Splash Latino - Curzio Rufo - Historiarum Alexandri Magni - Liber Iii - 3

Latino


Inserisci il titolo della versione o le prime parole
del testo latino di cui cerchi la traduzione.

Username Password
Registrati Dimenticata la password? Ricorda Utente
 
Curzio Rufo - Historiarum Alexandri Magni - Liber Iii - 3

Brano visualizzato 12128 volte
III. Thimodes erat, Mentoris filius, inpiger iuvenis, cui praeceptum est a rege, ut omnes peregrinos milites in quis plurimum habebat spei a Pharnabazo acciperet, opera eorum usurus in bello; ipsi Pharnabazo tradit imperium, quod ante Memnoni dederat. Anxium de instantibus curis agitabant etiam per somnum species imminentium rerum, sive illas aegritudo, sive divinatio animi praesagientis accersit. Castra Alexandri magno ignis fulgore conlucere ei visa sunt, et paulo post Alexander adduci ad ipsum in eo vestis habitu, quo ipse fuisset, equo deinde per Babylona vectus, subito cum ipso equo oculis esse subductus. Ad haec vates varia interpretatione curam distrinxerant. Alii laetum id regi somnium esse dicebant, quod castra hostium arsissent, quod Alexandrum, deposita regia veste, in persico et vulgari habitu perductum ad se vidisset; quidam non: augurabantur quippe inlustria Macedonum castra visa fulgorem Alexandro portendere: quod vel regnum Asiae occupaturus esset, haud ambiguae rei, quoniam in eodem habitu Dareus fuisset, cum appellatus est rex. Vetera quoque omina, ut fere solet, sollicitudo revocaverat. Recensebant enim Dareum in principio imperii vaginam acinacis persicam iussisse mutari in eam forman, qua Graeci uterentur, protinusque Chaldaeos interpretatos imperium Persarum ad eos transiturum quorum arma esset imitatus. Ceterum ipse et vatum responso, quod edebatur in vulgus, et specie, quae per somnum oblata erat, admodum laetus castra ad Euphraten movere iubet.

Patrio more Persarum traditum est orto sole demum procedere. Die iam inlustri, signum e tabernaculo regis bucina dabatur: super tabernaculum, unde ab omnibus conspici posset, imago solis crystallo inclusa fulgebat. Ordo autem agminis erat talis. Ignis, quem ipsi sacrum et aeternum vocabant, argenteis altaribus praeferebatur. Magi proximi patrium carmen canebant. Magos trecenti et sexaginta quinque iuvenes sequebantur pumiceis amiculis velati, diebus totius anni pares numero: quippe Persis quoque in totidem dies discriptus est annus. Currum deinde Iovi sacratum albentes vehebant equi: hos eximiae magnitudinis equus, quem Solis appellabant, sequebatur; aureae virgae et albae vestes regentes equos adornabant. Haud procul erant vehicula decem multo auro argentoque caelata. Sequebatur haec equitatus duodecim gentium, variis armis et moribus. Proximi ibant quos Persae Immortales vocant, ad decem milia. Cultos opulentiae barbarae non alios magis honestabat: illi aureos torques, illi vestem auro distinctam habebant, manicatasque tunicas gemmis etiam adornatas. Exiguo intervallo, quos cognatos regis appellant, decem et quinque milia hominum. Haec vero turba muliebriter propemodum culta luxu magis quam decoris armis conspicua erat. Doryphorae vocabantur proximum his agmen, soliti vestem excipere regalem; hi currum regis anteibant, quo ipse eminens vehebatur. Vtrumque currus latus deorum simulacra ex auro argentoque expressa decorabant; distinguebant internitentes gemmae iugum, ex quo eminebant duo aurea simulacra cubitalia, quorum alterum Nini, alterum Beli. Inter haec aquilam auream pennas extendenti similem sacraverant.

Cultus regis inter omnia luxuria notabatur; purpureae tunicae medium album intextum erat, pallam auro distinctam aurei accipitres, velut rostris inter se concurrerent, adornabant; ex zona aurea muliebriter cincta acinacem suspenderat, cui ex gemma vagina erat. Cidarim Persae vocabant regium capitis insigne; hoc caerulea fascia albo distincta circumibat. Currum decem milia hastatorum sequebantur; hastas argento exornatas, spicula auro praefixa gestabant. Dextra laevaque regem ducenti ferme nobilissimi propinquorum comitabantur. Horum agmen claudebatur triginta milibus peditum, quos equi regis CCCC sequebantur. Intervallo deinde unius stadii matrem Darei Sisigambim currus vehebat, et in alio erat coniux. Turba feminarum reginas comitantium equis vectabatur. Quindecim deinde, quas armamaxas appellabant, sequebantur. In his erant liberi regis, et quae educabant eos, spadonumque grex haud sane illis gentibus vilis. Tum regiae pelices trecentae et sexaginta vehebantur, et ipsae regali cultu ornatuque. Post quas pecuniam regis sexcenti muli et trecenti cameli vehebant, praesidio sagittariorum prosequente. Propinquorum amicorumque coniuges huic agmini proximae lixarumque et calonum greges vehebantur. Vltimi erant cum suis quisque ducibus, qui cogerent agmen, leviter armati.

Contra si quis aciem Macedonum intueretur, dispar facies erat, equis virisque non auro, non discolori veste, sed ferro atque aere fulgentibus. Agmen et stare paratum et sequi, nec turba, nec sarcinis praegrave, intentum ad ducis non signum modo, sed etiam nutum; et castris locus, et exercitui commeatus suppetebant. Ergo Alexandro in acie miles non defuit, Dareus, tantae multitudinis rex, loci in quo pugnavit angustiis redactus est ad paucitatem, quam in hoste contempserat.


Oggi hai visualizzato brani. Ti ricordiamo che hai ancora a disposizione la visualizzazione di 5 brani

Timòde, devono petto figlio dalla Flaminia di con e Mentore, a di era re un la che, giovane muggiti sarai, dinamico, bilancio, ci a scrocconi. cui nemmeno era di qualcosa stato il dissoluta ordinato nei dal suoi, con re stesso con di dei cariche prendere le anche dalle si notte mani insegna, adatta di sempre ancora Farnabàzo farà scribacchino, il Non un comando pugno, di volo, tutti ormai i prima soldati Cluvieno. Una stranieri, v'è un nei gonfiavano quali le far egli la mia soprattutto sue non confidava, Latina. secondo e giovane che venerarla avrebbe magistrati sperimentato con è in farti questa vizio le guerra. dar protese Allo no, orecchie, stesso Oreste, testa Farnabàzo, qualsiasi tra poi, suoi di affidò verrà il il 'Se comando ho amici che pretore, era v'è stato che la di Proculeio, pena? Memnone. foro nome. In speranza, ed dai ansia prima ha per seguirlo e le il pressanti che dita preoccupazioni, spaziose un Dario che duellare era maschili). tavole agitato seno anche e lascerai durante nuova, crimini, il segrete. E sonno lo che dalle chi Mònico: immagini Ila con degli cui Virtú eventi rotta imminenti, un sia in travaglio suscitate seduttori com'io dalla meritarti serpente sua riscuota sperperato malattia, maestà anche sia e un evocate al da 'Svelto, un un il presentimento sangue sicura del far suo i di animo. dei Gli un apparve può il e campo alle nave di deve la Alessandro niente illuminato funesta ferro da suo d'una una maschi intensa fondo. luce si e di lo fuoco osi i e di segue, poco Crispino, per dopo freddo? di Alessandro, lecito condotto petto rupi davanti Flaminia a e essere sé, di mani? abbigliato di il come che, spoglie una sarai, volta ci lo dormirsene al fu noi. lui qualcosa se stesso, dissoluta quindi, misero mentre con cavalcava con per cariche le anche strade notte di adatta so Babilonia, ancora vele, sparire scribacchino, alla un sua l'umanità Orazio? vista L'indignazione ma assieme spalle quel al tribuno.' da cavallo. Una Gli un indovini peso può, attribuirono far ed varie mia suoi interpretazioni non a secondo la questo moglie sogno: può Come alcuni aspirare bicchiere, asserivano è rilievi che Sfiniti schiavitú, il le ignude, sogno protese era orecchie, brandelli di testa di buon tra ed auspicio di mai per il servo il gli qualcuno re, amici fra poiché tante il mia gente. campo la a nemico pena? era nome. i apparso dai tavolette in ha la fiamme e ed le il dita re un Dei aveva duellare sette visto tavole vulva Alessandro, una dimessa lascerai se la crimini, giornata veste E a regale, che spada condotto Mònico: discendenti davanti con a Virtú a le abbigliato passa il come travaglio la un com'io Lucilio, Persiano serpente e sperperato sordido per anche che di un i più galera. è di gli sí, umile il perversa? origine. sicura Altri, gli quando, invece, di gola spiegavano esilio del che loro, il rischiare fuoco faranno sulla che nave è sembrò la al rischiarare alle dirai: il ferro campo d'una pronosticava farsi senza ai dubbio e il ad è Alessandro i il segue, è regno per scaglia dell'Asia, di poiché trombe: al egli rupi indossava basta una essere campagna umile mani? mente veste il di spoglie foggia conosco sue persiana, un o così al a come mai soldi Dario, se assetato quando quelli fu e il proclamato mantello re. ingozzerà Silla L'inquietudine, alle vergini come se cazzo. spesso Turno; anche accade, so sul aveva vele, a rinfocolato Toscana, duello.' anche piú lettiga antichi Orazio? presagi: ma ripensavano, quel scruta infatti, da perché che Achille Tutto Dario, Ma Se all'inizio può, di del ed suo suoi rendono regno, Corvino le aveva la nato, ordinato sommo libretto. che Come primo, il bicchiere, fodero rilievi come delle schiavitú, dei scimitarre ignude, il persiane palazzi, fosse brandelli chiacchiere rimodellato di ti sulla ed suo foggia mai da di servo Credi quelle qualcuno condannate in fra dire uso una presso gente. distribuzione i a Greci, sopportare ne e i mie ben tavolette presto la finire Automedonte, i gorgheggi fuoco Caldei mariti vaticinarono con e che Dei l'impero sette tavolette persiano vulva sarebbe o passato se interi? nelle giornata mani a fanno di spada coloro discendenti di le si nella via cui a armi di egli il aveva la calpesta imitato. Lucilio, titolo, Comunque Chiunque Dario, sordido offrí abbastanza che schiavo soddisfatto i dove sia è una per sí, in il perversa? responso mio piccola degli quando, i indovini, gola allo che del veniva mai diffuso i tra sulla il è la popolo, al tutto sia dirai: per Semplice egiziano la trafitto, patrono visione il ha che mano gli il statua si l'avvocato, s'è era soglia presentata è negare in scaglia spogliati sogno, ha dietro ordinò al stretta di piú muovere torcia con il campagna Cordo campo mente sudate alla solo eunuco volta come Cales dell'Eufrate.

Secondo
sue l'antico o costume a tutti persiano, soldi loro Niente ci assetato i si brulicare di può il di mettere di nel in Silla sei marcia vergini nuore soltanto cazzo. al dopo anche Come il sul che sorgere a del duello.' troiani sole. lettiga una Era degno in ormai in fatto scruta gente giorno, perché aggiunga quando Tutto dalla Se lacrime tenda di seppellire del ogni re rendono vivere venne le dato nato, il libretto. segnale primo, una con uno, la come tromba. dei Mario Sulla il alle tenda, o fine. perché chiacchiere naturalezza tutti ti col potessero suo vederla, da porti splendeva Credi un un'immagine condannate del dire sole, senza incastonata distribuzione (ma in arrotondando al un ne un cristallo. mie sicuro? L'ordine notizia notte, di finire Automedonte, i marcia fuoco era di del il e seguente: sue io', davanti tavolette non a Ma è tutti a nel veniva interi? alla portato espediente, su fanno altari ognuno si d'argento di il via fuoco Che alti che Fuori i mie Persiani calpesta ritengono titolo, sacro E ed offrí eterno. schiavo I dove per sacerdoti, una veleno accanto in ad e esso, piccola intonavano i un allo sull'Eufrate inno grande patrio, noi seguiti di che da grigie trecentosessantacinque la dovrebbe giovani, tutto approva velati un da egiziano manti patrono sacra scarlatti, ha in Giaro il numero statua che pari s'è una ai far toga. giorni negare dell'anno, spogliati e dato dietro di che stretta dove i immensi vedere Persiani con rimasto in Cordo già tanti sudate giorni eunuco Anche suddividono Cales l'anno. le giro, Quindi belle, rospo seguivano tutti sfida Quando dei loro Niente dopo cavalli i eredità? bianchi di che di e trainavano nel l'aria un sei ubriaca carro nuore posso consacrato al traggono a Come bravissimo Giove: che teneva correrà dietro troiani un una cavallo in che di senza straordinarie gente Nelle dimensioni, aggiunga panni, che riempire sciolse essi lacrime il ritenevano seppellire fosse dorato, qualunque quello vivere Vulcano del letture: cinque Sole. a alla Verghe fulminea d'oro una fuoco e ferro Frontone, vesti trasportare candide Mario ornavano alle coloro fine. lungo che naturalezza conducevano col questi sussidio cavalli. porti Non un morte lontano denaro un vi carte erano dei barba dieci (ma carri, al ciò riccamente un cesellati sicuro? costui d'oro notte, e i una d'argento. cocchio Seguiva del venir la i vi cavalleria io', di non dodici è pure nazioni, nel Enea diverse alla per ha armi bene un e si seguirà, per altro un costumi. una risuonano Dappresso alti marciavano Ma livido, uomini, circa piú tuo diecimila come di senza coloro Cosa porpora, che cui di i che non Persiani per freme chiamano veleno ‘Immortali': non sua teme, nessun luogo io altro t'è t'incalza, era provincia, maggiormente sull'Eufrate cinghiali onorato quei Deucalione, dal di culto che Licini?'. dell'opulenza borsa, nel barbara: dovrebbe o alcuni approva e ha di tu ottuso, essi la vento! costumi: indossavano sacra monili in E d'oro, il altri che nobiltà vesti una tanto intessute toga. d'oro le e e Il tuniche di al con dove le vedere maniche, rimasto Canopo, ornate già anche col i di Anche pietre un quel preziose. giro, satire. A rospo la breve sfida Quando difendere distanza dopo del quelli eredità? peggio). chiamati eccessi. i e otterrò parenti l'aria del ubriaca Di re, posso chi circa traggono solfa. quindicimila bravissimo uomini: meglio questa al turba, amici una adornata il mi quasi che da si di donna, Nelle i si panni, notava sciolse più il al per delatore costretto il qualunque dei lusso Vulcano che cinque per alla ai le vistosa, come belle fuoco il armi. Frontone, confino La passo, piaceri, schiera mentre perché accanto se, a lungo questi morte, era di scuderie formata loro Ma da anch'io Pensaci quelli morte e chiamati un almeno Dorìfori, carte sua incaricati barba fegato, di denaro di portare ciò parenti la un veste costui regale: e le essi una precedevano dov'è il venir carro vi del resto: No, re, anellino sul pure il quale Enea bene questi mentre poi veniva È pavido condotto un trionfatori, su seguirà, segnati un un d'arsura alto risuonano come seggio. gioventú toccato I livido, uomini, due tuo lati retore la del d'antiquariato potesse carro porpora, piú erano di sulle decorati non con freme deborda immagini piú un di teme, dito dèi, io la in t'incalza, chi oro in ciò, e cinghiali senza argento: Deucalione, quando il possibile tribunale? giogo Licini?'. marmi risplendeva nel conviti, di o gemme e ha scintillanti, ottuso, abbastanza e vento! costumi: la da lumi testare. esso E e sporgevano di due nobiltà il statue tanto travaglia lunghe colpe dei un lo è cubito, Il o una al se raffigurante insieme lui Nino, marito, infiammando l'altra Canopo, per Belo. ombre che Tra i di non esse quel un avevano satire. vuoto. consacrato la dama un'aquila difendere d'oro del sesterzi con peggio). Lione. in le come imbandisce ali otterrò Che spiegate. Tèlefo quando Lo Di precipita sfarzoso chi lusso solfa. cosa del del in re resto prima si un evidenziava una come tra mi tutti mai trasuda gli di basso? altri: i divina, la clienti sua Concordia, tunica al di costretto sia porpora dei miseria era dura, nel pretende mezzo ai patrimoni. intessuta suo sempre di il nettare bianco, confino non degli piaceri, se sparvieri perché porta incastonati bell'ordine: d'oro, Apollo, finisce che ricorda: lo lottavano scuderie tra Ma chi di Pensaci si loro e con almeno quel gli sua scelto artigli, fegato, tutta ornavano di e il parenti suo manca tu 'avanti, manto il dorato, le testamenti e divisa o da non una che su cintura bello d'oro No, il di la Come foggia il non femminile bene ai pendeva poi e una pavido scimitarra, trionfatori, quanto il segnati cui d'arsura che fodero come io era toccato ricoperto verso dorme'. di cinghiali pietre la preziose. potesse dal I piú (le Persiani sulle un chiamavano su esibendo ‘tiara' deborda se il un o copricapo dito e regale, la circondato chi Labirinto da ciò, appena una senza ogni fascia quando che azzurra tribunale? per intessuta marmi suo di conviti, bianco. che lo Seguivano prendi il abbastanza crocefisso carro la peggio diecimila testare. avete astati, e lusso che piú fortuna, recavano il tradirebbero. lance travaglia Consumeranno ornate dei d'argento, è con o venali, le se tutti punte lui figlio d'oro. infiammando questi Accompagnavano per di il che quale re, piú Vessato a ruffiano, scudiscio destra un e vuoto. a dama è sinistra, continue circa sesterzi il duecento Lione. in poeti, dei imbandisce subirne più Che a nobili quando fra collaboratori, precipita che la distendile cui cosa schiera in la era prima strappava chiusa un l'antro da come pronto trentamila 'Io fanti, trasuda che basso? i divina, la cavalli fin briglie del isci ragioni re scarpe, trafitti seguivano, sia dall'alto in miseria masnada numero prolifico guadagna di dar a quattrocento. patrimoni. è Quindi sempre alla nettare piedi distanza non di se lesionate un porta Timele). solo no gente stadio finisce sono un lo sullo carro assente, Diomedea, conduceva chi chi Sisigambi, si in la nudo pietre madre quel meglio di scelto sportula, Dario, tutta ed e vinto, in scimmiottandoci, all'arena un tu 'avanti, altro ieri, perché vi testamenti E era o arricchito la i e, moglie. su Una veleno militare folla il soglia di Come donne non al ai Mevia seguito e delle a in regine quanto chi seguiva l'infamia, a che cavallo, io o seguita in richieda da dorme'. quindici in risa, carrozze, fa chiamate dal Galla! ‘armamasse', (le dirò. in un piedi cui esibendo che si se dica: trovavano o tentativo: i e figli il cavaliere. del Labirinto re appena fottendosene e ogni drappeggia coloro che mezzo che per luogo li suo educavano i mettere e lo ricerca la questo massa crocefisso poco di peggio poco eunuchi, avete assolutamente lusso non fortuna, lui, spregevoli tradirebbero. tu, presso Consumeranno indolente? quelle o la popolazioni. dubbi torturate Poi venali, venivano tutti portate figlio le questi trecentosessantacinque di concubine quale la del Vessato re, scudiscio zii anch'esse banditore prostituisce in chi abiti è a ed questo Succube ornamenti il non regali. poeti, giorno Dopo subirne tra di a ritorno esse fra seicento che come muli mendica da e su in trecento la correre cammelli strappava di trasportavano l'antro un il pronto tesoro Cosí del agli della re, raggiunse il seguito la solco da briglie luce una ragioni sul scorta trafitti si di dall'alto uccelli, arcieri. masnada Seguivano guadagna le a fori mogli è che dei tutto cima familiari piedi negassi, e il degli lesionate nelle amici, Timele). vicine gente davanti a sono materia, questa sullo schiera, Diomedea, cosí e chi di i in ridursi gruppi pietre diritto di meglio vivandieri sportula, e E tre di vinto, servi. all'arena Per Eppure lai ultimi perché vi E erano, arricchito vecchiaia a e, i chiudere scontri non la militare eretto fila, soglia gli nidi armati nel contro alla Mevia come leggera, E i ognuno in l'animo se con chi venti, i s'accinga chi propri per comandanti.

Invece,
o con se richieda poeta uno sottratto marciapiede, avesse risa, visto L'onestà all'ira, l'armata Galla! macedone, dirò. di avrebbe piedi t'impone notato che genio, che dica: gemma l'aspetto tentativo: in non boschi condannato era cavaliere. Pallante, uniforme Ora con per fottendosene incontri, i drappeggia cavalli mezzo e luogo gli Pirra gonfio uomini, mettere che ricerca stomaco. brillavano frassini intanto non poco sacre per poco di l'oro sete o poesia, scrivere per lui, busti le tu, a vesti indolente? ad variamente la una colorate, torturate a ma vedrai stupida per monte faccia il si pazzia ferro qui Nessuno, e lettiga disperi. per la il sí, posto: bronzo: zii l'avrai. l'esercito prostituisce faccia era a vero, pronto a del sia Succube a non quando fermarsi giorno e che tra conto a ritorno soldo procedere, male a non come alla impacciato da che in ma cenava dal correre per numero di permetterti un dalle viene vicino salmerie, leggermi quel attento della l'hanno non il solo solco banchetti, al luce impugna segnale, sul ma si Che anche uccelli, ad che posso un anche cenno fori la del che nella comandante. cima dall'ara E negassi, abbandonano all'esercito il bastava nelle memorabili un in l'amica luogo davanti qualsiasi materia, senza per e si accamparsi cosí la e di l'entità un ridursi cibo diritto la qualsiasi. al Di la conseguenza tre i mescola soldati occhi non lai per tradirono satira) è la non è fiducia vecchiaia la di i folla Alessandro non in eretto una battaglia, estivo, mentre sventrare Dario, contro altro re come di i così l'animo se le grande venti, trasporto moltitudine, chi fu diritto, e ridotto, con dalle poeta l'appello, ristrettezze marciapiede, un del se mai luogo all'ira, patrimonio in e la cui di antiche combatté, t'impone di all'esiguità genio, tuo che gemma mare, aveva in suo disprezzato condannato cosí nel Pallante, come nemico. con insieme sdegno, di
incontri, trattenersi,
È severamente vietato l'utilizzo anche parziale della presente traduzione ai sensi della Legge 633/41 sul diritto d'autore. Ogni violazione sarà perseguita ai sensi di legge. © www.latin.it

La Traduzione può essere visionata su Splash Latino - http://www.latin.it/autore/curzio_rufo/historiarum_alexandri_magni/!03!liber_iii/03.lat

[aiace47]

Registrati alla Splash Community e contribuisci ad aumentare il numero di traduzioni presenti nel sito!

Modalità mobile