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Curzio Rufo - Historiarum Alexandri Magni - Liber V - 6

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VI. Postero die, convocatos duces copiarum docet nullam infestiorem urbem Graecis esse quam regiam veterum Persidis regum: hinc illa inmensa agmina infusa, hinc Dareum prius, dein Xerxem Europae inpium intulisse bellum; excidio illius parentandum esse maioribus. Iamque Barbari deserto oppido qua quemque metus agebat diffugerant, cum rex phalangem nihil cunctatus inducit. Multas urbes refertas opulentia regia partim expugnaverat, partim in fidem acceperat, sed urbis huius divitiae vicere praeterita. In hanc totius Persidis opes congesserant Barbari: aurum argentumque cumulatum erat, vestis ingens modus, supellex non ad usum, sed ad ostentationem luxus conparata. Itaque inter ipsos victores ferro dimicabatur: pro hoste erat qui pretiosiorem occupaverat praedam, et, cum omnia quae recipiebant capere non possent, iam res non occupabantur, sed aestimabantur. Lacerabant regias vestes, ad se quisque partem trahentes, dolabris pretiosae artis vasa caedebant, nihil neque intactum erat neque integrum ferebatur, abrupta simulacrorum membra, ut quisque avellerat, trahebat. Neque avaritia solum, sed etiam crudelitas in capta urbe grassata est: auro argentoque onusti vilia captivorum corpora trucidabant, passimque obvii caedebantur, quos antea pretium sui miserabilis fecerat. Multi ergo hostium manus voluntaria morte occupaverunt, pretiosissima vestium induti e muris semetipsos cum coniugibus ac liberis in praeceps iacientes. Quidam ignes, quod paulo post facturus hostis videbatur, subiecerant aedibus, ut cum suis vivi cremarentur. Tandem suos rex corporibus et cultu feminarum abstinere iussit. Ingens captivae pecuniae modus traditur, prope ut fidem excedat. Ceterum aut de aliis quoque dubitabimus aut credemus in huius urbis gaza fuisse C et XX milia talentum: ad quae vehenda,namque ad usus belli secum portare decreverat,iumenta et camelos et a susis et a Babylone contrahi iussit. Accessere ad hanc pecuniae summam captis Parsagadis sex milia talentum. Cyrus Parsagada urbem condiderat, quam Alexandro praefectus eius Gobares tradidit.

Rex arcem Persepolis tribus milibus Macedonum praesidio relictis Nicarchiden tueri iubet. Tiridati quoque, qui gazam tradiderat, servatus est honos, quem apud Dareum habuerat; magnaque exercitus parte et inpedimentis ibi relictis, Parmeniona Craterumque praefecit. Ipse cum mille equitibus peditumque expedita manu interiorem Persidis regionem sub ipsum Vergiliarum sidus petiit, multisque imbribus et prope intolerabili tempestate vexatus procedere tamen quo intenderat perseveravit. Ventum erat ad iter perpetuis obsitum nivibus, quas frigoris vis gelu adstrinxerat; locorumque squalor et solitudines inviae fatigatum militem terrebant, humanarum rerum terminos se videre credentem. Omnia vasta, atque sine ullo humani cultus vestigio attoniti intuebantur et, antequam lux quoque et caelum ipsos deficerent, reverti iubebant. Rex castigare territos supersedit, ceterum ipse equo desiluit pedesque per nives et concretam glaciem ingredi coepit. Erubuerunt non sequi primum amici, deinde copiarum duces, ad ultimum milites. Primusque rex dolabra glaciem perfringens iter sibi fecit; exemplum regis ceteri imitati sunt. Tandem propemodum invias silvas emensi humani cultus rara vestigia et passim errantes pecorum greges repperere: et incolae, qui sparsis tuguriis habitabant, cum se callibus inviis saeptos esse credidissent, ut conspexere hostium agmen, interfectis qui comitari fugientes non poterant, devios montes et nivibus obsitos petiverunt. Inde per colloquia captivorum paulatim feritate mitigata tradidere se regi, nec in deditos gravius consultum. Vastatis inde agris Persidis vicisque conpluribus redactis in potestatem ventum est in Mardorum gentem bellicosam et multum a ceteris Persis cultu vitae abhorrentem. Specus in montibus fodiunt, in quos seque ac coniuges et liberos condunt; pecorum aut ferarum carne vescuntur. Ne feminis quidem pro naturae habitu molliora ingenia sunt: comae prominent hirtae, vestis super genua est, funda vinciunt frontem: hoc et ornamentum capitis, et telum est. Sed hanc quoque gentem idem fortunae impetus domuit. Itaque tricesimo die postquam a Persepoli profectus erat, eodem redit. Dona deinde amicis ceterisque pro cuiusque merito dedit; propemodum omnia, quae in ea urbe ceperat, distributa.


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