Splash Latino - Curzio Rufo - Historiarum Alexandri Magni - Liber Iv - 8

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Curzio Rufo - Historiarum Alexandri Magni - Liber Iv - 8

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VIII. Alexander ab Hammone rediens ut Mareotin paludem haud procul insula Pharo sitam venit, contemplatus loci naturam, primum in ipsa insula statuerat urbem novam condere; inde, ut adparuit magnae sedis insulam haud capacem esse, elegit urbi locum, ubi nunc est Alexandria, appellationem trahens ex nomine auctoris. Conplexus quidquid soli est inter paludem ac mare, octoginta stadiorum muris ambitum destinat et, qui exaedificandae urbi praeessent relictis, Memphin petit. Cupido, haud iniusta quidem, ceterum intempestiva, incesserat non interiora modo Aegypti, sed etiam Aethiopiam invisere; Memnonis Tithonique celebrata regia cognoscendae vetustatis avidum traheat paene extra terminos solis. Sed imminens bellum, cuius multo maior supererat moles, otiosae peregrinationi tempora exemerat. Itaque Aegypto praefecit Aeschylum Rhodium et Peucesten Macedonem, quattuor milibus militum in praesidium regionis eius datis, claustra Nili fluminis Polemonem tueri iubet: XXX ad hoc triremes datae; Africae deinde, quae Aegypto iuncta est, praepositus Apollonius, vectigalibus eiusdem Africae Aegyptique Cleomenes. Ex finitimis urbibus commigrare Alexandriam iussis, novam urbem magna multitudine inplevit. Fama est, cum rex orbem futuris muris polenta, ut Macedonum mos est, destinasset, avium greges advolasse, et polenta esse pastas; cumque id omen pro tristi a plerisque esset acceptum, respondisse vates, magnam illam urbem advenarum frequentiam culturam, multisque eam terris alimenta praebituram.

Regem, cum secundo amni deflueret, adsequi cupiens Hector, Parmenionis filius, eximio aetatis flore, in paucis Alexandro carus, parvum navigium conscendit pluribus, quam capere posset, inpositis; itaque mersa navis omnes destituit. Hector diu flumini obluctatus, cum madens vestis et adstricti crepidis pedes natare prohiberent, in ripam tamen semianimis evasit, et, ut primum fatigatus spiritum laxavit, quem metus et periculum intenderat, nullo adiuvante,quippe in diversum evaserant alii,exanimatus est. Amissi eius desiderio vehementer adflictus est, repertumque corpus magnifico extulit funere. Oneravit hunc dolorem nuntius mortis Andromachi, quem praefecerat Syriae: vivum Samaritae cremaverant. Ad cuius interitum vindicandum, quanta maxima celeritate potuit, contendit, advenientique sunt traditi tanti sceleris auctores. Andromacho deinde Memnona substituit, adfectisque supplicio qui praetorem interemerant tyrannos, inter quos Methymnaeorum Aristonicum et Ersilaum, popularibus vis tradidit; quos illi ob iniurias tortos necaverunt. Atheniensium deinde, Rhodiorum, et Chiorum legatos audit. Athenienses victoriam gratulabantur et, ut captivi Graecorum suis restituerentur, orabant; Rhodii et Chii de praesidio querebantur. Omnes, aequa desiderare visi inpetraverunt. Mytilenaeis quoque, ob egregiam in partes fidem, et pecuniam, quam in bellum inpenderant, reddidit, et magnam regionem finibus adiecit. Cypriorum quoque regibus, qui a Dareo defecerant ad ipsum et oppugnanti Tyrum miserant classem, pro merito honos habitus est. Amphoterus deinde, classis praefectus, ad liberandam Cretam missus,namque et Persarum et Spartanorum armis pleraque eius insulae obsidebantur,ante omnia mare a piraticis classibus vindicare iussus: quippe obnoxium praedonibus erat, bello utrimque in regem converso. His conpositis, Herculi Tyrio ex auro crateram cum XXX pateris dicavit, inminensque Dareo ad Euphraten iter pronuntiari iussit.


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Ettore,
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Aggravò
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Quindi
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