. Tum rex admiratus magnitudinem animi: "Quaero", inquit, "an vivere velitis non inimici mihi, cuius beneficio victuri estis?" Illi nunquam se inimicos ei, sed bello lacessitos se inimicos hosti fuisse respondent: si quis ipsos beneficio quam iniuria experiri maluisset, certaturos fuisse, ne vincerentur officio. Interrogantique, quo pignore fidem obligaturi essent, vitam quam acciperent pignori futuram esse dixerunt; reddituros quandoque repetisset. Nec promissum fefellerunt. Nam, qui remissi domos erant, fide continuere populares; quattuor inter custodes corporis retenti nulli Macedonum in regem caritate cesserunt.

In Sogdianis Peucolao cum III milibus peditum,—neque enim maiore praesidio indigebat,—relicto Bactra pervenit. Inde Bessum Ecbatana duci iussit interfecto Dareo poenas capite persoluturum. Isdem fere diebus Ptolomaeus et Maenidas peditum IIII milia et equites M adduxerunt mercede militaturos. Asander quoque ex Lycia cum pari numero peditum et D equitibus venit. Totidem ex Syria Asclepiodorum sequebantur; Antipater Graecorum VIII milia, in quis DC equites erant, miserat. Itaque exercitu aucto ad ea, quae defectione turbata erant, conponenda processit, interfectisque consternationis auctoribus quarto die ad flumen Oxum perventum est. Hic, quia limum vehit, turbidus semper, insalubris est potui. Itaque puteos miles coeperat fodere. Nec tamen, humo alte egesta, existebat humor; tandem in ipso tabernaculo regis conspectus est fons; quem quia tarde notaverant, subito extitisse finxerunt; rexque ipse credi voluit deum donum id fuisse. Superatis deinde amnibus Ocho et Oxo, ad urbem Margianam pervenit. Circa eam VI oppidis condendis electa sedes est. Duo ad meridiem versa, IIII spectantia orientem; modicis inter se spatiis distabant, ne procul repetendum esset mutuum auxilium. Haec omnia sita sunt in editis collibus: tum velut freni domitarum gentium, nunc originis suae oblita serviunt quibus imperaverunt.

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