Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - Tusculanae Disputationes - Liber Primus - 109

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Cicerone - Rhetorica - Tusculanae Disputationes - Liber Primus - 109

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109 quantum autem consuetudini famaeque dandum sit, id curent vivi, sed ita, ut intellegant nihil id ad mortuos pertinere. Sed profecto mors tum aequissimo animo oppetitur, cum suis se laudibus vita occidens consolari potest. nemo parum diu vixit, qui virtutis perfectae perfecto functus est munere. multa mihi ipsi ad mortem tempestiva fuerunt. quam utinam potuissem obire! nihil enim iam adquirebatur, cumulata erant officia vitae, cum fortuna bella restabant. quare si ipsa ratio minus perficiet, ut mortem neglegere possimus, at vita acta perficiat, ut satis superque vixisse videamur. quamquam enim sensus abierit, tamen suis et propriis bonis laudis et gloriae, quamvis non sentiant, mortui non carent. etsi enim nihil habet in se gloria cur expetatur, tamen virtutem tamquam umbra sequitur.


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[alessiaprincipessa] - [2009-06-15 11:41:53]

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[degiovfe] - [2013-02-13 07:57:51]

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