Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - Tusculanae Disputationes - Liber Primus - 116

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Cicerone - Rhetorica - Tusculanae Disputationes - Liber Primus - 116

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116 his et talibus auctoribus usi confirmant causam rebus a diis inmortalibus iudicatam. Alcidamas quidem, rhetor antiquus in primis nobilis, acripsit etima laudationem mortis, quae constat ex enumeratione humanorum malorum; cui rationes eae quae exquisitius a philosophis colliguntur defuerunt, ubertas orationis non defuit. Clarae vero mortes pro patria oppetitae non solum gloriosae rhetoribus, sed etiam beatae videri solent. repetunt ab Erechtheo, cuius etiam filiae cupide mortem expetiverunt pro vita civium; Codrum, qui se in medios inmisit hostis veste famulari, ne posset adgnosci, si esset ornatu regio, quod oraculum erat datum, si rex interfectus esset, victrices Athenas fore; Menoeceus non praetermittitur, qui item oraculo edito largitus est patriae suum sanguinem; Iphigenia Aulide duci se immolandam iubet, ut hostium elicatur suo. veniunt inde ad propiora: XLIX. Harmodius in ore est et Aristogiton; Lacedaemonius Leonidas, Thebanus Epaminondas viget. nostros non norunt, quos enumerare magnum est: ita sunt multi, quibus videmus optabilis mortes fuisse cum gloria.


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[degiovfe] - [2013-02-13 10:29:10]

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