Splash Latino - Cicerone - Rhetorica - Tusculanae Disputationes - Liber Primus - 86

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Cicerone - Rhetorica - Tusculanae Disputationes - Liber Primus - 86

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86 Pompeio, nostro familiari, cum graviter aegrotaret Neapoli, melius est factum. coronati Neapolitani fuerunt, nimirum etiam Puteolani; volgo ex oppidis publice gratulabantur: ineptum sane negotium et Graeculum, sed tamen fortunatum. utrum igitur, si tum esset extinctus, a bonis rebus an a malis discessisset? certe a miseris. non enim cum socero bellum gessisset, non inparatus arma sumpsisset, non domum reliquisset, non ex Italia fugisset, non exercitu amisso nudus in servorum ferrum et manus incidisset, non liberi defleti, non fortunae omnes a victoribus possiderentur. qui, si mortem tum obisset, in amplissimis fortunis occidisset, is propagatione vitae quot, quantas, quam incredibilis hausit calamitates! XXXVI. haec morte effugiuntur, etiamsi non evenerunt, tamen, quia possunt evenire; sed homines ea sibi accidere posse non cogitant: Metelli sperat sibi quisque fortunam, proinde quasi aut plures fortunati sint quam infelices aut certi quicquam sit in rebus humanis aut sperare sit prudentius quam timere.


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[robertaconte] - [2010-08-25 19:04:27]

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del sia,
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[degiovfe] - [2013-02-12 17:59:55]

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