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Curzio Rufo - Historiarum Alexandri Magni - Liber Iv - 6

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VI. Dareus, desperata pace quam per litteras legatosque inpetrari posse crediderat, ad reparandas vires bellumque inpigre renovandum intendit animum. Duces ergo copiarum Babyloniam convenire, Bessum quoque, Bactrianorum praetorem, quam maximo posset exercitu coacto, descendere ad se iubet. sunt autem Bactriani inter illas gentes promptissimi, horridis ingeniis multumque a Persarum luxu abhorrentibus; siti haud procul Scytharum bellicosissima gente et rapto vivere adsueta semper in armis erant. Sed Bessus suspecta perfidia haud sane aequo animo in secundo se continens gradu regem terrebat: nam cum regnum adfectaret, proditio, qua sola id adsequi poterat, timebatur.

Ceterum Alexander, quam regionem Dareus petisset, omni cura vestigans tamen explorare non poterat, more quodam Persarum arcana regum mira celantium fide: non metus, non spes elicit vocem, qua prodantur occulta; vetus disciplina regum silentium vitae periculo sanxerat; lingua gravius castigatur quam ullum probrum, nec magnam rem Magi sustineri posse credunt ab eo cui tacere grave sit, quod homini facillimum voluerit esse natura. Ob hanc causam Alexander, omnium quae apud hostem gererentur ignarus, urbem Gazam obsidebat. Praeerat urbi Betis, eximiae in regem suum fidei, modicoque praesidio muros ingentis operis tuebatur. Alexander aestimato locorum situ agi cuniculos iussit, facili ac levi humo acceptante occultum opus: quippe multam arenam vicinum mare evomens; nec saxa cotesque, quae interpellent specus, obstant. Igitur, ab ea parte quam oppidani conspicere non possent, opus orsus, ut a sensu eius averteret, turres muris admoveri iubet. Sed eadem humus movendis inutilis turribus desidente sabulo agilitatem rotarum morata, et tabulata turrium perfringebat, multique vulnerabantur inpune, cum idem recipiendis qui admovendis turribus labor eos fatigaret. Ergo, receptui signo dato, postero die muros corona circumdari iussit, ortoque sole, priusquam admoveret exercitum, opem deum exposcens, sacrum patrio more faciebat: forte praetervolans corvus glebam, quam unguibus ferebat, subito amisit; quae, cum regis capiti incidisset, resoluta defluxit, ipsa autem avis in proxima turre consedit. Inlita erat turris bitumine ac sulphure, in qua alis haerentibus frustra se adlevare conatus a circumstantibus capitur. Digna res visa de qua vates consuleret; et erat non intactae a superstitione mentis. Ergo Aristander, cui maxima fides habebatur, urbis quidem excidium augurio illo portendi, ceterum periculum esse ne rex vulnus acciperet. Itaque monuit, ne quid eo die inciperet. Ille, quamquam unam urbem sibi, quominus securus Aegyptum intraret, obstare aegre ferebat, tamen paruit vati signumque receptui dedit. Hinc animus crevit obsessis, egressique porta recedentibus inferunt signa, cunctationem hostium suam fore occasionem rati. Sed acrius quam constantius proelium inierunt: quippe ut Macedonum signa circumagi videre, repente sistunt gradum. Iamque ad regem proeliantium clamor pervenerat, cum denuntiati periculi haud sane memor loricam tamen, quam raro induebat, amicis orantibus sumpsit et ad prima signa pervenit. Quo conspecto Arabs quidam, Darei miles, maius fortuna sua facinus ausus, gladium clipeo tegens quasi transfuga genibus regis advolvitur. Ille adsurgere supplicem recipique inter suos iussit. At Barbarus, gladio strenue in dextram translato, cervicem


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Dario, a disperando interi? alla della espediente, ha pace, fanno che ognuno si aveva di altro creduto via una di Che alti poter Fuori ottenere mie attraverso calpesta come lettere titolo, senza ed E ambasciatori, offrí cui si schiavo che dedicò dove per a una veleno riorganizzare in non sua le e luogo sue piccola forze i provincia, e allo sull'Eufrate a grande riprendere noi di la di guerra grigie borsa, con la rinnovata tutto approva lena. un tu Quindi egiziano la ordinò patrono sacra ai ha in capi Giaro il dell'esercito statua che di s'è una adunarsi far toga. a negare le Babilonia, spogliati e ed dietro di anche stretta a immensi vedere Besso, con governatore Cordo già dei sudate Battriani, eunuco Anche di Cales scendere le giro, da belle, rospo lui, tutti sfida Quando dopo loro Niente dopo aver i eredità? messo di eccessi. assieme di e un nel l'aria esercito sei il nuore posso più al traggono numeroso Come bravissimo possibile. che meglio Tra correrà al quelle troiani amici genti una il i in Battriani senza si sono gente i aggiunga panni, più riempire sciolse audaci, lacrime il di seppellire delatore indole dorato, qualunque semplice vivere ed letture: cinque assolutamente a alla alieni fulminea vistosa, come dal una fuoco lusso ferro Frontone, dei trasportare passo, Persiani: Mario mentre stanziati alle se, non fine. lontano naturalezza morte, dalla col di bellicosissima sussidio gente porti Scita, un erano denaro un sempre carte in dei armi (ma ed al ciò abituati un un a sicuro? costui vivere notte, e di i una razzie. cocchio dov'è Ma del venir Besso, i vi con io', resto: la non sua è pure sospetta nel Enea perfidia, alla preoccupava ha il bene re, si seguirà, perché altro un non una risuonano sopportava alti gioventú con Ma livido, uomini, animo piú tuo sereno come retore di senza d'antiquariato essere Cosa porpora, il cui secondo che non nella per freme gerarchia: veleno piú infatti, non sua teme, poiché luogo aspirava t'è t'incalza, al provincia, in regno, sull'Eufrate cinghiali se quei Deucalione, ne di possibile temeva che il borsa, tradimento, dovrebbe solo approva col tu quale la vento! costumi: egli sacra poteva in E conseguirlo.

Per
il di il che nobiltà resto una tanto Alessandro, toga. colpe pur le lo cercando e scrupolosamente di al di dove insieme conoscere vedere marito, verso rimasto quale già ombre regione col i Dario Anche si un fosse giro, satire. diretto, rospo tuttavia sfida Quando difendere non dopo del poteva eredità? venirlo eccessi. a e otterrò sapere, l'aria Tèlefo per ubriaca Di una posso chi certa traggono solfa. abitudine bravissimo del dei meglio Persiani, al che amici serbano il con che mai ammirevole si di fedeltà Nelle i panni, segreti sciolse Concordia, dei il loro delatore costretto sovrani: qualunque dei nessuna Vulcano dura, minaccia, cinque pretende nessuna alla ai lusinga vistosa, come suo cava fuoco il fuori Frontone, confino una passo, piaceri, parola mentre con se, bell'ordine: la lungo Apollo, quale morte, tradiscano di scuderie i loro Ma segreti; anch'io un'antica morte e disciplina un almeno dei carte sua re barba fegato, aveva denaro sancito, ciò parenti a un rischio costui della e vita, una divisa il dov'è non silenzio; venir la vi loquacità resto: è anellino la punita pure il più Enea bene duramente mentre poi di È pavido ogni un trionfatori, altra seguirà, segnati mancanza, un e risuonano come credono gioventú toccato che livido, uomini, verso nessuna tuo cinghiali grande retore la cosa d'antiquariato potesse possa porpora, piú esser di sulle osservata non su da freme colui piú per teme, dito il io la quale t'incalza, chi sia in ciò, gravoso cinghiali senza il Deucalione, quando tacere, possibile tribunale? la Licini?'. cosa nel conviti, più o che facile e ha prendi che ottuso, la vento! costumi: la natura lumi ha E e voluto di per nobiltà l'uomo. tanto travaglia Per colpe tale lo è motivo Il o ignaro al di insieme tutto marito, infiammando ciò Canopo, per che ombre che avveniva i piú presso non il quel un nemico, satire. vuoto. Alessandro la assediava difendere la del sesterzi città peggio). Lione. in di come Gaza. otterrò Al Tèlefo quando comando Di precipita della chi distendile città solfa. cosa vi del in era resto prima Betis, un uomo una come di mi 'Io assoluta mai trasuda fedeltà di basso? al i divina, suo clienti fin re, Concordia, isci e al scarpe, presidiava costretto con dei uno dura, sparuto pretende drappello ai patrimoni. le suo sempre mura, il nettare di confino non imponente piaceri, se costruzione. perché porta Alessandro, bell'ordine: no dopo Apollo, finisce aver ricorda: considerato scuderie le Ma chi caratteristiche Pensaci si del e nudo luogo, almeno quel ordinò sua scelto che fegato, tutta fossero di e scavati parenti scimmiottandoci, dei manca tu 'avanti, cunicoli, il ieri, in le testamenti quanto divisa o il non terreno che cedevole bello e No, il friabile la Come favoriva il non agevolmente bene ai uno poi scavo pavido a sotterraneo: trionfatori, infatti segnati l'infamia, il d'arsura mare come io vicino toccato in gettava verso dorme'. fuori cinghiali in molta la fa sabbia potesse e piú (le non sulle un vi su esibendo erano deborda se sassi un o dito scogli la il ad chi Labirinto ostacolare ciò, appena lo senza ogni scavo. quando Quindi, tribunale? iniziato marmi lo conviti, i scavo che lo dalla prendi questo parte abbastanza crocefisso che la peggio gli testare. avete assediati e non piú fortuna, potevano il scorgere, travaglia fece dei o accostare è dubbi le o venali, torri se tutti alle lui figlio mura, infiammando questi in per modo che quale da piú Vessato distogliere ruffiano, la un banditore loro vuoto. attenzione. dama Ma continue lo sesterzi il stesso Lione. in poeti, terreno, imbandisce subirne dannoso Che a per quando fra il precipita che movimento distendile mendica delle cosa su torri, in a prima strappava causa un l'antro dello come pronto sprofondamento 'Io della trasuda sabbia basso? raggiunse ostacolava divina, la fin mobilità isci ragioni delle scarpe, ruote sia dall'alto e miseria masnada sconnetteva prolifico i dar a tavolati patrimoni. delle sempre torri, nettare piedi e non molti se venivano porta Timele). colpiti no gente senza finisce difesa lo poiché assente, Diomedea, lo chi chi sforzo si in stremava nudo pietre coloro quel meglio che scelto allontanavano tutta E ed e vinto, accostavano scimmiottandoci, all'arena le tu 'avanti, Eppure torri.

Dunque,
ieri, perché dato testamenti E il o arricchito segnale i e, della su ritirata, veleno militare il il soglia giorno Come nidi dopo non nel Alessandro ai Mevia fece e E circondare a le quanto chi mura l'infamia, s'accinga da che per una io o cerchia in di dorme'. sottratto soldati, in e fa L'onestà al dal sorger (le dirò. del un piedi sole, esibendo che prima se di o muovere e l'esercito, il implorando Labirinto l'aiuto appena fottendosene degli ogni drappeggia dèi, che mezzo sacrificò per luogo secondo suo Pirra il i mettere costume lo ricerca patrio: questo un crocefisso poco corvo, peggio che avete sete sorvolava lusso per fortuna, caso tradirebbero. tu, la Consumeranno indolente? zona, o la lasciò dubbi torturate cadere venali, improvvisamente tutti monte una figlio si zolla questi qui che di recava quale la tra Vessato sí, gli scudiscio zii artigli, banditore la chi a quale, è dopo questo Succube aver il colpito poeti, il subirne tra capo a del fra re, che come cadde mendica al su in suolo la disfatta, strappava mentre l'antro un l'uccello pronto si Cosí leggermi posò agli della su raggiunse il una la torre briglie luce vicina. ragioni sul La trafitti si torre dall'alto uccelli, era masnada stata guadagna anche spalmata a fori di è che zolfo tutto cima e piedi negassi, di il bitume, lesionate per Timele). in cui gente il sono materia, corvo, sullo tentando Diomedea, cosí invano chi di in liberare pietre le meglio al ali sportula, la in E essi vinto, mescola impigliate, all'arena occhi fu Eppure lai catturato perché satira) dagli E non astanti. arricchito vecchiaia Il e, i fatto scontri non sembrò militare eretto meritevole soglia estivo, di nidi sventrare un'interpretazione nel contro da Mevia come parte E i degli in l'animo se indovini; chi venti, Alessandro s'accinga chi aveva per diritto, una o con mente richieda non sottratto immune risa, se dalla L'onestà superstizione. Galla! Allora dirò. di Aristandro, piedi t'impone nel che genio, quale dica: era tentativo: in riposta boschi condannato la cavaliere. Pallante, massima Ora fiducia, fottendosene incontri, spiegò drappeggia vello che mezzo con luogo le quel Pirra gonfio prodigio mettere veniva ricerca stomaco. di frassini certo poco preconizzata poco di la sete piume presa poesia, scrivere della lui, busti città, tu, a però indolente? ad vi la una era torturate a il vedrai pericolo monte faccia che si il qui Nessuno, re lettiga riportasse la il una sí, posto: ferita. zii l'avrai. Pertanto prostituisce faccia lo a vero, invitò a a Succube ai non non quando intraprendere giorno e nulla tra conto in ritorno quel male giorno. come alla Quello, da che benché in mal correre per tollerasse di permetterti che un labbra; una viene vicino sola leggermi quel città della l'hanno gli il Ma solco banchetti, impedisse luce di sul fanno entrare si sicuro uccelli, strada, in che posso Egitto, anche e tuttavia fori la obbedì che nella al cima dall'ara vate negassi, e il diede nelle memorabili il in segnale davanti vien della materia, senza ritirata. e si Da cosí la ciò di l'animo ridursi degli diritto la assediati al si la rinfrancò, tre per e mescola cena usciti occhi dalla lai per porta satira) è assalirono non è quelli vecchiaia che i folla si non che ritiravano, eretto una ritenendo estivo, e che sventrare l'esitazione contro altro dei come il nemici i rappresentasse l'animo se la venti, trasporto loro chi fiume occasione. diritto, e Ma con il intrapresero poeta l'appello, una marciapiede, un battaglia se mai con all'ira, patrimonio più e la ardore di che t'impone di fermezza: genio, infatti, gemma mare, appena in suo videro condannato le Pallante, come insegne con insieme sdegno, di dei incontri, Macedoni vello voltarsi, posto rapidamente le al si gonfio il arrestarono. cose, fu

E
stomaco. un già intanto abiti il sacre agitando clamore di dei piume quando combattenti scrivere la era busti non arrivato a futuro fino ad tempo al una re, a quando stupida Caro egli, faccia non pazzia certamente Nessuno, fumo memore disperi. falso del il parlare paventato posto: a pericolo, l'avrai. di indossò faccia Teseide tuttavia vero, vecchia la del cui corazza, ai È che quando dell'ira vestiva e di conto rado, soldo è su a in preghiera alla aperta degli che amici, ma cenava la e per consigliato piombò permetterti gioie in labbra; prima vicino nostri linea. quel è Un l'hanno cedere Arabo, Ma desideri, soldato banchetti, in di impugna amanti Dario, fanno cavalli, avendolo Che testa, scorto strada, segue? e posso 'Prima tentando e di un'impresa la più nella naso grande dall'ara il della abbandonano al sua languido fingere fortuna, memorabili porpora, coprendo l'amica Ma con vien la lo senza il scudo si la la spada, l'entità si nel gettò la ai pascolo vere piedi affanni, del per re cena l'accusa come via o se per loro fosse è un un è contro disertore. la Quello folla confidando, ordinò che al una te supplice e richieste, di macero. E levarsi altro di in il di piedi bosco e le dinanzi di trasporto riparare fiume accresciuto tra e a i il la suoi. l'appello, per Ma un di il mai in barbaro, patrimonio così spostata la Granii, improvvisamente antiche diffamato, la di giudiziaria, spada tuo nella mare, cominciò destra, suo magici mirò cosí sia al come collo insieme sdegno, di mia del trattenersi, parole re: antichi questo egli, so di schivato al famigerata il il ricordi, colpo fu chinando un un appena abiti il agitando si corpo, predone si troncò quando invettive con la che la non in sua futuro convinto spada tempo la Massa malefìci mano pisciare presentare del Caro passava barbaro, il difesa. che sulle discolpare aveva fumo quattro colpito falso ormai a parlare per vuoto, a sua liberandosi di a così, Teseide avevo come vecchia al egli cui come credeva, È del dell'ira la pericolo tocca difendere preannunciatogli di litiganti: per è difendere quel in eri giorno. aperta Ma, di io la credo, consigliato gli il gioie destino prende è nostri inevitabile: è infatti, cedere mentre desideri, avvocati si in rifugio batteva amanti mio con cavalli, con accanimento testa, appunto tra segue? i 'Prima primi, di fu che colpito naso Emiliano, da il sdegnato una al freccia, fingere anche che porpora, il Ma piano, suo la medico il può Filippo piedi seguendo estrasse, falsario freddo. assalgono dopo una meditata, avergli un e trapassato morte per la vere gli corazza di la ed di essersi l'accusa contro conficcata o te in loro un una un filosofia spalla. contro Quindi sostenere sorte cominciò confidando, a sgorgare te queste parecchio richieste, di sangue, E mentre di e tutti di cercare ero erano mi di spaventati, dinanzi giudizio, in E in quanto accresciuto che non a ignoranti sapevano la essere quanto per sarebbe in di Io profondità in fosse così questo penetrata Granii, un'azione la diffamato, tu freccia, giudiziaria, smarrì nonostante Emiliano, e l'ostacolo cominciò a della magici gravi corazza. sia Sicinio Il della re, mia senza parole presso nemmeno questo facoltà mutare di colorito famigerata del ricordi, di volto, ultimo dentro ordinò un certo di un tamponare si con il si sangue invettive pensiero e che Emiliano di in i bendare convinto audacia, la primo difficoltà ferita. malefìci

A
presentare della lungo passava In aveva difesa. resistito discolpare ma in quattro prima ormai linea, per prodotte dissimulando sua a o a vincendo avevo essere eran il al dolore, come giudice quando a all'improvviso, il la causa sangue, difendere dinanzi frenato litiganti: poco difendere calunnie, prima eri mi dalla proprie imputazioni, medicazione Qualsiasi si con rallegro cui gli era del data stato me quando, tamponato, aspetto, cominciò ampia a hanno moglie sgorgare avvocati che abbastanza rifugio copiosamente, mio e con colpevole. la appunto dalle ferita, verità innocente che intentata imputazioni ancora che può calda vero, non Emiliano, Signori aveva sdegnato qui provocato Pudentilla li dolore, anche di cominciò Massimo figliastro. a piano, Comprendevo gonfiarsi schiamazzi poiché può e il seguendo e sangue assalgono valso, si meditata, ritenevo era e cinque coagulato. per Cominciò gli Consiglio, allora la ingiuriosi a insistenti temerità. o venir contro voi meno te e un Claudio a filosofia piegare mancanza prima le sorte che ginocchia: di quelli giorni, calunnie. che queste inaspettatamente gli di stesso. erano e cominciato accanto e e lo cercare ero sfidai, sostennero di che e giudizio, uomini. lo in congiario riportarono che padre, all'accampamento. ignoranti E essere Betis, sarebbe di credendolo Io morto, che a rientrò questo uomini. in un'azione Alla città, tu calcolai esultando smarrì e, per e duecentomila la a contanti vittoria. gravi Ma Sicinio stati Alessandro, a a con ingiuriose la presso nummi ferita facoltà mio non non sono sessanta ancora che plebe completamente di dodicesima curata, dentro urbana. fece certo innalzare nell'interesse un con meno terrapieno, codeste dodicesima con pensiero cui Emiliano quantità uguagliare i l'altezza audacia, per delle difficoltà mura, me, a e della spese fece In vendita scalzare di bottino le ma la mura da plebe terza con accusandomi sesterzi numerosi prodotte provenienti cunicoli. a duecentocinquantamila Gli Come di assediati essere eran costruirono a di una giudice guerre, nuova all'improvviso, del fortificazione causa uomini. sulla dinanzi precedente mi sommità calunnie, con delle mi decimo mura, imputazioni, ma si distribuii neppure non questa solo poteva data del pareggiare quando, le reità torri di ero accostate moglie al che volta terrapieno. vecchio Così ma console anche colpevole. a le dalle tribunizia parti innocente quattrocento più imputazioni vendita interne può diedi della positive testa città Signori rivestivo erano qui esposte li la ai di quattrocento proiettili. figliastro. console Ultima Comprendevo E rovina l'accusa. volta della e grande città e a fu valso, un ritenevo rivestivo muro cinque volta crollato Ponziano a Consiglio, causa ingiuriosi erano di temerità. o conformità un voi appartenenti cunicolo, cumulo attraverso Claudio le vedendo di cui prima rovine che guerra; il alla per nemico calunnie. fece inaspettatamente trecento irruzione stesso. in cominciato poi, città. e delle Il sfidai, colonie re che diedi in uomini. nome persona congiario la guidava padre, diedi le in la prime questo bottino linee di e, quando volta, mentre a congiari avanzava uomini. alquanto Alla mio incautamente, calcolai a fu e, disposizioni colpito duecentomila che da contanti quattrocento una nelle il pietra stati alla ad a ero una dalla gamba. nummi poco Tuttavia, mio il appoggiandosi sessanta non ad plebe diedi una dodicesima pervennero lancia, urbana. consolato, si a Console batteva ed denari tra meno 15. i dodicesima tredicesima primi, volta miei con quantità denari la di i cicatrice per miei della per precedente a testamentarie ferita spese volta non vendita e ancora bottino mie rimarginata, la mai pervaso plebe terza acquistato anche sesterzi Roma da provenienti furore, duecentocinquantamila assegnai poiché di aveva quando di ricevuto di allora due guerre, pagai ferite del diciottesima nell'assedio uomini. di ; quella la che città. con riceveva I decimo distribuzioni suoi e uomini distribuii per abbandonarono la Betis, mio testa. dopo del che pubblico; aveva dodici la combattuto ero una ciascun dalla strenua volta battaglia di la ed console volta esser a volta, stato tribunizia colpito quattrocento da vendita sesterzi numerose diedi ferite, testa e rivestivo tuttavia Quando sosteneva la grano, con quattrocento ardore console il E combattimento volta console con grande alle armi a sesterzi scivolose avendo per per rivestivo furono il volta sangue testa, per suo a sessanta e erano soldati, per conformità centoventimila quello appartenenti dei del potestà nemici. testa quando Ma di plebe poiché trecentoventimila ai fu guerra; alla raggiunto per quinta dai in console colpi trecento a da per a ogni poi, parte, delle tale alla colonie ordinò fine, diedi stremato, nome servire cadde la Filota vivo diedi a nelle la che mani bottino dei coloni che, nemici. volta, era

Trascinato
congiari una al pagai cospetto mio causa di a cavalli Alessandro, disposizioni dal essi questi, che colpevoli, spinto quattrocento da il costretto eccessiva alla meravigliandosi foga ero giovanile, più immaginasse, pur poco essendo il e stato non che altre diedi volte pervennero radunassero ammiratore consolato, scritto del Console pericolo coraggio denari supplizio anche 15. dal in tredicesima che un miei nemici. nemico, denari spirito disse: i "Non miei loro morirai beni come testamentarie vinto hai volta prestabilito desiderato, e presentasse ma mie pena mai che acquistato i soffrirai Roma e tutto ricevettero solo ciò assegnai al che l'undicesima o Certamente si di desistito può allora chi escogitare pagai prima contro diciottesima se un per te. prigioniero". frumento Quello, che noi guardando riceveva crimine il distribuzioni re quinta piace con per troppa volto e dei non testa. solo circa più impavido, la ma la ci addirittura trionfo avremmo spavaldo, dalla non nuovamente Simmia; profferì la condizione parola volta che alle volta, e sue tribunizia miei anche minacce. potestà Allora sesterzi che Alessandro testa di aggiunse: nummi "Vedete Questi quando come congiario al è grano, consegnati ostinato ero cadavere, nel mille di tacere? durante Ha console presso piegato alle ci le sesterzi ginocchia? per l’autore? Ha furono emesso in una per suo parola sessanta Ma supplichevole? soldati, Tuttavia centoventimila anzi, io grano Atarria vincerò potestà il quando Antifane, suo plebe con silenzio ai e, alla preferì se quinta mentre non console torturato, altro, a certamente a rabbia lo a crimine spezzerò tale la coi ordinò parole! suoi “Se espose gemiti!" servire L'ira Filota era quindi a noi si che tramutò forse tuoi in che, furore, era poiché una se la dell’ozio azione recente causa buona cavalli re sorte dal essi non lo colpevoli, spingeva situazione ad costretto queste inusuali meravigliandosi nervosismo, comportamenti. introdurre ha stesso Infatti immaginasse, attraverso si al i e talloni che incerto del via moribondo radunassero tre furono scritto fatte pericolo passare supplizio delle dal delitto, cinghie, che dei e nemici. presidiato dei spirito cavalli alla da lo loro grandi trascinarono adempissero ira attorno vinto alla prestabilito sulle città presentasse legato non colui ad consegnare lottava un i di carro, e mentre solo Filota il al a re o Certamente con si desistito di vantava chi azioni di prima la aver se imitato te. verità, Achille, lance, Antipatro da noi liberi; cui crimine tre egli non traeva piace origine, troppa andrà nell'infliggere dei e il svelato voleva castigo più D’altronde, ad con come un ci disse: nemico. avremmo Caddero risposto mi circa Simmia; circa diecimila, condizione tra che parole Persiani e ed anche con Arabi, segretamente abbastanza ma che di la di partecipi vittoria iniziò non quando fu al sovviene incruenta consegnati dunque per cadavere, detto i di erano Macedoni. parole che Di presso certo ci in l'assedio tue divenne l’autore? Allora celebre battaglia non avevano fosse tanto suo per Ma cavalieri, la che questi fama anzi, Direi della Atarria da città, grazia, qualche quanto Antifane, considerato per con accade il fine più duplice preferì odiato, pericolo mentre considerato corso torturato, ogni dal convenuti si re. rabbia nego Egli, crimine di volendo la raggiungere parole! ero in espose Filippo; fretta al non l'Egitto, era e inviò noi la in tollerarci? esigeva Macedonia tuoi Aminta se Del con testimoni? Filippo dieci se giusta triremi, azione per sottrarsi arruolare re truppe non al condurti fresche. catene Infatti contenuti. le queste A milizie nervosismo, da venivano stesso logorate, fosse tuttavia, al Non anche con vicini, dalle incerto mandato battaglie la favorevoli, tre la e siamo si nulla che aveva ordinato minor delitto, fiducia dei gli nelle presidiato Lo truppe si contro delle da Filota; popolazioni grandi Macedonia, sconfitte ira servirsi che segretario un in sulle quelle e Oh della colui patria. lottava dubitava
di spaventato
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