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Cicerone - Rhetorica - De Oratore - Liber Iii - 5

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[V] [17] Vt igitur ante meridiem discesserunt paulumque requierunt, in primis hoc a se Cotta animadversum esse dicebat, omne illud tempus meridianum Crassum in acerrima atque attentissima cogitatione posuisse seseque, qui vultum eius, cum ei dicendum esset, obtutumque oculorum in cogitando probe nosset atque in maximis causis saepe vidisset, tum dedita opera quiescentibus aliis in eam exedram venisse, in qua Crassus posito lectulo recubuisset, cumque eum defixum in cogitatione esse sensisset, statim recessisse atque in eo silentio duas horas fere esse consumptas. Deinde cum omnes inclinato iam in posmeridianum tempus die venissent ad Crassum, "quid est, Crasse," inquit Iulius "imusne sessum? Etsi admonitum venimus te, non flagitatum." [18] Tum Crassus "an me tam impudentem esse existimatis, ut vobis hoc praesertim munus putem me diutius posse debere?" "Quinam igitur" inquit "ille locus? An in media silva placet? Est enim is maxime et opacus et frigidus." "Sane," inquit Crassus "etenim est in eo loco sedes huic nostro non importuna sermoni." Cum placuisset idem ceteris, in silvam venitur et ibi magna cum audiendi exspectatione considitur.

[19] Tum Crassus "cum auctoritas atque amicitia vestra tum Antoni facilitas eripuit" inquit "mihi in optima mea causa libertatem recusandi: quamquam in partienda disputatione nostra, cum sibi de eis, quae dici ab oratore oporteret, sumeret, mihi autem relinqueret, ut explicarem, quem ad modum illa ornari oporteret, ea divisit, quae seiuncta esse non possunt. Nam cum omnis ex re atque verbis constet oratio, neque verba sedem habere possunt, si rem subtraxeris, neque res lumen, si verba semoveris. [20] Ac mihi quidem veteres illi maius quiddam animo complexi plus multo etiam vidisse videntur, quam quantum nostrorum ingeniorum acies intueri potest, qui omnia haec, quae supra et subter, unum esse et una vi atque [una] consensione naturae constricta esse dixerunt; nullum est enim genus rerum, quod aut avulsum a ceteris per se ipsum constare aut quo cetera si careant, vim suam atque aeternitatem conservare possint.

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[degiovfe] - [2013-03-03 09:39:10]

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