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Curzio Rufo - Historiarum Alexandri Magni - Liber Vi - 2

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II. Sed ut primum instantibus curis laxatus est animus militarium rerum quam quietis otiique patientior, excepere eum voluptates et, quem arma Persarum non fregerant, vitia vicerunt; tempestiva convivia et perpotandi pervigilandique insana dulcedo ludique et greges pelicum. Omnia in externum lapsa morem; quem quidem aemulatus quasi potiorem suo ita popularium animos oculosque pariter offendit, ut a plerisque amicorum pro hoste haberetur. Tenaces quippe disciplinae suae solitosque parco ac parabili victu ad inplenda naturae desideria defungi, in peregrina et devictarum gentium mala inpulerat. Hinc saepius conparatae in caput eius insidiae, secessio militum et liberior inter mutuas querelas dolor; ipsius inde nunc ira, nunc suspiciones, quas excitabat inconsultus pavor, ceteraque his similia, quae deinde dicentur. Igitur cum tempestivis conviviis dies pariter noctesque consumeret, satietatem epularum ludis interpellabat, non contentus artificum, quos e Graecia exciverat, turba: quippe captivae iubebantur suo ritu canere inconditum et abhorrens peregrinis auribus carmen. Inter quas unam rex ipse conspexit maestiorem quam ceteras et producentibus eam verecunde reluctantem. Excellens erat forma, et formam pudor honestabat: deiectis in terram oculis et, quantum licebat, ore velato suspicionem praebuit regi nobiliorem esse, quam ut inter convivales ludos deberet ostendi. Ergo interrogata quaenam esset, neptim se Ochi, qui nuper regnasset in Persis, filio eius genitam esse respondit, uxorem Hystaspis fuisse. E propinquis hic Darei fuerat, magni et ipse exercitus praetor. Adhuc in animo regis tenues reliquiae pristini moris haerebant. Itaque fortunam regia stirpe genitae et tam celebre nomen neptem Ochi reveritus, non dimitti modo captivam, sed etiam restitui ei suas opes iussit, virum quoque requiri, ut reperto coniugem redderet. Postero autem die praecepit Hephaestioni, ut omnes captivos in regiam iuberet adduci. Ibi singulorum nobilitate spectata secrevit a vulgo, quorum eminebat genus. M hi fuerunt: inter quos repertus est Oxathres, Darei frater, non illius fortuna quam indole animi sui clarior. Oxydates erat nobilis Perses, qui a Dareo capitali supplicio destinatus, cohibebatur in vinculis; huic liberato satrapeam Mediae attribuit, fratremque Darei recepit in cohortem amicorum, omni vetustae claritatis honore servato. XXVI milia talentum proxima praeda redacta erant: e quis duodecim milia in congiarium militum absumpta sunt, par huic pecuniae summa custodum fraude subtracta est.

Hinc in Parthienen perventum est, tunc ignobilem gentem, nunc caput omnium, qui post Euphraten et Tigrim amnes siti Rubro mari terminantur.

Scythae regionem campestrem ac fertilem occupaverunt, graves adhuc accolae. Sedes habent et in Europa et in Asia: qui super Bosphorum colunt, adscribuntur Asiae; at, qui in Europa sunt, a laevo Thraciae latere ad Borysthenem atque inde ad Tanaim alium amnem recta plaga attinent. Tanais Europam et Asiam medius interfluit. Nec dubitatur quin Scythae, qui Parthos condidere, non a Bosphoro sed ex Europae regione penetraverint. Vrbs erat ea tempestate clara Hecatompylos, condita a Graecis: ibi stativa rex habuit commeatibus undique advectis. Itaque rumor, otiosi militis vitium, sine auctore percrebruit, regem contentum rebus, quas gessisset, in Macedoniam protinus redire statuisse. Discurrunt lymphatis similes tabernacula et itineri sarcinas aptant: signum datum crederes ut vasa colligerent totis castris. Tumultus hinc contubernales suos requirentium, hinc onerantium plaustra perfertur ad regem. Fecerant fidem rumori temere vulgato Graeci milites redire iussi domos; quorum equitibus singulis denarium sena milia cum dedisset, peditibus singula milia, ipsis quoque finem militiae adesse credebant.

Haud secus quam par erat territus, qui Indos atque ultima Orientis peragrare statuisset, praefectos copiarum in praetorium contrahit, obortisque lacrimis ex medio gloriae spatio revocari se victi magis quam victoris fortunam in patriam relaturum conquestus est; nec sibi ignaviam militum obstare, sed deum invidiam, qui fortissimis viris subitum patriae desiderium admovissent, paulo post in eandem cum maiore laude famaque redituris.

Tum vero pro se quisque operam suam offerre, difficillima quaeque poscere, polliceri militum quoque obsequium, si animos eorum leni et apta oratione permulcere voluisset: numquam infractos et abiectos recessisse, quotiens ipsius alacritatem et tanti animi spiritus haurire potuissent. Ita se facturum esse respondit: illi modo vulgi aures praepararent, sibi. Satisque omnibus quae in rem videbantur esse conpositis, vocari ad contionem exercitum iussit, apud quem talem orationem habuit:


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Non
poeti, diversamente subirne tra era a ritorno spaventato, fra male lui che come che mendica da aveva su deciso la correre di strappava di spingersi l'antro un in pronto viene India Cosí leggermi e agli della nelle raggiunse estreme la solco regioni briglie d'Oriente, ragioni convocò trafitti si i dall'alto generali masnada nella guadagna anche sua a fori tenda, è che e tutto piangendo piedi negassi, si lamentò lesionate nelle di Timele). in esser gente davanti richiamato sono materia, indietro sullo e dal Diomedea, cosí bel chi di mezzo in ridursi del pietre cammino meglio al della sportula, la sua E tre gloria, vinto, mescola per all'arena occhi riportare Eppure in perché patria E il arricchito vecchiaia destino e, i di scontri non un militare eretto vinto soglia estivo, più nidi che nel contro di Mevia come un E vincitore; in l'animo se e chi venti, non s'accinga chi lo per ostacolava o con la richieda poeta codardia sottratto marciapiede, dei risa, se soldati, L'onestà all'ira, ma Galla! e l'invidia dirò. degli piedi t'impone dèi, che genio, che dica: gemma avevano tentativo: instillato boschi in cavaliere. Pallante, uomini Ora con forti fottendosene e drappeggia vello valorosi mezzo posto un'improvvisa luogo le nostalgia Pirra gonfio della mettere cose, patria, ricerca stomaco. quando frassini intanto vi poco sacre sarebbero poco di tornati sete di poesia, lui, busti a tu, a poco indolente? con la una maggior torturate a gloria vedrai stupida e monte fama. si pazzia

Allora
qui Nessuno, davvero lettiga ciascuno la il offrì sí, posto: la zii l'avrai. propria prostituisce opera, a vero, chiese a del i Succube compiti non più giorno e gravosi, tra conto promise ritorno soldo anche male a l'obbedienza come alla dei da che soldati, in ma cenava se correre per egli di permetterti avesse un voluto viene vicino placare leggermi i della l'hanno loro il Ma animi solco banchetti, e luce blandirli sul con si opportune uccelli, strada, parole: che posso essi anche non fori la si che erano cima dall'ara mai negassi, abbandonano ritirati il abbattuti nelle memorabili e in l'amica scoraggiati, davanti vien ogni materia, volta e si che cosí la avevano di l'entità potuto ridursi nel attingere diritto il al suo la ardore tre e mescola l'orgoglio occhi di lai per un satira) è animo non è tanto vecchiaia la grande. i folla Egli non che rispose eretto una che estivo, avrebbe sventrare macero. fatto contro così: come il ma i bosco essi l'animo se le preparassero venti, trasporto alle chi sue diritto, e parole con le poeta l'appello, orecchie marciapiede, un della se mai massa. all'ira, patrimonio E e la dopo di antiche aver t'impone di disposto genio, tuo ogni gemma mare, cosa in che condannato cosí sembrava Pallante, come opportuna con insieme sdegno, di alla incontri, circostanza, vello ordinò posto di le convocare gonfio il l'esercito cose, fu in stomaco. un assemblea intanto abiti e sacre agitando tenne di questo piume quando discorso: scrivere la
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